Un borgo dove le case sporgono direttamente sull'acqua, un castello aggrappato alla roccia e tramonti violacei che trasformano lo Stretto di Messina in un teatro naturale. Scilla, sulla costa tirrenica della Calabria, concentra tutto in pochi passi: spiagge, storia, vicoli di pescatori e ristoranti quasi sospesi sul mare. In una giornata si riesce a salire fino alla rocca, a perdersi tra le viuzze di Chianalea e a scendere di nuovo in spiaggia senza mai perdere di vista le onde.
Dove si trova e Scilla e come arrivare
Scilla si affaccia sul Tirreno, nella provincia di Reggio Calabria, proprio di fronte alla Sicilia e allo Stretto di Messina. La soluzione più pratica resta il treno: la stazione è a pochi minuti a piedi dal mare e consente di iniziare la visita appena scesi, con le prime case bianche che compaiono tra i binari e la spiaggia.
Chi arriva in aereo fa riferimento all'aeroporto di Reggio Calabria, collegato con treni e bus regionali lungo la costa; in alternativa si utilizza Lamezia Terme, più distante ma con collegamenti ferroviari verso sud. In auto si percorre l'autostrada tirrenica calabrese, con uscite segnalate per Scilla; nei mesi estivi va messo in conto traffico intenso e parcheggi limitati, quindi conviene muoversi presto.
Un giorno a Scilla tra storia e panorami
Per un itinerario si dovrebbe partire da Marina Grande, dove sorge la Chiesa dello Spirito Santo, piccolo gioiello barocco riconosciuto come monumento nazionale e scampato ai grandi terremoti che hanno colpito l'area. All'interno spiccano l'altare maggiore e un dipinto settecentesco dedicato alla discesa dello Spirito Santo, con tonalità calde a contrasto con l'esterno essenziale.
La salita conduce poi al Castello Ruffo, riferimento visivo del paese: una fortezza con origini antiche, passata tra diverse dominazioni, legata in età moderna anche a un faro della Marina Militare. Oggi ospita attività espositive e un centro per il recupero dei centri storici calabresi; dai camminamenti esterni, lo sguardo abbraccia il Tirreno, la costa siciliana e, nelle giornate limpidissime, le Eolie.
Poco oltre si incontra la Chiesa Matrice Santissima Immacolata, riconoscibile per le sei colonne ioniche bianche in facciata e per i mosaici interni, tra cui quello con un angelo che protegge le case del paese. Scendendo verso il mare, una sosta alla Cappella di San Rocco racconta la devozione al patrono invocato durante le pestilenze.
Chianalea, il quartiere costruito sull'acqua
Il pomeriggio si presta a Chianalea, la parte più antica e fotografata di Scilla. Qui le case dei pescatori sorgono praticamente sul mare, separate da vicoli strettissimi che diventano passaggi tra roccia e onde.
L'acqua entra nella vita quotidiana: barche ormeggiate sotto i balconi, tavolini a filo d'acqua, muri che conservano salsedine e umidità. Questo rapporto diretto con il mare ha valso al borgo il soprannome di "Venezia del Sud", ma l'atmosfera resta chiaramente mediterranea.
Cosa vedere tra i vicoli
Tra gli scorci più caratteristici rientrano lo Scaro Alaggio, dove le barche vengono tirate in secco, e due dimore che raccontano un passato aristocratico rispetto alle semplici case dei pescatori: Palazzo Scategna e Villa Zagari.
Mare, spiagge e fondali della Costa Viola
Una sosta in spiaggia completa la giornata. Marina Grande è l'arenile principale, lungo, chiuso da alte pareti rocciose con il castello a vegliare dall'alto. Tratti di spiaggia libera si alternano a stabilimenti attrezzati, con ombrelloni, docce e bar sul litorale.
Appena fuori dal centro, verso nord, la Scogliera di Punta Pacì propone un ambiente più selvatico: rocce che entrano in mare, macchia mediterranea e fondali frastagliati molto apprezzati da chi esplora con snorkeling.
Lungo il territorio di Scilla si trovano anche piccole insenature nella zona di Chianalea, raccolte e scenografiche ma meno comode per soste lunghe. Più defilate, la Spiaggia delle Sirene e la Cala delle Rondini sono segnalate come luoghi adatti a immersioni e relax, soprattutto nelle ore meno affollate.
Tra mito e nome: Scilla e Cariddi
Il toponimo Scilla viene associato alla ninfa trasformata in creatura marina dalla maga Circe, che secondo la tradizione minacciava i naviganti insieme a Cariddi, sull'altra sponda dello Stretto.
Un'altra lettura lo collega al termine greco "Skylla", riferito agli scogli che punteggiano questa costa. In entrambi i casi emerge lo stesso legame profondo: qui il mare non è solo sfondo, ma protagonista che ha guidato storie, rotte e mestieri per secoli, dagli approdi di Greci e Romani alle giornate dei pescatori che ancora misurano tempi e correnti.
Articolo visto su (travel.thewom.it) È il borgo sul mare più bello della Calabria: qui le case sono costruite direttamente sull’acqua








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