Accensione riscaldamento 2026, tutte le date per zona climatica

Scopri quando si possono accendere i termosifoni in Italia nel 2026: date ufficiali per ogni zona climatica, temperature massime, ore consentite.
quando si accendono i termosifoni
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Con l'arrivo delle prime giornate fredde, la domanda torna sempre puntuale: quando si può iniziare con l'accensione del riscaldamento nel 2026? In Italia la risposta non è unica per tutti. Il momento in cui è legalmente consentito azionare il riscaldamento dipende dalla zona climatica in cui ci si trova, e cambiano anche le ore giornaliere di utilizzo e la temperatura massima impostabile. Dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, conoscere queste regole non è solo una questione di buona condotta: ignorarle espone a sanzioni e, soprattutto, a sprechi energetici evitabili. 

Le zone climatiche italiane: cosa sono

Prima di parlare di date, è necessario capire come funziona la suddivisione del territorio italiano in zone climatiche. Il DPR 412/1993 ha diviso l'Italia in sei fasce, dalla A alla F, in base alle caratteristiche termiche di ciascun territorio e ai gradi giorno.

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La zona A comprende le aree più calde e meridionali, mentre la zona F — quella senza alcuna limitazione — include i comuni montani con climi particolarmente rigidi. Ogni zona ha regole specifiche sull'accensione del riscaldamento, sia per quanto riguarda il periodo dell'anno, sia per le ore giornaliere massime consentite. 

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Le date di accensione del riscaldamento privato: zona per zona

Le date ufficiali per l'accensione degli impianti di riscaldamento in Italia nel 2026 rimangono quelle stabilite dalla normativa nazionale, salvo eventuali deroghe disposte da Governo, Regioni o Comuni. Di seguito il riepilogo completo per ogni fascia:

  • Zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo, massimo 6 ore al giorno (es. Lampedusa, Pantelleria).
  • Zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo, massimo 8 ore al giorno (es. Porto Empedocle, Agrigento costiera).
  • Zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, massimo 10 ore al giorno (es. Napoli, Palermo, Catania, Bari, Lecce, Reggio Calabria).
  • Zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, massimo 12 ore al giorno (es. Roma, Firenze, Ancona, Perugia, Genova).
  • Zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile, massimo 14 ore al giorno (es. Milano, Torino, Bologna, Venezia, Trieste, Verona, tutta la Pianura Padana).
  • Zona F: nessuna limitazione di periodo né di orario (es. Bormio, Cortina d'Ampezzo, comuni alpini oltre i 600 m).

La zona E è quella più diffusa in Italia e comprende gran parte del Nord, incluse città come Milano, Torino e Bologna. Significa che in queste aree i termosifoni possono essere accesi già a metà ottobre, quasi sei mesi all'anno. 

La zona A, invece, riguarda zone costiere e insulari del Sud, dove il periodo di riscaldamento è molto più breve.

Quando si accende il riscaldamento nel 2026: le date per città

Il calendario di accensione dei termosifoni dipende dalla zona climatica del comune. Nel Nord Italia, che comprende Torino, Milano, Como, Bologna e le principali città di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, vale la zona E.

Roma e Firenze sono in zona D, mentre Napoli, Bari e Cagliari sono in zona C . Palermo, con il clima più mite, è in zona B. Per chi vive in queste città, programmare la manutenzione e revisione della caldaia il prima possibile è una scelta prudente.

Città / RegioneZona climaticaAccensioneSpegnimentoOre al giorno
Torino e PiemonteE15 ottobre15 aprile14
Milano e LombardiaE15 ottobre15 aprile14
BergamoE15 ottobre15 aprile14
ComoE15 ottobre15 aprile14
VareseE15 ottobre15 aprile14
VeronaE15 ottobre15 aprile14
Padova e VenetoE15 ottobre15 aprile14
ParmaE15 ottobre15 aprile14
BolognaE15 ottobre15 aprile14
RomaD1° novembre15 aprile12
FirenzeD1° novembre15 aprile12
NapoliC15 novembre31 marzo10
BariC15 novembre31 marzo10
CagliariC15 novembre31 marzo10
PalermoB1° dicembre31 marzo8

Le regioni intere (Piemonte, Lombardia, Veneto) sono in zona E per la gran parte dei comuni, ma i centri montani (per esempio Cuneo, Biella, Sondrio o Belluno) rientrano in zona F, senza limiti di orario e di periodo. 

Conviene quindi verificare la zona del proprio comune.

Come distribuire le ore di accensione in modo intelligente

I limiti giornalieri (14 ore in zona E, 12 in zona D, 10 in zona C, 8 in zona B) indicano il massimo di ore di funzionamento, non un orario fisso. L’accensione può essere distribuita liberamente, ma solo nella fascia compresa tra le 5:00 e le 23:00. 

In un condominio con impianto centralizzato è l’assemblea, o l’amministratore, a fissare gli orari, di solito in due o tre fasce: mattina presto, tardo pomeriggio e sera. Con un impianto autonomo ognuno può scegliere le fasce che preferisce, purché rispetti il tetto massimo di ore.

Qual è la temperatura massima consentita in casa

Nelle abitazioni e negli uffici la temperatura media degli ambienti riscaldati non può superare i 20 °C, con una tolleranza di 2 °C. In pratica, il valore massimo accettabile è 22 °C. Il limite scende a 18 °C (sempre con 2 °C di tolleranza) per gli edifici industriali e artigianali. 

Fanno eccezione ospedali, cliniche, case di cura, scuole materne e asili nido, dove i limiti non si applicano. Per risparmiare è utile impostare il termostato intorno ai 19-20 °C e ridurre la temperatura nelle ore notturne o quando non si è in casa.

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Si può accendere il riscaldamento prima della data prevista?

Fuori dal periodo previsto per la propria zona il riscaldamento non può essere acceso liberamente. In caso di condizioni climatiche eccezionali, però, il sindaco può autorizzare con un’ordinanza l’accensione anticipata o lo spegnimento posticipato. 

Anche in questo caso gli impianti possono funzionare per un numero ridotto di ore al giorno. In assenza di ordinanza, le giornate più fredde si affrontano con soluzioni alternative, come stufe elettriche o pompe di calore. La zona F (comuni di alta montagna) non ha invece limiti di periodo né di orario.

A chi si applicano le regole e quali sono le sanzioni

Le regole si applicano a tutti gli impianti di riscaldamento, sia centralizzati sia autonomi, in condomini, case singole e uffici. Il rispetto dei limiti spetta al responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto: l’amministratore o il terzo responsabile nel caso di un impianto condominiale, il proprietario o l’occupante in quello di un impianto autonomo. 

I controlli sono affidati ai comuni e agli enti da loro incaricati. In caso di violazione (accensione fuori periodo, superamento degli orari o delle temperature) è prevista una sanzione amministrativa che va da 500 a 3.000 euro.

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