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Recovery Plan e pensioni, cos’è e come funziona Quota 102

Gtres
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Autore: Redazione

Il Recovery Plan manderà in pensione Quota 100 per sostituirla con Quota 102. Intanto gli italiani pensano alla pensione come a qualcosa di sempre più remoto, secondo un sondaggio di Moneyfarm. Vediamo insieme come sarà il futuro dopo il lavoro nel nostro Paese nei prossimi anni.

La sperimentazione di Quota 100 aveva una scadenza già prevista a fine 2021; con il covid e le relative conseguenze economiche sembra quasi certo che sarà messa definitivamente da parte, per essere sostituita con un nuovo piano pensionistico incluso nel Recovery Plan di Mario Draghi.

La formula ipotizzata è quella di una Quota 102. Vediamo di cosa si tratta e quali sono le differenze con la precedente Quota 100.

Quando si va in pensione con quota 102

Con Quota 100 si introduceva la possibilità di andare in pensione con un’età di 62 anni in caso si fossero accumulati 38 anni di contributi. Con Quota 102 si richiede comunque il raggiungimento di 38 anni di contributi, con la possibilità di ritirarsi però a 64 anni. In altre parole, gli anni di contributi restano costanti, mentre l’età anagrafica da sommare aumenta di due anni: non più la quota 100 data da 38+62 ma la quota 102 data da 38+64.

Agevolazioni quota 102, per quali categorie

Si pensa però di affiancare a questo “svantaggio” un sistema di sconti contributivi e agevolazioni per le categorie più svantaggiate o per chi svolge lavori logoranti. Per tutta quella platea di contribuenti, cioè, che per ragioni familiari o anagrafiche non hanno potuto raggiungere il minimo contributivo. Si pensa alle donne lavoratrici che hanno dovuto sospendere il proprio lavoro per la cura dei figli o a chi deve badare a familiari malati ed è per questo impossibilitato a lavorare.

In particolare lo sconto contributivo sarebbe di:

  • Per le donne, 8 mesi sui contributi per ogni figlio, fino a un massimo di 24 mesi;
  • Per chi assiste familiari con malattie gravi da almeno 5 anni, riduzione contributiva di un anno;
  • Una maggiorazione del 25% per gli anni di contribuzione fino ai 19 anni per i ragazzi che, al compimento del 19° anno abbiano lavorato per almeno 12 mesi

Cosa si aspettano gli italiani dalla pensione

Intanto Moneyfarm scopre, con un sondaggio, che gli italiani hanno aspettative irrealistiche sulla propria pensione, oppure, al contrario, non ci pensano affatto, come si trattasse di un’eventualità ormai remota nel welfare del nostro Paese.

Moneyfarm
Moneyfarm

Alla domanda “Ti sei mai chiesto quando vorresti smettere di lavorare?” gli intervistati rispondono, sei volte su dieci di sì, ma nel 30% dei casi non ci hanno mai pensato. Un dato che dovrebbe far riflettere quanti, all’avvicinarsi del fine carriera, non hanno ancora ponderato quanto tempo gli rimane per l’età della pensione e come poterla eventualmente integrare.

L’età alla quale coloro che ci hanno pensato vorrebbero poter smettere di lavorare aumenta poi con il passare degli anni: i giovani sono più ottimisti. I ventenni, in media, indicano come età 55 anni, i trentenni poco sotto i 60. Con il passare dell’età, insomma, si diventa più realisti.

Ma alla domanda “Quando realisticamente prevedi di poter andare in pensione?” solo 5 su 10 rispondono di saperlo. Anche in questo caso, cresce la consapevolezza con il passare dell’età: si va dal 32% degli under 29, al 46% dei trentenni, al 57% dei quarantenni, fino al 65% dei cinquantenni. Questo vuol dire che il 35% degli ultracinquantenni non si è occupato di informarsi su quando andrà in pensione.

Fra chi ha dichiarato di sapere quando potrà accedere alla pensione, quasi un terzo (31%) ha risposto 67 anni. Non a caso il requisito minimo per accedere alla pensione pubblica con l’attuale criterio di vecchiaia. Il resto dei rispondenti (69%) indica dai 60 ai 70 anni, con una media di poco più di 66 anni. Tali risposte mettono in luce quanto poco si conoscano i criteri per accedere effettivamente alla pensione pubblica e l’incidenza che ciascuno di essi avrà sull’assegno pensionistico.

Altra domanda che sarebbe bene non trascurare è: con quanto vorresti vivere, al mese, quando sarai in pensione? 3 persone su 10 non ci hanno ancora pensato (31%), mentre 6 persone su 10 si sono fatte quantomeno un'idea (62%).

Chi ci ha già pensato parte da 1.000 euro per arrivare a un picco del 25% di intervistati che desidererebbe 2.000 euro netti al mese. Insomma, la cifra desiderata in media tende a essere in linea, se non superiore, all'attuale stipendio del rispondente. Il che è evidentemente irrealistico.