Alla Bce "stiamo monitorando attentamente le informazioni che pervengono per valutare l'evolversi degli effetti della guerra sulle prospettive di crescita economiche e di inflazione. Manterremo un approccio basato sui dati e in cui le decisioni vengono prese volta per volta, per determinare l'appropriata linea monetaria e ci atterremo in maniera indefessa al nostro impegno di assicurare che l'inflazione si stabilizzi al nostro obiettivo del 2% nel medio termine". Così il vicepresidente della Bce, lo spagnolo Luis de Guindos intervenuto a una conferenza organizzata dalla Banca centrale lettone.
Le conseguenze del conflitto in Iran sui tassi
Intanto sulla questione dei tassi di intesse soprattutto legate alla possibili conseguenze della guerra in Iran è intervenuto l'ex premier e commissario per l'Economia dell'Unione Paolo Gentiloni. Le conseguenze del conflitto in Iran sui mercati finanziari "sono evidenti" e per questo "sono molto pessimista", ma "non credo serva correre ad aumentare di tassi di interesse: lo shock è uno shock di offerta che viene dall'esterno, non è creato da un surriscaldamento delle economie. Almeno finora...".
Secondo Gentiloni, "ci vuole grande prudenza a non alimentare i processi di inflazione. Ma se la guerra continua - ha chiosato - andiamo veramente verso una situazione economica molto difficile








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