Alla scoperta della Tuscia segreta tra terme calde, un Moai e borghi di pietra vulcanica

Un angolo del Lazio dove la roccia vulcanica crea scenari irreali: itinerario, tappe imperdibili, quando andare e consigli pratici per viverla in 3-4 giorni.
Tuscia Viterbese
Getty images

Nebbie che velano le mura medievali, statue colossali nel bosco, borghi che sembrano galleggiare sull’argilla: la Tuscia viterbese sorprende al primo sguardo e continua a farlo svolta dopo svolta. In pochi chilometri si passa da una loggia rinascimentale affacciata su valli boscose a una necropoli dipinta con colori ancora vivi. È un territorio compatto, perfetto per un viaggio di 3-4 giorni o per weekend tematici tra borghi, terme, giardini storici ed eredità etrusca. 

Dove si trova la Tuscia viterbese

La Tuscia di viaggio coincide soprattutto con la provincia di Viterbo, nell’alto Lazio, tra l’entroterra collinare e la costa tirrenica. La base più comoda è Viterbo, ben collegata e vicina a gran parte delle tappe. Per arrivare, la porta d’accesso naturale è Roma: dall’aeroporto o dalla stazione si risale verso nord lungo la Cassia o con treni regionali, finendo dentro un paesaggio di campi coltivati, forre e speroni di tufo. 

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In auto si raggiungono in meno di un’ora i punti principali, mentre con treni e bus i tempi si allungano ma l’atmosfera raddoppia. 

Viterbo e dintorni: pietra, acque calde e giardini d’autore

Dentro le mura di Viterbo si entra in uno dei tessuti medievali più estesi d’Europa, interamente disegnato dalla pietra vulcanica. Qui si dovrebbero mettere in fila Palazzo dei Papi, con la bellissima loggia aperta sulla valle, il Duomo di San Lorenzo e il palazzo dei Priori, per poi infilarsi nei vicoli del quartiere di San Pellegrino tra case a ponte, torri e piazzette con fontane a fuso.

Sotto, scorre un’altra Viterbo: quella delle acque termali note fin dall’antichità, oggi vive negli storici stabilimenti come le Terme dei Papi e nelle vasche libere dei dintorni, particolarmente scenografiche all’alba quando il vapore si mescola alla bruma.

Chi capita il 3 settembre assiste a un rito riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale: il trasporto della Macchina di Santa Rosa, una struttura votiva di circa 30 metri portata a spalla dai Facchini lungo le strade del centro. 

I dintorni di Viterbo

Pochi chilometri più in là, l’arte si fa giardino: a Bagnaia, Villa Lante mette in scena l’acqua che scorre da terrazza a terrazza tra catene d’acqua, vasche, siepi geometriche e statue cinquecentesche. 

A Caprarola, Palazzo Farnese – pianta pentagonale, grande cortile circolare, scalone elicoidale – racconta il tardo Rinascimento con cinque piani di sale affrescate; dietro, gli Orti Farnesiani salgono per balze tra viali alberati e padiglioni panoramici. 

Per chi cerca raccoglimento, appena fuori città il santuario di Santa Maria della Quercia sorprende con un soffitto ligneo dorato che cattura la luce come un mosaico.

Borghi di tufo e paesaggi che stupiscono

La roccia vulcanica qui è una scenografa instancabile: scava calanchi, sostiene borghi in equilibrio e diventa materia per sculture enigmatiche. In questo paesaggio si alternano salite e discese, ponti sospesi e boschi che sembrano palcoscenici.

Civita di Bagnoregio: il ponte verso un altro tempo

Civita appare su uno sperone di tufo incastonato nella Valle dei Calanchi, incisa da gole argillose a strati di giallo e grigio. Si entra a piedi, lungo un ponte in salita che porta a un nucleo piccolo medievale: case in pietra, archi, vicoli che terminano su balconate affacciate nel vuoto.

Sulle facciate sopravvivono elementi che rimandano alle origini etrusche della zona. I residenti sono pochi, i passi molti: l’atmosfera resta a metà tra passato e presente in ogni stagione.

Bomarzo: mostri di pietra tra muschi e felci

Nel Sacro Bosco di Bomarzo – il celebre Parco dei Mostri – la fantasia si incide nella pietra. Tra le ombre del bosco spuntano sfingi, draghi, figure mitologiche e quell’enorme volto spalancato con la bocca trasformata in una stanza; c’è perfino una casa volutamente inclinata.

Il percorso segue il terreno, senza la simmetria dei giardini rinascimentali, e crea un’esperienza che nel tempo ha stimolato storici dell’arte e artisti: un labirinto mentale prima ancora che fisico.

Acquapendente: la Francigena tra cripta e boschi scenografici

Più a nord, Acquapendente racconta il viaggio come pellegrinaggio: tappa storica lungo la via Francigena, custodisce nel Duomo una cripta romanica con il Sacello del Santo Sepolcro, dove secondo la tradizione si conservano pietre legate alla Passione.

Attorno, il paesaggio alterna boschi e corsi d’acqua: il Bosco del Sasseto, con alberi secolari contorti e rocce coperte di licheni, sembra disegnato per una scena teatrale; la riserva di Monte Rufeno offre sentieri tra colline e radure per chi vuole mescolare cultura e natura senza forzature.

Etruschi a colori: Tarquinia e il museo

A Tarquinia il passato affiora in modo diretto. La città ha un centro storico di chiese e palazzi, ma è la Necropoli di Monterozzi a fare la differenza: scale che scendono a camere ipogee dalle pareti affrescate con banchetti, danze, giochi e animali marini, in una tavolozza sorprendentemente viva.

Tombe come quelle delle Leonesse, dei Leopardi, della Caccia e Pesca o dei Giocolieri sono chiavi essenziali per comprendere la visione etrusca della vita e dell’aldilà. I grandi reperti dialogano poi al Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia, nel cinquecentesco Palazzo Vitelleschi, dove spiccano i celebri Cavalli alati in terracotta.

Lavanda, vallate e un Moai: i colpi di scena della Tuscia

Nell’entroterra, Tuscania è un borgo storico con campi di lavanda che, in stagione, riempiono d’aria profumo e colore. Tra le mura si incontrano chiese romaniche, fontane e palazzi in pietra; poco fuori, l’abbazia di San Giusto riposa nella valle del fiume Marta. Attorno lavorano aziende agricole che coltivano lavanda ed elicriso, con oli essenziali e cosmetici che raccontano il territorio attraverso l’aroma.

Ancora pietra e scenografia a Vitorchiano, adagiato su uno sperone di peperino che sembra staccarsi dalla collina. La doppia cinta muraria distingue il cuore medievale da quello rinascimentale; all’interno, case compatte, balconi fioriti e lavatoi. Il legame con Roma, sancito per secoli da privilegi in cambio di fedeltà, affiora nei documenti e nelle architetture. In pianura, una sorpresa inattesa: un Moai scolpito da artigiani dell’Isola di Pasqua, un unicum al di fuori del Pacifico.

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