Il maltempo è alle spalle ed ora la primavera sembra aver preso il sopravvento su tutta Italia. Le temperature stanno velocemente risalendo la china, dalle Alpi alla Sicilia, non solo in pianura ma anche in quota. Questo improvviso aumento delle temperature, il primo degno di nota della stagione, sta avendo effetti piuttosto importanti e da non sottovalutare. Con le tiepide giornate in vista, il rischio valanghe crescerà sensibilmente su tutti i monti.
Rischio valanghe in aumento
Il rischio valanghe maggiore, tuttavia, è presente sull’Appennino centrale, quello maggiormente bersagliato dalle tempeste di neve di inizio aprile. In occasione del ciclone Erminio si sono verificate eccezionali nevicate tra Abruzzo e Molise, con un’intensità ed una persistenza assolutamente clamorose per il periodo.
Da non dimenticare gli accumuli di neve esorbitanti registrati su località come Passo Lanciano, Pescocostanzo, Capracotta, dove il manto nevoso ha superato i 250 cm di neve fresca in appena tre giorni. Il ciclone si è accanito su tutti i versanti orientali della catena appenninica, dove l’effetto stau, indotto dagli umidissimi venti orientali, ha amplificato l’intensità delle precipitazioni.
Nevicate estreme sollecitate dall'effetto stau
L’effetto stau sull’Appennino orientale è uno dei principali responsabili delle grandi nevicate che interessano Abruzzo e Molise durante le irruzioni fredde da est. Quando le correnti umide provenienti dall’Adriatico impattano contro la catena appenninica, sono costrette a salire rapidamente lungo i versanti esposti. Questo sollevamento forzato provoca un raffreddamento dell’aria e la condensazione del vapore acqueo, con la formazione di nubi molto estese e precipitazioni persistenti.
In presenza di temperature basse, come accaduto nei primi giorni di aprile, tutta questa umidità si trasforma in neve, dando origine a vere e proprie tempeste nevose. È per questo motivo che le zone interne tra Abruzzo e Molise risultano spesso tra le più nevose d’Italia in queste configurazioni, con accumuli che possono diventare eccezionali anche fuori stagione.
Accumuli eccezionali e situazione attuale
La tempesta di neve tra 1 e 3 aprile ha generato enormi disagi in Appennino. I fiocchi bianchi si sono spinti fino a 1000 metri di quota, ma i problemi più grossi sono arrivati oltre i 1500 metri.
Addirittura si registrano accumuli di oltre 3-4 metri di altezza oltre i 2000 metri di altitudine tra Gran Sasso, Majella e alto Molise. Accumuli di 2-3 metri sul Matese e oltre i 2000 metri sul Pollino e la Sila. Anche l’Etna ha fatto i conti con nevicate eccezionali oltre i 2000 metri. Si parla di veri e propri muri di neve alle altissime quote del vulcano siciliano, in cui diventa difficile muoversi con i mezzi adatti.
Le zone più a rischio valanghe
Ora, con l’arrivo dei primi tepori sub-tropicali, tutta questa neve caduta di recente tenderà a destabilizzarsi. Il rischio valanghe è già reale e presente, soprattutto sull’Appennino centrale. Abruzzo e Molise saranno le regioni con più alto rischio valanghivo, ma a queste si aggiungono anche Marche e soprattutto tutto l’arco alpino al di sopra dei 2000 metri.
Come mai aumenta il rischio valanghe?
Il rischio valanghe aumenta sensibilmente quando si verifica un rapido rialzo termico dopo abbondanti nevicate. La neve fresca, accumulatasi in grandi quantità in poco tempo, tende a essere poco compatta e caratterizzata da strati deboli al suo interno. Con l’arrivo di aria più mite, la neve si appesantisce per effetto della fusione superficiale e perde coesione, facilitando lo scivolamento lungo i pendii. Le valanghe più frequenti in queste situazioni sono quelle di neve bagnata, che possono muoversi lentamente ma con una massa enorme, risultando particolarmente distruttive.
Inoltre, il forte irraggiamento solare tipico della primavera contribuisce ulteriormente a destabilizzare il manto nevoso, soprattutto nelle ore centrali della giornata. Anche il vento gioca un ruolo importante, creando accumuli irregolari e lastroni che possono cedere improvvisamente al passaggio di un escursionista o anche spontaneamente.
In contesti come quelli appenninici, dove le nevicate sono state molto intense e seguite da un rapido aumento delle temperature, il rischio resta elevato per diversi giorni, rendendo necessario prestare la massima attenzione soprattutto in quota.
I fattori che aumentano il pericolo valanghe:
rapido aumento delle temperature dopo nevicate abbondanti
forte irraggiamento solare e neve poco compatta
Le temperature a 1500 metri resteranno spesso al di sopra dei 5-6°C almeno fino a domenica, ragion per cui il rischio valanghe resterà alto tutta la settimana. La prossima, invece, il maltempo potrebbe tornare minacciosamente in Italia e di conseguenza anche la neve in alta quota.








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