Si può progettare una casa rosa, piena di archi e con un tetto che sembra una nuvola, in una strada storica di Londra senza rompere gli equilibri del quartiere? A Gospel Oak, sul bordo sud di Hampstead Heath, l'architetto Peter Morris ci ha provato con la sua Cloud House. Il risultato sorprende per colore e forma, ma dialoga con le cornici vicine e con i profili di chiese e scuole storiche della zona. Il progetto non è un esercizio di stile: è la casa dell'architetto, parte di un edificio gemello a schiera, pensato come manifesto personale dopo un lungo iter con il Council di Camden.
Una casa rosa che spicca ma si inserisce
La Cloud House si riconosce da lontano per il profilo dentellato e la verniciatura rosa tenue della sommità, un bordo che dalla terrazza evoca un orizzonte "tra le nuvole". La posizione è delicata: una strada tranquilla tra gli edifici vittoriani, una scuola francese di interesse storico e la chiesa di St Martin, classificata Grade I.
Qui, la nuova casa si distingue per cromie e volumi morbidi, ma riprende altezze, masse e archetipi del contesto, inclusi gli archi, reinterpretati in facciata e nei pieni-vuoti. L'effetto complessivo è duplice: da una parte rottura visiva controllata, dall'altra coerenza tipologica che limita l'impatto su prospetti e skyline di quartiere.
Un iter lungo dieci anni con il Council
Il lotto ospitava una casa vittoriana in cui la famiglia di Morris già abitava, ma che richiedeva interventi urgenti per umidità e degrado. Da qui la richiesta di sostituzione edilizia, discussa a più riprese con il Council di Camden fino al via libera definitivo.
Il processo ha attraversato fasi di ripensamento progettuale, con modifiche che, secondo l'autore, hanno accentuato identità e controllo dei dettagli. È significativo che l'autorità locale abbia valorizzato il legame personale dell'architetto con l'opera, riconoscendo una responsabilità diretta nella qualità finale.
Due case gemelle: manifesto personale e programma familiare
Il fabbricato ospita due unità a schiera: una abitata dall'architetto e dalla compagna, la produttrice Emily Kennedy; l'altra destinata a clienti che stanno entrando in queste settimane. La duplice proprietà ha irrigidito alcune scelte distributive, ma ha permesso economie di scala, assicurando al contempo un'identità chiara a entrambe le porzioni.
Il piano terra ampio è dedicato alla vita di tutti i giorni e include uno studio domestico, mentre i livelli superiori organizzano camere e bagni. Il coronamento ospita una terrazza esposta al sole, collegata da un lucernario sul vano scala che diventa perno visivo della sezione. In basso, un cortiletto attende di trasformarsi in giardino di erbe aromatiche che completa il quadro.
Il materiale che non ti aspetti: "pietra" di polistirene
La struttura è in muratura e calcestruzzo, ma il rivestimento esterno adotta un materiale inusuale: elementi leggeri in polistirene con finitura ruvida applicata in superficie, così da avvicinarsi, alla vista, alla pietra tradizionale. Secondo l'architetto, la soluzione è risultata conveniente, lavorabile con facilità, resistente all'acqua e capace di contribuire all'isolamento dell'involucro, oltre che alla massa termica complessiva del pacchetto.
La malleabilità ha consentito di modellare archi e profili senza ricorrere a pezzi speciali costosi o pesanti. Un'idea pratica, quindi, dietro l'estetica "caramella" che, una volta intonacata, scompare a favore della lettura unitaria della facciata.
Interni: archi dipinti, colori e citazioni colte
All'interno, il linguaggio esterno entra in casa: archi disegnati e archi reali si sovrappongono, creando prospettive che ampliano visivamente gli spazi. La palette prosegue con righe, tinte piene e dettagli volutamente eccentrici, ma coordinati. Spiccano modanature a sfera che richiamano, in forma contemporanea, certe lavorazioni viste al Sir John Soane's Museum, citazione esplicita ritradotta in chiave domestica.
L'insieme è come un diario abitato della coppia, una raccolta di oggetti e superfici pensata per l'uso quotidiano. L'effetto è quello di un interno dove la narrazione personale sostiene una logica funzionale sobria.
La terrazza "tra le nuvole" e gli spazi aperti
Il percorso verticale culmina nella terrazza sul tetto, vero spazio all'aperto principale dell'abitazione. Qui il bordo superiore, scandito e tinteggiato, inquadra il cielo di Gospel Oak con un effetto giocoso che ha ispirato il nome del progetto.
Il lucernario sul vano scala assicura luce profonda e una relazione diretta tra interno e copertura, favorendo ventilazione e omogeneità luminosa negli ambienti. In basso, il piccolo cortile interno fungerà da giardino di erbe, luogo informale per cucina e relax.








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