Per oltre un decennio il mercato italiano degli NPL è stato dominato da un’unica narrazione: grandi cessioni, grandi servicer, grandi investitori. Tra il 2016 e il 2019, con il supporto delle GACS, le banche hanno scaricato sul mercato primario centinaia di miliardi di crediti deteriorati, riducendo il rapporto NPL/impieghi da oltre il 16% a meno del 3%. Quella stagione è finita. Eppure, una parte rilevante del mercato continua a comportarsi come se non fosse mai cambiato nulla.
La nascita (silenziosa) del mercato secondario
Negli ultimi quattro anni il vero motore del sistema NPL non è stato il mercato primario, ma il mercato secondario. I numeri sono chiari: oggi in Italia si scambiano circa 20–25 miliardi di euro di NPL all’anno; tra il 30% e il 50% delle transazioni avviene ormai sul mercato secondario; le operazioni sono sempre più small ticket, single name, granulari, spesso a forte componente immobiliare.
Questo mercato è popolato da:
- investitori medio-piccoli,
- family office,
- operatori specializzati su singole asset class (residenziale, commerciale, aste, UTP immobiliari),
- veicoli agili, spesso più rapidi ed efficienti dei grandi fondi istituzionali.
Non è più un mercato “residuale”. È un’infrastruttura essenziale per la liquidità e la rotazione dei portafogli.
Servicer fermi al modello “industriale”
Eppure, qui emerge il paradosso. Nonostante il mercato secondario generi volumi rilevanti, i servicer continuano a trattarlo come un’attività marginale, quasi fastidiosa: nessun vero marketing proattivo verso gli investitori; assenza di una logica di customer care; comunicazione opaca, tempi incerti, processi rigidi; un atteggiamento spesso clientelare, quando non apertamente sufficiente.
Un comportamento che sarebbe impensabile in qualunque altro mercato dei capitali Nel real estate, un investitore — anche piccolo — viene coltivato, informato, seguito.
Nel mercato NPL, invece, l’investitore del secondario sembra dover “chiedere il permesso” di esistere.
Investitori cambiati, mentalità rimasta la stessa
Il problema non è normativo, né congiunturale. È culturale. Il servicing italiano nasce come: funzione bancaria esternalizzata, attività tecnica, processo industriale orientato alla banca cedente, non all’investitore.
Ma oggi il mercato è diverso: la banca non è più il cliente principale; il valore si crea nella gestione dinamica del credito, non nello smaltimento in blocco; la relazione con l’investitore è diventata centrale. Continuare a operare con una logica “fornitore–committente” in un mercato che è ormai private capital driven è una distorsione.
La Secondary Market Directive: occasione mancata?
La nuova direttiva europea sul mercato secondario (recepita in Italia nel 2024) nasce con un obiettivo condivisibile: rendere il mercato più trasparente, competitivo e accessibile.
Ma nella pratica: rafforza compliance e controlli, tutela (giustamente) il debitore, non incentiva in alcun modo una migliore relazione con l’investitore. Il risultato è che: gli operatori piccoli e medi sono più regolati, ma non più considerati; il mercato diventa più sicuro, ma non più efficiente né più “market oriented”.
Un mercato che si regge nonostante il sistema, non grazie ad esso .Il dato più interessante è questo: il mercato secondario cresce nonostante i servicer, non grazie a loro.
Cresce perché: c’è domanda di rendimento; c’è competenza diffusa; c’è una forte componente immobiliare che rende il credito “leggibile”. Ma cresce in modo inefficiente, frammentato, spesso opaco. Un lusso che un mercato maturo non dovrebbe permettersi.
Da mercato amministrato a mercato dei capitali
Se il mercato NPL vuole davvero completare la sua evoluzione, serve un cambio di paradigma: il servicer deve smettere di essere solo un esecutore, e diventare un facilitatore di capitale; l’investitore del secondario va trattato come tale: un cliente, non un fastidio. Altrimenti resteremo in un sistema schizofrenico: numeri da mercato maturo, comportamenti da economia amministrata. E in un contesto di tassi ancora alti, nuova pressione sui bilanci e crescente stock di UTP, è un rischio che il sistema non può più permettersi
Maurizio Cinà è architetto, autore e imprenditore nel settore immobiliare. Già CEO di AsteXte, rete specializzata nella consulenza per l’acquisto di immobili all’asta, dal 2022 guida NplXte, boutique dedicata agli NPL immobiliari. Nel 2023 ha fondato Roma Invest, realtà focalizzata su operazioni di investimento e sviluppo immobiliare. Ha pubblicato nel 2017 il saggio Architettura quantica, un’originale interpretazione dell’esperienza architettonica in chiave quantistica.
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