Freddo e piogge sembrano un lontano ricordo. Da Pasqua il tempo è cambiato radicalmente su tutta Italia, complice il ritorno dell’alta pressione sub-tropicale, responsabile di un incremento notevole delle temperature e anche del ritorno del sole dalle Alpi alla Sicilia. Un cambio di passo che sembrava impossibile fino a qualche giorno fa, ma che di fatto ha permesso alla primavera di svegliarsi una volta per tutte, dopo un inizio davvero travagliato. Ma il bel tempo sembra destinato a non durare a lungo.
Bel tempo temporaneo, primavera turbolenta
La primavera dell’immaginario collettivo è associata alle belle giornate di sole e alle alte temperature, ma meteorologicamente parlando così non è: la vera primavera è fatta di sbalzi, anche molto marcati, dove le residue correnti fredde polari si alternano alle prime avvezioni calde sub-tropicali.
È un mese di transizione e proprio per questo motivo il rischio di ondate di maltempo o di freddo tardivo è sempre dietro l’angolo, anche dopo ripetute belle giornate di sole. Perché non bisogna fidarsi del bel tempo:
primavera caratterizzata da forti sbalzi termici;
ritorni improvvisi di freddo e maltempo sempre possibili.
Natura molto pigra
Questo significa che non bisognerà abituarsi troppo al bel tempo e dar definitivamente per concluso l’inverno. In aggiunta non bisogna dimenticare che gli ultimi mesi sono stati tra i più piovosi degli ultimi decenni a causa di innumerevoli perturbazioni che hanno attraversato l’Italia: questo schema barico non può interrompersi bruscamente, da un momento all’altro. Il cambiamento richiede tempo.
Dopo mesi dominati da correnti atlantiche e da un flusso perturbato persistente, l’atmosfera tende a mantenere una certa inerzia, continuando a riproporre configurazioni simili anche quando iniziano a comparire i primi segnali di cambiamento. Le onde del getto polare, che regolano il movimento delle perturbazioni, impiegano tempo per modificare la loro traiettoria in modo stabile, e basta una nuova ondulazione per riaprire la porta a saccature e cicloni diretti verso il Mediterraneo.
È proprio questa lentezza nel riassetto della circolazione che rende la primavera così instabile, con fasi miti che vengono spesso interrotte da improvvisi ritorni di maltempo. Per farla breve: la circolazione atmosferica è davvero molto pigra.
A metà aprile torna il maltempo
Insomma nei prossimi giorni e nelle prossime settimane nuove perturbazioni potrebbero minacciare l’Italia, da un momento all’altro. Già nel corso del weekend, ovvero tra 11 e 12 aprile, una massa d’aria fredda proveniente dai Balcani si avvicinerà al Mediterraneo, riuscendo a far scendere le temperature di alcuni gradi. Un po’ di pioggia potrebbe farsi largo domenica sulle regioni tirreniche, segno di un inevitabile cedimento dell’alta pressione.
Ma il vero ritorno al maltempo potrebbe giungere a metà aprile, esattamente tra lunedì 13 e giovedì 16. L’alta pressione rischia di abbandonare del tutto l’Italia, lasciando spazio ad altri cicloni colmi di maltempo. In questo caso si tratterebbe di un vortice proveniente dal nord Atlantico, che una volta giunto nel mar Tirreno rischierebbe di richiamare, verso di sé, una massa d’aria fredda dall’est Europa.
Il connubio tra aria umida nord-atlantica e aria fredda dall’est Europa potrebbe gettare di nuovo in inverno l’Italia per qualche giorno. Queste le novità principali:
calo termico nel weekend tra 11 e 12 aprile;
possibile peggioramento più intenso tra 13 e 16 aprile.
L’ennesimo vortice colmo di piogge e temporali potrebbe coinvolgere soprattutto le regioni centro-meridionali e le isole maggiori, che già di recente hanno fatto il pieno di acqua e neve. Questo periodo di stabilità fortunatamente sta permettendo lo smaltimento delle piogge in eccesso, cadute soprattutto tra Abruzzo e Puglia, ma l’arrivo di nuove perturbazioni potrebbe far peggiorare, di nuovo, drasticamente questa situazione.
Temporali intensi, un classico di primavera
Da non sottovalutare anche i primi temporali primaverili. I contrasti termici aumentano notevolmente tra aprile e maggio, ragion per cui ogni perturbazione in arrivo nel Mediterraneo rischia di generare temporali intensi o estremi. I temporali primaverili sono tra i più insidiosi proprio per l’elevata energia in gioco nell’atmosfera. L’aria più calda e umida nei bassi strati, unita a infiltrazioni di aria più fredda in quota, crea condizioni ideali per lo sviluppo di nubi temporalesche molto sviluppate in verticale, i cosiddetti cumulonembi.
Queste strutture possono generare rovesci violenti, raffiche di vento improvvise e anche grandinate, talvolta di forte intensità. Non è raro che si formino celle temporalesche localizzate ma molto attive, capaci di scaricare grandi quantità di pioggia in poco tempo, aumentando il rischio di allagamenti lampo soprattutto nei contesti urbani.
In alcuni casi, soprattutto quando i contrasti termici sono particolarmente accentuati, i temporali possono assumere caratteristiche ancora più severe, con fenomeni vorticosi e downburst, ovvero raffiche di vento discendenti molto intense che possono causare danni significativi. Si tratta di manifestazioni tipiche della primavera inoltrata, quando l’atmosfera diventa sempre più instabile e pronta a reagire in modo improvviso agli impulsi perturbati.
Dopo questa presunta perturbazione di metà aprile le belle giornate non mancheranno di certo, ma sempre col rischio minaccioso del maltempo dietro l’angolo. È molto probabile che questa primavera prosegua su questa scia fino al termine.








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