La città di Rjukan: quando il sole non arriva, ci pensano gli specchi

Storia, tecnologia e vita in un luogo dove la luce è un dono: è Rjukan in Norvegia, che trascorre metà anno al buio.
rjukan norvegia
Unsplash

C’è un punto preciso, in fondo alla valle di Vestfjordalen - in Norvegia - dove la luce si spegne. Il sole scompare dietro le montagne e non torna più per mesi. In questo modo le case di legno restano immerse in un crepuscolo perenne, e la vita scorre lenta tra nebbie e riflessi pallidi. Poi, un giorno d’inverno accade qualcosa: un raggio luminoso, improvviso, attraversa l’aria e si posa sulla piazza. È il risultato di un’idea visionaria che ha dato vita alla storia della città di Rjukan e dei suoi specchi.

Dove si trova Rjukan?

Per comprendere la natura di questa città e il suo stile di vita unico, è necessario far lavorare l’immaginazione e dare vita ai contorni di una valle stretta, scolpita dai ghiacciai, dove le montagne sembrano toccarsi. Rjukan si trova nella Norvegia meridionale, più precisamente nella contea di Telemark, oggi parte del comune di Tinn. Qui, a circa 180 chilometri da Oslo (una delle mete turistiche più rilassanti in Europa) sorge una cittadina nata all’inizio del Novecento come avamposto industriale della Norsk Hydro, tra cascate impetuose e centrali idroelettriche.

Pubblicità

Rjukan è un luogo letteralmente incastonato nella roccia. La montagna Gaustatoppen, con i suoi 1883 metri, incombe sul paese e ne oscura il sole per quasi metà dell’anno. Questo vuol dire che, da settembre a marzo, la luce diretta non riesce a raggiungere il fondovalle. Il sole rimane sospeso sopra la cresta, e l’abitato resta immerso in un chiarore diffuso, in un tramonto senza fine.

La sua posizione, un tempo scelta per sfruttare la potenza dell’acqua e produrre fertilizzanti, ha imposto un prezzo alto da pagare: un inverno senza luce. Eppure, proprio questa situazione estrema ha reso Rjukan un laboratorio umano e tecnologico unico, dove la necessità di sopravvivere ha generato una straordinaria invenzione.

inverno con neve a rjukan norvegia
Unsplash

Come arrivare a Rjukan in Norvegia

Raggiungere Rjukan significa entrare nel cuore della Norvegia più autentica. Da Oslo si percorrono circa 180 chilometri per un totale di tre, forse quattro ore di viaggio tra laghi e vallate, fino a quando la strada si stringe nella gola di Vestfjordalen. In alternativa, si può prendere il treno per Notodden e poi un autobus locale, che risale lentamente tra i pendii.

Chi arriva lo fa spesso per curiosità e per vedere con i propri occhi quella piazza dove il sole torna a splendere solo grazie a tre specchi giganti. O magari per salire con la storica funivia Krossobanen, inaugurata nel 1928, costruita proprio per portare gli abitanti sopra l’ombra durante l’inverno. Si tratta di una salita simbolica dal buio alla luce, dalle case alla cresta, dove finalmente il sole tocca la pelle.

case di legno a rjukan norvegia
Unsplash

Perché a Rjukan ci sono degli specchi giganti?

La storia degli specchi di Rjukan nasce da un sogno vecchio più di un secolo. Sam Eyde, l’ingegnere che fondò Rjukan nel 1911, aveva già immaginato un solspeil, ossia un grande specchio per riflettere la luce del sole giù nella valle. Ma nel 1913 l’idea rimane sulla carta: la tecnologia dell’epoca non riesce a renderla reale.

Per vedere prendere effettivamente forma a questa intuizione è necessario attendere un secolo e l’arrivo di un artista locale, Martin Andersen. È il 2005 quando, camminando tra le strade in ombra del centro, si chiede se non sia davvero possibile portare il sole a casa. Dopo anni di studi e collaborazioni con ingegneri, nel 2013 Rjukan vede la nascita del suo miracolo tecnologico: tre enormi specchi computerizzati, piazzati a 450 metri sopra la città, pronti a inseguire il sole e riflettere sulla piazza principale.

Da allora, ogni inverno, quando il cielo è limpido e la luce giusta, la comunità si riunisce per assistere a quel momento, ossia il raggio che colpisce la neve e le facciate che si illuminano.

rjukan specchi
Bjoertvedt, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Come funzionano gli specchi computerizzati

Ma cosa mette in moto la magia della luce? Per comprendere bene il funzionamento si deve partire da un fatto essenziale: I tre specchi di Rjukan non sono semplici lastre riflettenti. Si tratta piuttosto di eliostati, ossia superfici mobili che seguono il movimento del sole, regolati da un software di controllo remoto. Ciascuno misura circa 17 metri quadrati, per un totale di oltre 50 metri quadrati di superficie riflettente.

Installati sul versante montano a 742 metri di quota, catturano i raggi solari e li dirigono verso la piazza Sam Eyde, nel cuore del paese. I computer poi ne regolano costantemente l’angolo, compensando l’altezza del sole nel cielo e le variazioni stagionali. L’intero sistema è alimentato da energia solare e funziona con sensori di precisione che garantiscono l’allineamento perfetto.

Il risultato è sorprendente: nelle giornate limpide d’inverno, una chiazza di luce larga circa 600 metri quadrati appare nella piazza. Ovviamente si tratta di un sole artificiale, ma la sensazione è autentica.

Com’è vivere a Rjukan

Vivere in un luogo dove la luce brilla essenzialmente per la sua assenza non deve essere certo facile. Durante l’inverno le giornate a Rjukan scorrono in una penombra che diventa quasi compagna, e la comunità non può che adattarsi a ritmi più lenti.

I tremila abitanti trascorrono le loro giornate nell’unico cinema, in qualche caffè e nei negozi che chiudono presto. Tutto ruota intorno al tempo e alla luce ma, nonostante questa condizione decisamente peculiare, nei dintorni di Rjukan si trovano luoghi straordinari come la cascata Rjukanfossen, alta 104 metri, che ispirò Eyde per la costruzione della centrale di Vemork e la montagna Gaustatoppen da cui, nelle giornate limpide, si può vedere un sesto dell’intera Norvegia.

Oggi Rjukan è patrimonio UNESCO come parte del Rjukan–Notodden Industrial Heritage Site. Ma, al di là dei riconoscimenti, resta un luogo che insegna qualcosa di profondo: che l’uomo può convivere con la natura senza dominarla e che la luce, anche se riflessa, può cambiare una vita.

per commentare devi effettuare il login con il tuo account