Una Tuscia segreta tra piramide etrusca, i Mostri di Bomarzo e un borgo fantasma

Un itinerario breve e sorprendente tra boschi scolpiti, rovine evocative e piccoli paesi a portata di weekend.
Tuscia segreta
Albarubescens, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Un bosco dove le statue parlano per simboli, una piramide scolpita nel peperino che emerge tra gli alberi, un borgo in rovina che scricchiola al vento. Nei dintorni di Bomarzo, nel cuore della Tuscia viterbese, il paesaggio cambia sempre: medioevo, tracce etrusche, rimandi d'arte e di cinema. È un'area vicina al confine con l'Umbria che permette di alternare camminate in natura, visite in borghi e soste davanti a opere che sorprendono. L'insieme crea un itinerario dal ritmo serrato ma accessibile, ideale in un weekend lungo o in una giornata ben pianificata. Ecco cosa vedere, quando conviene andare e come organizzare gli spostamenti.

Dove si va: Bomarzo e la Tuscia che non ci si aspetta

Bomarzo sorge su uno sperone di tufo grigio tra le pendici dei Monti Cimini e la valle del Tevere. La posizione, a ridosso dell'Umbria, rende il paese una base comoda per muoversi in più direzioni e combinare visite diverse nella stessa giornata. Il centro storico mantiene un impianto marcatamente medievale; in alto domina Palazzo Orsini, residenza cinquecentesca impostata su preesistenze fortificate, con ambienti nobili e passaggi interni che ne tradiscono la funzione di potere. 

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Camminando nel borgo si incontrano cattedrale, chiese minori e antiche cantine scavate nella roccia, mentre i terrazzini panoramici affacciano su colline ordinate e campi coltivati.

Il Sacro Bosco: giganti di pietra e simboli da decifrare

A poco più di un chilometro dal paese, il Parco dei Mostri - o Sacro Bosco - conduce in un paesaggio mentale prima ancora che naturale. Le grandi sculture in peperino, volute nel Cinquecento dal principe Vicino Orsini, compongono una narrazione scolpita: animali fantastici, divinità, edifici fuori scala e figure che rimandano a modelli artistici dell'epoca. 

Non si tratta di un giardino di delizie tradizionale, ma di un racconto allegorico che tocca temi familiari, religiosi e culturali. Tra le opere più emblematiche spiccano la celebre "casa pendente", che altera l'equilibrio di chi entra, e la grande bocca spalancata, oggi simbolo visivo del parco. Il sito conobbe un lungo oblio, prima di essere riscoperto in epoca contemporanea anche grazie all'interesse di artisti come Salvador Dalí.

La "piramide" nel bosco: il Sasso del Predicatore

Nei boschi attorno a Bomarzo si incontra un manufatto peculiare, spesso chiamato "piramide etrusca" o Sasso del Predicatore. È un enorme masso a base rettangolare, sagomato con piani e gradoni che richiamano funzioni rituali antiche. Per raggiungerlo si parte dall'area di Via dell'Elce e si prosegue lungo Via Cupa, su sterrata e poi in sentiero dentro il bosco. 

Il percorso attraversa una zona ricca di testimonianze: resti di una via di comunicazione, iscrizioni di epoca romana, una croce templare incisa nella roccia e una tomba rupestre etrusca. 

Borghi fantasma e torri: Chia e la storia che resiste

A circa sei chilometri da Bomarzo si trova il borgo fantasma di Chia, dove facciate senza infissi, stanze invase dalla vegetazione e scale sospese creano un'atmosfera potente, soprattutto con la luce radente del tardo pomeriggio. Poco distante, nel territorio di Soriano nel Cimino, si incontra la Torre di Chia, parte del complesso del Castello di Colle Casale. 

La torre risale al XIII secolo e nel tempo passò a famiglie di primo piano, dagli Orsini ai Lante della Rovere ai Borghese. Nel Novecento conobbe una nuova stagione quando Pier Paolo Pasolini, nel 1963, la scelse come dimora, adattando alcuni volumi abitativi senza snaturare le linee originarie. L'accesso richiede un breve tratto a piedi dopo circa quattro chilometri di strada dal borgo di Chia, con vedute insolite sul paesaggio collinare.

Natura e archeologia: la Riserva di Monte Casoli

A circa 8,5 chilometri da Bomarzo si estende la Riserva Naturale di Monte Casoli. Il mosaico ambientale alterna pianori coltivati, forre scavate nel tufo e affioramenti rocciosi che ospitano incisioni e segni dell'antichità. Dal punto di vista naturalistico l'area è rilevante per la presenza di orchidee spontanee rare e di rapaci, tra cui è segnalato il lanario.

Dal punto di vista archeologico, le testimonianze etrusche disseminate lungo i percorsi offrono continui rimandi alla storia del territorio. I sentieri permettono di salire a punti panoramici dove leggere la struttura di questo paesaggio tipico della Tuscia.

Articolo visto su (travel.thewom.it) Tra giganti di pietra e una piramide segreta: l’angolo d’Italia che sembra un regno incantato

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