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Salvataggio Banca Monte dei Paschi di Siena: il piano del governo

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Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Salvataggio del Monte dei Paschi di Siena in due mosse, anche se non si sa ancora quale verrà prima. L'istituto toscano ha bisogno, sicuramente, di una ricapitalizzazione, ma altrettanto certo è che deve disfarsi di buona parte dei suoi “non performing loans” (npl), quei crediti deteriorati che è quasi impossibile incassare.

La richiesta è arrivata direttamente dalla Banca centrale europea, che ha chiesto a Mps di disfarsi di quasi 10 degli oltre 24 miliardi di npl in portafoglio (aggiornando una precedente richiesta da 5,5 miliardi). Teoricamente in due anni e mezzo di tempo, ma in pratica se si aspettasse tale scadenza della storica banca resterebbe ben poco, anche alla luce delle vendite che l'hanno colpita nelle ultime sedute di Borsa. Eccetto quella di ieri, grazie probabilmente all'intervento della Consob, che ha bloccato, sentita anche la Vigilanza dei mercati dell'Unione Europea (Esma), le vendite allo scoperto fino al prossimo 5 ottobre.

Il divieto riguarda anche le “posizioni nette corte”, ovvero le operazioni ribassiste compiute attraverso strumenti finanziari derivati che hanno come sottostante le azioni della banca.

Altro elemento che ha consentito all'istituto di chiudere le contrattazioni mercoledì con un balzo del 6% a 0,28 euro (dopo aver toccato anche il +14%) è la scommessa del mercato su un intervento di salvataggio statale, pur nelle pieghe di quello che è consentito dalla legislazione europea.

L'esito degli stress test, che secondo un rapporto di Morgan Stanley si rivelerebbe disastroso per l'istituto guidato da Fabrizio Viola, potrebbe fornire lo strumento al governo. L'articolo 32 della direttiva Ue sulle banche (la cosiddetta Brrd) prevede, infatti, interventi straordinari di sostegno pubblico che si concretizzino in “un’iniezione di fondi propri o l’acquisto di strumenti di capitale a prezzi e condizioni che non conferiscono un vantaggio e limitate alle iniezioni necessarie per far fronte alle carenze di capitale stabilite nelle prove di stress.

Esclusa, vista la criticità della situazione, che si passi per il pubblico per aumentare il capitale di Mps, le possibilità sono che intervenga direttamente il Tesoro o che si utilizzi la Cassa depositi e prestiti, con i cui presidente e amministratore delegato (rispettivamente Claudio Costamagna e Fabio Gallia) si è incontrato mercoledì il ministro dell'Economia Piercarlo Padoan. L'uno o l'altra diventerebbero, visto che si parla di un intervento da 4 miliardi di euro, azionisti di riferimento della banca senese.

Per quanto riguarda lo sbolognamento degli npl, invece, ci si attende che sia di nuovo il sistema bancario nel suo complesso a intervenire. Lo avrebbe già fatto il fondo Atlante, forse, se non fosse stato prosciugato dagli aumenti di capitale della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Si ipotizza una ricapitalizzazione, ma anche la creazione di un fondo bis, denominato Giasone, che si occupi esclusivamente di crediti in sofferenza.