Il nuovo anno apriva i battenti con una notevole ondata di freddo, che aveva spedito i termometri sotto lo zero su molte città, ma solo grazie ai cieli sereni notturni. In effetti si trattava di un freddo secco: nulla di paragonabile ad altre ondate di freddo arrivate in Italia in passato. Dopo quell'episodio, null'altro: solo innumerevoli perturbazioni atlantiche, severo maltempo, ma del vero freddo nemmeno l'ombra.
Dopo metà marzo arriva il primo vero freddo dell'anno
Poi nel finale di febbraio la circolazione atmosferica è cambiata ulteriormente, ponendo le basi per oltre quindici giorni di alta pressione, quasi a voler dare il benvenuto precoce alla primavera. Ma ovviamente si è trattato di un fuoco di paglia, con l'intero mese di marzo davanti e i colpi di coda invernali dietro l'angolo.
L’alta pressione sta per cedere
Quell'alta pressione è riuscita a resistere per tutta la prima decade di marzo, seppur con qualche difficoltà. Ora, però, sembra destinata a collassare del tutto grazie al ritorno perentorio e in grande stile delle perturbazioni nord-atlantiche.
Saranno proprio loro a rigettare l'Italia tra nubi, piogge e temporali. Già in settimana ci saranno nuove incursioni instabili, che culmineranno nel weekend tra il 14 e il 15 marzo con una depressione insidiosa che sembra voler colpire soprattutto nord-ovest e Sardegna.
Dopo le perturbazioni arriverà il freddo
Dopo questi episodi di stampo atlantico ecco che sarà la volta del freddo proveniente dall'est Europa. Si tratta del freddo artico-continentale, quel tipo di freddo che si era mostrato per qualche giorno ad inizio 2026, ma senza graffiare più di tanto.
Dopo un’assenza di oltre due mesi e mezzo pare proprio che le fredde correnti orientali torneranno a scorrazzare su Europa centrale, Balcani e Mediterraneo, rispedendoci in pieno inverno.
L'equinozio di primavera arriva col freddo
Dopo un finale di febbraio ed un inizio di marzo dominati dall'alta pressione e con temperature massime fino a 18-19 °C, in pochi si sarebbero aspettati un ritorno avvolgente dell'inverno nel finale di marzo. Ma la natura è sempre pronta a ribaltare le carte in tavola, anche nell'arco di pochi giorni.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della meteorologia primaverile: il calendario avanza verso la bella stagione, ma l’atmosfera resta ancora pienamente in grado di produrre episodi freddi degni del pieno inverno. Non a caso questo cambiamento repentino arriverà a ridosso dell’equinozio di primavera, che giungerà il 21 marzo.
Temperature in forte calo
Nella settimana dell'equinozio l'Italia rischia di essere sferzata da masse d’aria molto fredde provenienti da Scandinavia e Russia europea, pronte a far precipitare le temperature di oltre 7-9 °C sotto le medie tipiche del periodo.
Le possibili conseguenze potrebbero essere:
- temperature massime tra 10 e 12 °C in molte città, soprattutto al centro e al nord
- temperature notturne sotto lo zero con rischio di brinate e gelate
Durante le ore notturne, specie in presenza di cielo sereno, la colonnina di mercurio potrebbe scivolare sotto lo zero favorendo la formazione di brinate e gelate tardive.
Il ruolo del final warming
Da cosa dipende questo improvviso ritorno del freddo? Il responsabile è da ricercare nel final warming avvenuto in stratosfera ad inizio marzo.
Il final warming rappresenta il riscaldamento finale della stratosfera polare che segna la fine della stagione fredda alle quote più alte dell’atmosfera. Durante l’inverno il vortice polare stratosferico mantiene compatta la massa d’aria gelida attorno al polo nord.
Con l’avanzare della stagione e con l’aumento della radiazione del sole, la stratosfera polare si riscalda rapidamente e il vortice perde gradualmente la sua struttura. Questo processo non resta confinato alle alte quote. Nel corso dei giorni e delle settimane successive gli effetti di questo riscaldamento si propagano verso il basso, influenzando anche la troposfera.
Il vortice polare diventa più debole e frammentato e le correnti fredde possono scivolare più facilmente verso le medie latitudini, anche per alcune settimane consecutive. Non a caso il rischio di maltempo e freddo tardivo è esteso anche alla settimana di Pasqua.
Il periodo più freddo del 2026 sarà tra il 18 e il 31 marzo?
Nel periodo compreso tra 18 e 31 marzo si potrà effettivamente vivere il periodo più freddo del 2026, soprattutto per quel che riguarda la durata della parentesi fredda. In questo scenario l’alta pressione prediligerà zone come:
- Atlantico orientale
- Gran Bretagna
- Scandinavia
Di conseguenza l’Italia si ritroverebbe scoperta e in balia delle fredde correnti provenienti da nord-est. Quando l’alta pressione si posiziona tra Atlantico e Nord Europa, crea infatti un corridoio ideale per la discesa dell’aria fredda verso il Mediterraneo.
I possibili effetti in Italia
L'arrivo di eventuali perturbazioni all'interno dell'aria fredda artico-continentale è ancora tutto da valutare. In presenza di aria molto fredda, in questo periodo dell'anno, sarebbe facile imbattersi in:
- rovesci e temporali pomeridiani
- nevicate in montagna
Per Alpi e Appennini potrebbe aprirsi una nuova fase favorevole per la neve, assolutamente necessaria in vista dell'estate. Ma come già specificato, la natura è sempre pronta a sorprendere, pertanto non andrebbe esclusa a priori l’ipotesi della neve anche a quote più basse.
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