Anghiari, il borgo toscano che custodisce il "segreto" di Leonardo

Belvedere sull’antica piana di battaglia, vicoli in pendenza, musei che svelano la “Battaglia perduta”. Ecco cosa vedere ad Anghiari.
anghiari
Getty images

Anghiari, affacciata sulla Valtiberina aretina, è tra i borghi più premiati della Toscana: I Borghi più belli d’Italia, Bandiera Arancione e rete Cittaslow. Qui la storia ha lasciato un segno visibile nella piana dove nel 1440 si affrontarono Firenze e Milano. E qui sopravvive il “segreto” di Leonardo da Vinci: la memoria della Battaglia di Anghiari, il grande dipinto mai giunto a compimento nel Salone dei Cinquecento. 

Il segreto di Leonardo: la Battaglia perduta

Nel 1440 lo scontro tra Firenze e Milano, con Venezia e Stato Pontificio coinvolti, si risolse in meno di un giorno a favore dei fiorentini. Decenni dopo la Repubblica di Firenze affidò a Leonardo da Vinci la raffigurazione di quell’evento nel Salone dei Cinquecento. 

Pubblicità

L’artista studiò cavalli, volti e dinamiche del combattimento, ma la tecnica sperimentale sulla parete mise in crisi l’intonaco e l’opera non fu portata a termine. Con i rifacimenti successivi del salone, a cura di Giorgio Vasari, non rimase traccia visibile. Ad Anghiari, però, quel racconto vive nei musei e nella memoria dei luoghi, offrendo un’angolazione unica su uno dei grandi enigmi del Rinascimento.

Dentro le mura: cosa vedere senza fretta

Dal cuore del borgo si sale verso la Badia di San Bartolomeo, chiesa madre con un Crocifisso ligneo di fine Duecento e una Madonna con Bambino attribuita a Tino di Camaino. Pochi passi conducono all’Orto del Vicario, piccolo giardino con piante officinali segnalate e una sosta ombreggiata con vista. 

Una scala porta al belvedere dedicato a Gian Franco Vené, tra i punti panoramici più ampi sulla Valtiberina. Ancora più in alto si incontra il Campano, la torre dell’orologio ricostruita nel XVII secolo, che da secoli scandisce il tempo del paese. Per ridiscendere conviene imboccare via della Torre, detta un tempo “Cordoni”: oggi scalinata, ieri percorso modellato per il passaggio di asini e muli.

Il circuito torna verso piazza Mameli e via Garibaldi, dove la chiesa di Sant’Agostino custodisce una terracotta policroma del XVI secolo con l’Adorazione dei pastori, attribuita a Santi Buglioni. È un patrimonio diffuso, che premia chi sceglie di perdersi tra tetti, balconi fioriti e murature secolari.

Musei e palazzi che raccontano secoli

Il Museo della Battaglia e di Anghiari, in Palazzo Marzocco su piazza Mameli, offre un percorso di lungo periodo: reperti della preistoria, sculture romane e una sezione ampia sulla battaglia del 1440 e sul dipinto perduto di Leonardo. Sistemi digitali permettono di confrontare disegni autografi e copie successive, inclusa la celebre interpretazione di Pieter Paul Rubens conservata al Louvre. 

A pochi metri, il Palazzo Pretorio mostra ancora gli stemmi scolpiti dei vicari fiorentini sulla facciata quattrocentesca. All’interno si conserva un affresco del XV secolo, attribuito ad Antonio di Anghiari, maestro di Piero della Francesca, mentre al piano terra è emersa una vasca vinaria di epoca romana.

Oltre il borgo: castelli, pievi, leggende

La campagna anghiarese è costellata di fortificazioni sorte dall’XI secolo in poi. Il Castello di Montauto, quasi a 800 metri, unisce parti medievali, interventi rinascimentali e rimaneggiamenti ottocenteschi. Qui fu custodito per circa tre secoli il saio di San Francesco (dal 1224 al 1503), poi trasferito a Firenze e in tempi recenti a La Verna; oggi il castello è privato e utilizzato per eventi. 

Nella valle del Sovara si incontra il Castello di Galbino, con pianta quadrata, torrette cilindriche agli angoli e una lunga loggia in pietra sulla facciata, nato come feudo attorno all’anno Mille e trasformato nel tempo in residenza nobiliare. Diversa la parabola del Castello di Sorci, passato sotto Firenze e legato alla figura del capitano di ventura Baldaccio d’Anghiari: da rocca con fossato a elegante villa seicentesca, oggi sede di un ristorante storico noto a livello nazionale e citato nella genesi di “Non ci resta che piangere” di Roberto Benigni e Massimo Troisi.

Sulla via Libbia si trova la Pieve di Santa Maria alla Sovara, edificio preromanico dell’VIII-IX secolo con tre absidi, poi influenzato dai Camaldolesi, riconoscibile in una torre che un tempo sporgeva sulla parte centrale della facciata. Sulla SP47 si raggiunge la Pieve di Santa Maria a Micciano, antica chiesa battesimale con frammenti altomedievali, tracce di affreschi del XIV secolo, una tela con Madonna col Bambino e i santi Pietro e Girolamo attribuita a Niccolò Soggi e una tavola dell’Assunta riferita a Giovan Battista Naldini. 

Natura e sentieri nella Valtiberina

Tra Anghiari e Sansepolcro si estende la Riserva naturale dei Monti Rognosi, 156 ettari riconosciuti come sito di importanza comunitaria. Sentieri segnalati consentono escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo, attraversando boschi, macchia e campi coltivati. Alcuni tracciati seguono l’antica “via delle miniere”, memoria delle attività estrattive, altri richiamano la spiritualità francescana e la storia del saio conservato a Montauto.

Come arrivare, quando andare e dove dormire

In auto, da Firenze si percorre l’A1 fino ad Arezzo e si prosegue sulla SP43 tra colline e poderi. Da Siena si usa la SS715 verso Rapolano Terme, quindi si entra in provincia di Arezzo in zona Lucignano e si continua verso la SS73. Da Pisa e Livorno conviene passare da Firenze e proseguire per Arezzo. Con i mezzi pubblici il riferimento è Arezzo, ben collegata in treno; dal terminal di via Marconi parte la linea SI381 Arezzo–Sansepolcro–Città di Castello–Lerchi, gestita da Sitabus, che collega Anghiari in meno di un’ora. Gli orari vanno verificati prima di partire, soprattutto nei festivi.

Quando conviene andare

Il clima è quello dell’interno toscano: estati calde e luminose, inverni freschi con serate spesso rigide. La primavera e l’inizio dell’autunno offrono temperature miti, ideali per camminare tra i vicoli e affrontare i sentieri dei Monti Rognosi. Le giornate lunghe di giugno e luglio invitano a soste panoramiche al tramonto; nei mesi più freddi si apprezzano i musei e gli interni storici.

Dove dormire

All’interno delle mura e nelle immediate vicinanze l’ospitalità conta su pochi hotel e appartamenti, utili a muoversi sempre a piedi. Nella campagna, a pochi chilometri, si trovano agriturismi, ville e piccoli resort ricavati da case coloniche restaurate.

per commentare devi effettuare il login con il tuo account