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Da vecchio cinema a sede di un azienda, come si progetta un ufficio

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Autore: GoPillar (collaboratore di idealista news)

La Sun-TIMES, un'agenzia creativa di La Spezia, è stata la promotrice della conversione dell’ex Cinema Diana nel centro storico della città nel nuovo quartier generale dell’azienda.

Salvaguardare l'identità del luogo è stata una delle priorità dell’azienda che, proprio per l’importanza dell’intervento, ha deciso di rivolgersi al marketplace per la progettazione architettonica e l’interior design GoPillar.

L’Architetto Carlo Vazquez è stato perfettamente in grado di conciliare l’identità dell’azienda con l’identità del luogo: l’idea alla base del progetto risulta relativamente semplice in quanto basata proprio sul concetto di SUN SPACE.

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Essendo la luce a collegare lo spazio con il sole, sarà proprio la luce la regina cardine intorno alla quale ruoterà ogni singolo gesto progettuale; tutti gli spazi sono quindi collegati dalla luce solare che quando raggiunge lo spazio di co-working, passa attraverso gli uffici privati ​​al terzo livello e all'area break del secondo piano.

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Insieme alla luce, anche i colori viaggiano attraverso i diversi spazi: dai colori neutri ai colori chiari del legno fino ad arrivare al rosso e al verde, più forti e contrastanti.

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L’architetto Konstantin Sharlykov si è invece completamente distaccato dal concetto di semplicità, realizzando un progetto piuttosto audace ed originale. La struttura del tetto è stata modificata così come la forma del balcone, rimuovendo la tribuna inclinata; un nuovo livello prende posto sopra il balcone, utilizzando un telaio metallico prefabbricato.

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Un corridoio esteso con reception e sala d'attesa si presta non solo per l’accoglienza ma risulta adatto anche per esposizioni di piccole dimensioni; lo spazio di lavoro flessibile al piano terra può trasformarsi infatti in una grande mostra o sala conferenze e può ospitare un grandissimo numero di ospiti nello stesso tempo.

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L’area ricreativa per i dipendenti risulta insolita, collocata sul balcone e si compone di cucina, diverse aree salotto ed area ping-pong. Sopra di essa prende posto un ufficio chiuso che si presenta come una piccola area lounge e un'eccellente sala conferenze. Nel complesso, il design generale sembra virare su una modernità avanguardista, con note di surrealismo sintetizzate nella grande sfera rossa sospesa sopra il corpo scala.

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Infine anche l’architetto Francesco Ogliengo ha fornito una chiave di lettura interessante basata sull’elemento  “sole” che guida le linee sinuose dell’intero progetto, come la cavità circolare, la scala sopra il palco, il muro filtro dell'ingresso e le tabelle su misura.

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Tuttavia l'obiettivo principale risulta quello di fornire sufficiente luce naturale all'interno dell'edificio attraverso il posizionamento di numerosi lucernari sul tetto esistente e la rimozione delle barriere fisiche che bloccavano la luce proveniente dalla via principale.

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Il progetto non si configura come un esempio di co-working in un ex magazzino, ma trovandosi all'interno di un cinema lo spazio viene gestito in maniera differente: l’attenzione viene focalizzata sulle aree collettive non solo per la parte formale ma anche per le interazioni sociali che accadono lontano dalla scrivania. Il cuore del progetto risiede proprio nella possibilità di traguardare ogni singolo spazio da diversi punti di vista.

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