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“Tassare la casa o un conto corrente vuol dire tassare per la terza volta lo stesso reddito”

La parola “patrimoniale” è stata pronunciata più volte negli ultimi mesi. Ne ha parlato l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), individuando in tale imposta una soluzione per ridurre le disuguaglianze. E di recente l’agenzia di rating Moody’s ha sottolineato che le famiglie italiane hanno alti livelli di ricchezza, il che rappresenta “una protezione importante contro futuri shock e anche una sostanziale fonte potenziale di finanziamento per il governo”.

A fine febbraio, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha voluto allontanare ogni timore affermando: “La patrimoniale è assolutamente esclusa”. Ma il solo parlarne cosa comporta? E quali potrebbero essere i rischi di una patrimoniale? Chi andrebbe a colpire? Con quali effetti? Per capire qualcosa di più, idealista/news ha rivolto qualche domanda a Francesco Daveri, economista, professore di Macroeconomic Practice alla School of Management dell’Università Bocconi e direttore del Full-Time Mba.

Negli ultimi mesi si è parlato molto di patrimoniale. Ad oggi, quali potrebbero essere i rischi e gli effetti di un tale intervento?

In linea di principio il capitale non dovrebbe essere tassato. Per una semplice ragione: il capitale deriva dalla parte del nostro reddito che risparmiamo. Ma il reddito da lavoro è già tassato e anche il reddito derivante dal risparmio nelle sue varie forme (affitto sulla casa, interessi sui bond o sul conto corrente) è già tassato. Quindi tassare la casa o un conto corrente vuol dire tassare per la terza volta lo stesso reddito. In pratica, tuttavia, una qualche forma di tassazione del capitale è sensata soprattutto nei Paesi dove c’è elevata evasione fiscale. E l’Italia è uno di questi.

Bisogna poi vedere di cosa si parla. Oggi in Italia non c’è una tassa sul patrimonio complessivo, ma solo su specifiche voci del patrimonio. Dopo l’abolizione dell’imposizione sulla prima casa del 2016 sono tassate le seconde case. E c’è un’imposta su donazioni e successioni.

L’introduzione di una tassazione permanente del patrimonio complessivo – se indiscriminata – duplicherebbe o aumenterebbe le tasse esistenti sulle case. Inoltre, una tassa patrimoniale sui prodotti finanziari indurrebbe chi possiede azioni e obbligazioni a sbarazzarsene per acquistare analoghi titoli di altri Paesi non sottoposti a tale tassazione. Quindi, una tassazione patrimoniale deprimerebbe il mercato della casa e avrebbe un effetto negativo sui mercati finanziari. E porterebbe a casa un gettito limitato.

Una tassazione inattesa sul patrimonio sarebbe più efficace perché prenderebbe di sorpresa le persone, che non potrebbero spostare all’estero i loro beni o asset. Ma una tassa inattesa è la tassa più odiosa. La gente si ricorda ancora adesso la tassazione dei conti correnti durante la crisi finanziaria del 1992.

Chi andrebbe a colpire? E perché?

Le tasse non sono sempre pagate dai contribuenti che il legislatore vuole colpire. L’imposta a volte viene trasferita sulle persone con cui il “tassato” ha relazioni economiche. Se si tassano banche e assicurazioni (come ha fatto l’attuale governo nella legge di Bilancio 2019), prima o poi, queste trasferiscono sui correntisti e sui premi delle polizze l’onere della tassazione.

Le tasse le pagano i più deboli, quelli che non possono spostarne l’onere sulle spalle di qualcun altro. Un’imposta sulla parte mobile del patrimonio potrebbe essere elusa vendendo gli asset tassati. E quindi non la pagherebbe nessuno. Meno facile evitare l’imposta su un asset che non si muove come la casa. Ma i proprietari troverebbero il modo di condividerla con gli inquilini.

A suo avviso, quali sono le probabilità che si ricorra alla patrimoniale?

Non mi aspetto che l’attuale governo (né altri che vengano dopo) ricorrano alla patrimoniale. Potrebbero farlo solo in una situazione di emergenza. Ma, in caso di uscita – inevitabilmente disordinata – dall’euro, proverebbero a fare più deficit finanziato con emissione di moneta, non ad introdurre una patrimoniale esplicita. Rimane che l’eventuale inflazione successiva sarebbe a tutti gli effetti una patrimoniale sulla detenzione di liquidità, ma nascosta. Dunque, anche questa particolarmente odiosa.

Al di là di un concreto intervento in tal senso, il solo fatto di parlarne può avere delle conseguenze?

Il fatto stesso di parlare mette in automatico punti di domanda nella testa delle persone che possono regolarsi di conseguenza in modo preventivo, vendendo gli asset sul cui possesso temono di essere tassati. Al momento però non vedo effetti rilevanti derivanti dalla paura della patrimoniale. Le fughe di capitale (vendita di azioni e di titoli pubblici) a cui abbiamo assistito nella seconda metà del 2018 derivano da altre paure, come l’uscita dall’euro o dall’Unione Europea.