La Sardegna rilancia il suo cuore urbano con un itinerario che unisce le storiche Città Regie e promette di cambiare il modo in cui si visita l'isola. A inizio giugno 2026 è stato firmato un accordo che convoglia circa 30 milioni di euro dai fondi FSC 2021-2027 per restauri, sicurezza dei monumenti e un'identità visiva comune. Non si parla solo di recupero di mura, torri e bastioni: l'obiettivo è destagionalizzare il turismo e trasformare i centri storici in musei a cielo aperto. Un progetto che, per scala e ambizione, si inserisce tra le operazioni più rilevanti del Mediterraneo.
Sette Città Regie: cosa sono esattamente
Tra il XIV e il XVIII secolo, in una Sardegna in gran parte segnata dal sistema feudale, solo sette centri ottennero o conservarono lo status di Città Regie (o demaniali). Significava dipendere direttamente dalla Corona, non da un feudatario locale, con benefici concreti: esenzioni economiche, forme di autogoverno amministrativo e, in alcuni casi, persino il diritto di battere moneta.
I loro rappresentanti sedevano nello Stamento Reale del Parlamento del Regno di Sardegna. È anche per questo che qui, più che altrove, si è concentrato un patrimonio architettonico e artistico di epoca post-medievale, oggi al centro del nuovo percorso culturale.
Il progetto 2026: fondi, brand unico e cantieri nei centri storici
L'accordo siglato a inizio giugno 2026 tra Regione e sindaci delle sette municipalità attiva risorse dedicate al restauro, al recupero e alla messa in sicurezza di beni monumentali. Una quota è destinata alla creazione di un marchio identitario condiviso, a campagne coordinate di promozione e a una cartellonistica omogenea, per orientare i visitatori lungo l'isola e dare coerenza al racconto delle Città Regie.
Tra gli interventi di maggiore interesse si segnalano lavori su castelli, bastioni e torri medievali, oltre alla riapertura di palazzi storici con nuove funzioni culturali. Il progetto punta a cantieri di qualità e a un'esperienza di visita fluida e accessibile.
Le tappe dell'itinerario, in ordine storico
L'itinerario attraversa la Sardegna da nord a sud e viceversa, seguendo l'ordine cronologico delle nomine a Città Regia. Si incontrano porti fortificati, rocche affacciate sul mare e centri di sapere.
Iglesias (1327)
Prima a ottenere il rango regio, la storica Villa di Chiesa mostra ancora l'impianto medievale. Il Castello di Salvaterra e la cinta muraria raccontano la stagione in cui miniere, statuti cittadini e traffici proiettarono il centro nel Mediterraneo.
Il "Breve di Villa di Chiesa", conservato in Archivio, è una rarità giuridica che illumina la vita urbana dell'epoca. Il nuovo piano punta a valorizzare questo patrimonio con interventi mirati su fortificazioni e percorsi storici.
Cagliari (1327)
Capitale dell'isola, proclamata regia come Castel de Càller, Cagliari concentra stratificazioni uniche. È previsto il restauro della Torre dell'Elefante, capolavoro militare del Duecento, e la rifunzionalizzazione del Palazzo Pizzorno-Binaghi in una Casa delle Culture dedicata a cinema, musica e lettura.
Il quartiere di Castello, con la Passeggiata Coperta del Bastione di Saint Remy, resta il baricentro di un itinerario che mette in dialogo fortificazioni e nuovi spazi culturali.
Sassari (1331)
Cuore del nord e antica Sàsser, possiede un centro storico fitto di vicoli e piazze improvvise. Il progetto valorizza il Palazzo di Città e un tracciato pedonale storico da Piazza del Mercato a Porta Sant'Antonio, passando per Via Rosello.
Qui nacque, forte dei privilegi reali, la prima Università Regia della Sardegna (riconosciuta nel 1617). La Fontana di Rosello e il Duomo di San Nicola offrono la chiave di lettura di una città colta e civica.
Castelsardo (1448)
Rocca dei Doria e poi Castillo Aragonés, si arrampica su un promontorio di trachite nel Golfo dell'Asinara. Il Castello con mura e ponte levatoio ospita il Museo dell'Intreccio Mediterraneo, mentre la Cattedrale di Sant'Antonio Abate, con campanile a picco sul mare e cupola maiolicata, regala scorci iconici.
Gli interventi puntano sui sistemi difensivi e su una fruizione che unisca storia e paesaggio in un unico colpo d'occhio.
Oristano (1479)
Erede del Giudicato di Arborea e legata alla figura di Eleonora, Oristano è crocevia di riti e potere urbano. I fondi sostengono il recupero di architetture storiche e l'ampliamento dell'offerta museale.
La Sartiglia, giostra equestre di matrice ispanica, ogni Carnevale trasforma il centro in una scena viva di costumi, suoni e abilità cavalleresca. Una tradizione che ben dialoga con l'idea di città regia autonoma e orgogliosa.
Bosa (1499)
Unica tra le sette a essere attraversata da un fiume navigabile, il Temo, Bosa è un unicum scenografico. Case pastello si arrampicano nel quartiere di Sa Costa, dominate dal Castello Malaspina (o di Serravalle), al centro dei restauri programmati.
Le antiche concerie lungo il fiume raccontano un passato industriale che impreziosisce l'itinerario con una dimensione produttiva rara in Sardegna.
Alghero (1501)
L'Alguer catalana, detta "Barceloneta" sarda, festeggia 525 anni dallo status regio. Si prevede il restauro del Palazzo Civico di via Columbano, il recupero funzionale del Forte della Maddalena e la messa in sicurezza del Bastione Magellano-Sant'Elmo.
Passeggiare sui bastioni, ascoltare l'algherese e osservare il tramonto su Capo Caccia chiude l'itinerario con un'immagine potente di continuità culturale.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sette Città Regie Sardegna: il nuovo itinerario tra storia e borghi







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