La normativa vigente conferma un'importante agevolazione fiscale contenuta nell'articolo 16-bis del D.P.R. 917/1986 per chi decida di innalzare i livelli di protezione della propria abitazione.
Fino al 31 dicembre, infatti, un meccanismo di detrazione IRPEF consente di recuperare il 50% delle spese (fino a 96.000 euro) di installazione di dispositivi antintrusione e di videosorveglianza sugli immobili, agevolando in questo modo l'investimento in tecnologie fisse e strutturali.
L'importo detraibile viene ripartito in 10 quote annuali di pari importo. Possono usufruire di questo strumento i proprietari, gli inquilini in affitto o i comodatari che sostengono la spesa, applicando le direttive del bonus sicurezza 2026, spesso indicato dagli utenti anche come bonus allarmi.
- Cosa prevede il bonus sicurezza 2026?
- Chi può usufruire del bonus sicurezza
- Quali spese rientrano nel bonus allarmi e sicurezza
- Bonus sicurezza senza ristrutturazione: come funziona
- Come richiedere il bonus sicurezza 2026?
- Bonifico parlante e regole di pagamento
- Come inserire la detrazione nella dichiarazione dei redditi
Cosa prevede il bonus sicurezza 2026?
Il sistema degli incentivi fiscali destinato al patrimonio immobiliare include una specifica misura per la protezione degli edifici contro gli atti illeciti. L'attuale legge sul bonus sicurezza 2026 si integra nel più vasto alveo delle detrazioni destinate al recupero edilizio, come confermato dalla Guida dell'Agenzia delle Entrate "Ristrutturazioni Edilizie: le agevolazioni fiscali", aggiornata a febbraio 2026. Pertanto, per esaminare con rigore quali sono le novità dei bonus casa 2026, è necessario distinguere le diverse aliquote in base alla destinazione d’uso dell’immobile.
Per gli oneri sostenuti entro il termine del 31 dicembre, il legislatore fissa una linea di demarcazione netta: se l'intervento riguarda l'abitazione principale, il bonus sicurezza 2026 per la prima casa assicura un rimborso IRPEF del 50% su un tetto massimo di 96.000 euro. In questo scenario, il beneficio fiscale può raggiungere i 48.000 euro complessivi, da ripartire in dieci quote annuali costanti.
Al contrario, per le unità immobiliari non adibite a residenza principale, lo sgravio si attesta al 36% su un limite di spesa ridotto a 48.000 euro. È importante sottolineare che dal 2027 il quadro normativo subirà una riduzione, con aliquote destinate a scendere rispettivamente al 36% per le abitazioni principali e al 30% per le seconde case.
Chi può usufruire del bonus sicurezza
La platea dei beneficiari non si limita ai soli intestatari dell'immobile, ma si estende a diverse categorie di soggetti, purché in possesso di un titolo idoneo. Analizzando i requisiti del bonus sicurezza 2026, emerge che il diritto alla detrazione spetta a chiunque sostenga effettivamente le spese e sia intestatario delle relative fatture. Nello specifico, possono accedere all'agevolazione fiscale:
- i proprietari e i nudi proprietari dell'immobile;
- i titolari di diritti reali di godimento, come gli usufruttuari;
- gli inquilini in locazione, previo accordo con il locatore per l'esecuzione dei lavori;
- i comodatari che detengono legalmente l'abitazione;
- i familiari conviventi del possessore o il detentore dell'immobile;
- i soci di cooperative e gli imprenditori individuali, limitatamente agli immobili non strumentali.
La regolarità della procedura fiscale è subordinata al fatto che l'ordinante dei lavori, il soggetto che dispone il pagamento tracciabile e l'intestatario della fattura debbano coincidere.
Quali spese rientrano nel bonus allarmi e sicurezza
Per delineare con esattezza cosa comprende il bonus sicurezza 2026, occorre specificare che le spese ammissibili riguardano esclusivamente interventi strutturali e impianti stabilmente integrati nell'edificio.
Come chiarito dall'Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 17/E del 26 giugno 2023 (e dai successivi aggiornamenti 2024/2025), la finalità della norma è incentivare l'adozione di misure atte a prevenire illeciti penali che comportino la lesione di diritti giuridicamente protetti.
Secondo la prassi dell'Agenzia, sono perciò esclusi dal beneficio i dispositivi portatili, le telecamere wireless non fissate e i contratti stipulati con istituti di vigilanza privata. La spesa deve infatti essere riferita esclusivamente alla realizzazione fisica dell'intervento e alla protezione passiva dell'immobile.
Allo stesso modo, non sono ammessi in detrazione i canoni derivanti da contratti stipulati con istituti di vigilanza privata, in quanto la spesa deve essere riferita esclusivamente alla realizzazione fisica dell'intervento.
Sistemi di allarme e videosorveglianza
Il nucleo tecnologico della misura copre l'installazione di sensori, telecamere e moderni sistemi di rilevazione. Tuttavia, affinché l'installazione di un allarme rientri nel bonus sicurezza 2026 a pieno titolo, l'impianto antifurto deve essere dotato di una centralina fissa e cablata o stabilmente ancorata all'immobile. Fanno parte di questa categoria:
i rilevatori di apertura e di effrazione sui serramenti;
i sensori di movimento;
le sirene esterne e interne;
le fotocamere e i sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso per il monitoraggio perimetrale.
L'installazione richiede sempre una posa in opera certificata rilasciata da tecnici abilitati, in quanto la semplice fornitura del bene non genera il diritto alla detrazione.
Porte blindate, inferriate e vetri antisfondamento
Accanto ai dispositivi elettronici, l'agevolazione fiscale estende la propria copertura alla protezione passiva dell'edificio, incentivando il rafforzamento dei punti di accesso. In tal senso, l’acquisto e l’installazione di una porta blindata con il bonus sicurezza 2026 permettono di detrarre il 50% degli oneri sostenuti per la messa in sicurezza degli ingressi. Il perimetro dell'agevolazione è ampio e comprende, oltre ai serramenti corazzati, anche:
- l’apposizione di grate o inferriate alle finestre;
- il montaggio di tapparelle metalliche dotate di sistemi di bloccaggio anti-sollevamento;
- l’inserimento di vetri antisfondamento.
Sono altresì ammessi gli interventi per l'installazione di saracinesche, casseforti a muro e il consolidamento di recinzioni perimetrali o cancellate esterne, purché finalizzati alla prevenzione di intrusioni illecite.
Bonus sicurezza senza ristrutturazione: come funziona
Uno degli aspetti più rilevanti di questa agevolazione risiede nella sua piena autonomia rispetto ad altri interventi di recupero edilizio. Di fatto, beneficiare del bonus sicurezza 2026 senza ristrutturazione in corso è un’opzione pienamente prevista dalla prassi fiscale, poiché le opere volte alla prevenzione di atti illeciti godono di un inquadramento normativo indipendente.
L’installazione di sistemi antintrusione o il rinnovo degli infissi blindati non richiedono, dunque, l’apertura di un cantiere di manutenzione straordinaria preesistente. Sotto il profilo burocratico, ciò implica che non è necessario depositare titoli abilitativi complessi, quali la Comunicazione Inizio Lavori Asseverata (CILA) o la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), fatti salvi i casi in cui i lavori modifichino l’estetica dei prospetti esterni o insistano su immobili soggetti a vincoli paesaggistici.
Come richiedere il bonus sicurezza 2026?
L'iter burocratico per l'accesso allo sgravio fiscale del bonus allarmi non impone l'invio di istanze preventive o comunicazioni a portali telematici. Per approfondire la gestione del bonus sicurezza 2026 e come richiederlo correttamente sotto il profilo operativo, è opportuno chiarire che la procedura si perfeziona esclusivamente in sede di dichiarazione dei redditi.
Il diritto al beneficio matura, infatti, al ricorrere di precisi presupposti legati alla documentazione tecnica e al pagamento delle prestazioni. Il primo passaggio consiste nell'affidamento delle opere a un'impresa specializzata, che sia in grado di emettere una fattura analitica delle voci di spesa.
Il documento contabile deve dettagliare con rigore la natura dell'intervento, distinguendo i costi per la fornitura dei componenti da quelli relativi alla manodopera per la posa in opera.
L’intera documentazione cartacea e informatica, comprendente anche le dichiarazioni di conformità rilasciate dall'impresa installatrice, deve essere conservata con cura, al fine di essere esibita in caso di verifiche o accertamenti da parte dell'amministrazione finanziaria.
Per offrire una sintesi chiara e agevolare la pianificazione finanziaria dell'investimento, la tabella seguente riporta lo schema aggiornato delle agevolazioni. I dati analizzano le differenze tra le tipologie di immobile, i massimali di spesa consentiti e la quota annuale massima che è possibile recuperare in dichiarazione dei redditi.
| Destinazione d'Uso Immobile | Periodo di validità | Aliquota detrazione | Massimale di spesa | Recupero Annuo massimo (10 quote) | Condizioni di ammissibilità |
|---|---|---|---|---|---|
| Abitazione principale (prima casa) | Fino al 31/12/2026 | 50% | 96.000 euro | 4.800 euro l'anno | Installazione fissa e bonifico parlante |
| Seconde case e altri immobili | Fino al 31/12/2026 | 36% | 48.000 euro | 1.728 euro l'anno | Posa in opera certificata da tecnici |
| Parti comuni condominiali | Fino al 31/12/2026 | 50% | 96.000 euro (per unità) | 4.800 euro l'anno | Delibera assembleare e tabelle millesimali |
| Prima casa (prospettiva 2027) | Dal 01/01/2027 | 36% | 48.000 euro | 1.728 euro l'anno | Solo su immobili residenziali esistenti |
| Seconde case (prospettiva 2027) | Dal 01/01/2027 | 30% | 48.000 euro | 1.440 euro l'anno | Esclusione dispositivi non strutturali |
Bonifico parlante e regole di pagamento
La rigorosa osservanza delle modalità di transazione finanziaria costituisce il requisito essenziale per l’ammissibilità della detrazione. Per usufruire correttamente delle agevolazioni previste dal bonus sicurezza 2026, il bonifico bancario o postale deve essere emesso esclusivamente nella forma "parlante".
Si tratta di un modello specifico, predisposto dagli istituti di credito, atto a garantire il monitoraggio dei flussi legati ai benefici edilizi. L'impiego di strumenti non tracciabili o non conformi, quali contanti, assegni o carte di credito ordinarie, comporta l'esclusione definitiva dal diritto allo sgravio.
Sotto il profilo formale, l’ordine di pagamento deve riportare obbligatoriamente la causale del versamento con il riferimento normativo all'articolo 16-bis del DPR 917/1986. È inoltre indispensabile indicare:
- il codice fiscale del beneficiario della detrazione;
- gli estremi della fattura;
- la partita IVA (o il codice fiscale) dell’impresa esecutrice.
La precisione documentale permette agli istituti bancari di operare correttamente la ritenuta d'acconto prescritta dalla legge, perfezionando così l'iter fiscale.
Come inserire la detrazione nella dichiarazione dei redditi
Il riconoscimento del credito d'imposta avviene nel periodo successivo a quello in cui è stato effettuato il pagamento. Per beneficiare del bonus sicurezza 2026, l'Agenzia delle Entrate dispone che il contribuente compili le apposite sezioni del Modello 730 o del Modello Redditi Persone Fisiche.
Nello specifico, l’ammontare complessivo corrisposto tramite bonifico parlante va indicato nel quadro E del Modello 730, all'interno dei righi dedicati agli oneri che danno diritto alla detrazione. La suddivisione del rimborso è automatica. Si prevede, infatti, la ripartizione del beneficio in dieci quote annuali costanti, che vanno ad abbattere l'IRPEF lorda dovuta.
È tuttavia essenziale monitorare la propria capacità fiscale: la detrazione è infatti subordinata alla presenza di un'imposta sufficiente a riassorbire la quota annua. Qualora si verifichi una condizione di "incapienza", ovvero se l'imposta dovuta è inferiore alla detrazione spettante, la parte eccedente non può essere recuperata sotto forma di rimborso diretto e non è possibile riportarla a nuovo negli esercizi futuri.








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