La fortezza “inespugnabile” a 667 metri su Genova: Forte Diamante pronto al rilancio

Un balcone di pietra a 667 metri domina le valli genovesi. Oggi si visita gratis e potrebbe rinascere grazie a un progetto finanziato.
Forte Diamante
Teatroge, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Una fortezza costruita nel Settecento, abbandonata da oltre un secolo e pronta a una nuova vita. Sulla cima del Monte Diamante, appena sopra Genova, si trova un capolavoro di ingegneria militare che ha fermato eserciti e fatto la storia. Oggi il Forte Diamante si può raggiungere a piedi o in auto fino ai punti di partenza dei sentieri, senza biglietto d’ingresso. E mentre i visitatori lo riscoprono, un progetto finanziato punta a rimettere in rete l’intero sistema dei forti genovesi, con interventi su strutture e accessi. 

Forte Diamante: un balcone fortificato a 667 metri

Sorto nel 1758 come avamposto strategico, il Forte Diamante presidia la vetta del Monte Diamante (667 m s.l.m.) e controlla dall’alto la Val Polcevera e la Val Bisagno. La sua posizione, appena oltre la città, lo rendeva un osservatorio naturale sulle valli e sulle vie di comunicazione verso l’entroterra. Nonostante il lungo abbandono seguito alla Prima guerra mondiale, le mura sono ancora imponenti e la sagoma domina il crinale, offrendo uno sguardo unico sul paesaggio collinare intorno a Genova.

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L’opera fa parte del Parco delle Mura, l’area naturale protetta che tutela le colline della vecchia Repubblica di Genova per oltre 600 ettari. All’interno di questo sistema, il Diamante rappresentava il primo baluardo contro le incursioni dal Nord, integrandosi nella rete di forti che cingeva la città.

Dalle mura di Genova alla leggenda di invincibilità

La spinta decisiva alla sua costruzione arrivò dopo l’assedio austriaco del 1747, quando si decise di rafforzare l’intero fronte collinare. Il progetto venne proposto dall’ingegnere francese Jacques De Sicre e affinato da tecnici come De Cotte e il maresciallo Flobert, con il sostegno economico del marchese Giacomo Filippo Durazzo, che contribuì con 50 mila lire. Il risultato fu una macchina difensiva calibrata sul terreno, pensata per resistere ai cannoni e per sfruttare ogni piega della montagna.

Nell’Ottocento il Diamante entrò nel mito come roccaforte “inespugnabile”. Durante gli scontri tra francesi e austriaci, le sue posizioni giocarono un ruolo decisivo nel controllo delle valli e delle strade d’accesso. La fama di fortezza capace di reggere l’urto dei nemici nasce in quei mesi, quando l’intero sistema murario dimostrò l’efficacia delle sue linee di fuoco scaglionate.

Maggio 1800: il giorno di Ugo Foscolo

La storia del Diamante incrocia quella di Ugo Foscolo. Il 2 maggio 1800, nelle battaglie tra truppe francesi e austriache, il giovane ufficiale (22 anni) rimase ferito al ginocchio nella zona del Forte dei Due Fratelli, non lontano dal Diamante. In quelle ore, i comandi francesi respinsero le richieste di resa, rivendicando un principio d’onore militare e la volontà di combattere finché fosse stato possibile difendere le posizioni.

La pressione degli austriaci si allentò grazie anche all’intervento di reparti guidati da Nicolas Soult. La resistenza contribuì a preservare i capisaldi sulle alture, confermando la centralità della cintura fortificata genovese in quella fase del conflitto.

Architettura: dove la tecnica incontra la roccia

Il Diamante è un manuale a cielo aperto di architettura militare moderna. Le sue forme non sono decorative: ogni spigolo, ogni varco, ogni sporgenza risponde a una funzione precisa di difesa e controllo del terreno. Nel tempo, le strutture vennero aggiornate per adattarsi ai nuovi scenari bellici, senza stravolgere l’impianto originario.

Tra le soluzioni più rilevanti si segnalano alcuni elementi chiave, utili per orientare la visita e leggere il paesaggio fortificato attorno:

  • Doppia cinta muraria poligonale e concentrica, con una cortina esterna irregolare (dotata di bastione pentagonale) e una interna più regolare, di disegno stellare.
  • Caserma su tre livelli e torre semicircolare, collegata da una scala a chiocciola per l’accesso rapido alla terrazza di difesa.
  • Copertura trasformata in epoca napoleonica in terrazza armata, con caditoie per colpire sotto le mura e ampliare i settori di tiro.
  • Uso di pietra e ardesia locali con murature spesse e bastionate per reggere i colpi d’artiglieria.
  • Potenziali vie di collegamento a mezza costa, tra cui la strada che attraversa la Porta delle Chiappe, proseguendo verso l’entroterra padano.

Con l’annessione della Liguria al Regno di Sardegna, furono introdotti ulteriori adeguamenti (come l’incremento delle piombatoie) per mantenere il forte competitivo rispetto alle nuove tattiche d’assedio.

Forte Diamante oggi e il progetto di rilancio

Dalla fine della Prima guerra mondiale il Forte Diamante non è più in uso militare e versa in condizioni di abbandono, pur conservando una struttura complessivamente solida. Proprio per questo il sito resta visitabile all’esterno senza costi, offrendo un raro incontro ravvicinato con la grande ingegneria difensiva preunitaria.

Oggi si guarda al futuro: un progetto finanziato con 70 milioni di euro punta a recuperare i forti di Genova, includendo il Diamante. L’obiettivo dichiarato è duplice: intervenire sulle strutture e migliorare l’accessibilità, con la prospettiva di attivare nuovi usi e servizi ricettivi legati alla fruizione culturale e naturalistica del sistema fortificato.

Come arrivare al Monte Diamante e al Forte

Raggiungere il Diamante significa attraversare un paesaggio di crinale dove la città incontra l’Appennino. Si può scegliere un approccio escursionistico lungo i forti, oppure avvicinarsi in auto ai punti di accesso più comodi e proseguire a piedi.

  • Itinerario a piedi sui forti: parte dal Forte Sperone e tocca il Forte Puin, passando vicino al Forte dei Due Fratelli, fino al Diamante. È l’opzione più panoramica per chi vuole unire natura e storia.
  • In auto verso Trensasco: dal casello di Genova Est si seguono le indicazioni per Molassana in direzione Piacenza, poi si risale sul lato occidentale del torrente fino al Colle di Trensasco. Da qui si prosegue a piedi. La strada presenta una sequenza di 15 tornanti.
  • Alternativa da Bolzaneto: uscita autostradale, direzione Sant’Olcese e quindi verso la Val Bisagno fino a Trensasco, da cui ci si incammina sui sentieri.
  • Per un’esperienza più rilassata, si può considerare anche il Trenino di Casella da piazza Manin, utile per connettersi all’area collinare e impostare un’escursione a tappe.

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