Su una collina conosciuta come Göbekli Tepe ("collina panciuta" in turco), nella Turchia sud-orientale, si erge una delle scoperte archeologiche più sorprendenti degli ultimi decenni. Non si tratta di un insediamento urbano o di una città, ma di una serie di strutture monumentali erette più di 11.000 anni fa, durante il Neolitico preceramico, che hanno rivoluzionato tutto ciò che si sapeva sulle origini della civiltà.
Il santuario più antico del mondo
Gli scavi sono iniziati sotto la direzione dell'archeologo tedesco Klaus Schmidt, che lo ha descritto come il "primo tempio del mondo", un luogo di culto di gran lunga precedente alle piramidi d'Egitto e a Stonehenge in Inghilterra.
Per Schmidt e altri specialisti, Göbekli Tepe dimostra che la spiritualità e l'organizzazione rituale hanno preceduto l'agricoltura e la vita sedentaria, ribaltando la logica precedentemente accettata.
Il sito è costituito da cerchi concentrici di enormi pilastri di calcare a forma di T, alcuni alti fino a cinque metri e pesanti oltre 10 tonnellate. Queste colonne sono sorprendenti sia per le loro dimensioni che per i rilievi scolpiti, che raffigurano animali come volpi, cinghiali, avvoltoi, serpenti e simboli astratti. Si ritiene che queste immagini avessero un significato rituale o mitologico, sebbene la loro interpretazione rimanga oggetto di dibattito.
La cosa più sconcertante è che, in un'epoca in cui gli utensili metallici e la ruota non erano ancora stati inventati, le comunità di cacciatori-raccoglitori sono riusciti a spostare, scolpire ed erigere queste masse di pietra con una pianificazione e una cooperazione sociale straordinarie.
Per questo motivo, Göbekli Tepe dimostra che i legami spirituali e religiosi potrebbero essere stati la forza trainante che ha spinto i primi gruppi umani a organizzarsi e, in ultima analisi, a gettare le basi della civiltà.
Tra mito, archeologia e patrimonio
Gli scavi hanno dimostrato che Göbekli Tepe non è mai stato utilizzato come spazio domestico: non ci sono resti di abitazioni permanenti, ma ci sono prove di banchetti collettivi, rituali e sacrifici. Gli archeologi ritengono che possa aver funzionato come santuario d'incontro per diversi gruppi nomadi della regione, un luogo di pellegrinaggio dove i legami sociali venivano rafforzati e le credenze comuni condivise.
Il sito nasconde anche un altro mistero: intorno all'8000 a.C., le strutture sono state intenzionalmente sepolte sotto tonnellate di terra e detriti. Il motivo di ciò è sconosciuto, sebbene questo fatto abbia permesso la sua eccezionale conservazione fino alla sua moderna riscoperta.
Oggi, solo una parte è stata scavata. Si stima che oltre l'80% del sito rimanga inesplorato, il che promette future rivelazioni.
Il suo valore storico risiede non solo nella sua antichità, ma anche nel suo impatto sulla nostra comprensione della preistoria. Prima di Göbekli Tepe, si pensava che i templi fossero emersi in seguito al consolidamento delle società agricole. Questa scoperta ribalta questa ipotesi: sono stati gli spazi rituali a favorire la cooperazione su larga scala e, con essa, lo sviluppo di comunità più stabili.
Riconosciuto dall'Unesco e dichiarato Patrimonio dell'Umanità nel 2018 come eccezionale testimonianza della creatività e della spiritualità umana, Göbekli Tepe è diventato un punto di riferimento mondiale. La Turchia lo ha inoltre protetto con moderne strutture di conservazione e un centro visitatori che avvicina il pubblico alla meraviglia di queste antiche pietre.
Oltre all'archeologia, Göbekli Tepe evoca un fascino culturale e quasi mitico. Il sito è stato descritto come "la culla della religione" e "la culla degli dei", rafforzando l'idea che su questa collina sia iniziato un nuovo capitolo per l'umanità: la transizione da semplici gruppi nomadi a comunità organizzate da uno scopo comune.
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