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"In Italia c'è il rischio che sia meglio affittare in nero e non pagare le tasse"

La sentenza 50/2014 della corte costituzionale ha dichiarato illegittime le norme che consentivano agli inquilini di denunciare un contratto d'affitto in nero,  ma il rischio è che passi il messaggio sbagliato: ossia che sia meglio affittare in nero e non pagare le tasse piuttosto che fare contratti regolari. Ne abbiamo parlato con massimo pasquini, della segreteria di Roma unione inquilini, che a idealista news ha spiegato nel dettaglio cosa è successo e cosa è necessario fare

Domanda. Dopo la sentenza qual è il rischio per gli inquilini che hanno registrato di propria iniziativa il contratto d’affitto?

Risposta. “Il rischio è che passi un segnale culturalmente molto pericoloso: ovvero, che è meglio affittare in nero e non pagare le tasse piuttosto che fare contratti regolari e pagare le tasse. La corte costituzionale ha eccepito per eccesso di delega, questo non vuol dire che non si possano riproporre quelle norme in un contesto adeguato dal punto di vista legislativo, magari anche con qualche modifica che vada incontro ad alcuni punti che la corte costituzionale ha messo in evidenza. Per quanto riguarda la ricaduta, probabilmente ci sarà un aggravio di conflittualità, perché i proprietari chiederanno i soldi indietro, le morosità e via discorrendo. Ma bisogna fare attenzione. Se un inquilino ha usufruito di una legge non può ricevere un danno dall'annullamento della stessa per un vizio procedurale

Sarebbe abbastanza assurdo se lo stato finisse per riconoscere un evasore fiscale e andasse invece contro un cittadino che in qualche modo ha ottemperato a una legge. La situazione è molto ingarbugliata, ecco perché c’è bisogno di un intervento legislativo che riaffermi la lotta ai canoni neri. Serve una norma che preservi i cittadini che hanno registrato il contratto sulla base di una legge. Lo stato non può fare un autogol di questo tipo per difendere gli evasori fiscali. Questo è inaccettabile”

D. Come è andato l’incontro con il ministro lupi? pensate che verrà preso qualche provvedimento?

R. “Lo stesso ministero ha compreso il fatto che questa sentenza non può ricadere esclusivamente sugli inquilini che hanno ottemperato a una legge e che hanno dato il loro contributo allo stato per far emergere il nero. In questi tre anni l’aumento dei contratti registrati ha segnalato il fatto che quella norma ha portato molti proprietari a entrare nell’ambito della legalità e questo è importante. Sottolineo che la corte costituzionale non ha sentenziato nel merito, ma per eccesso di delega. Vorrei che questo fosse molto chiaro. Noi stiamo approntando una vera e propria iniziativa forte nei confronti di più soggetti: dal governo ai parlamentari. In pochi giorni sono state presentate diverse interpellanze e interrogazioni a livello parlamentare”

D. Secondo lei si arriverà a qualcosa di concreto?

R. “È probabile. Noi ci stiamo muovendo e abbiamo già pronti dei testi che stiamo per sottoporre. L’ambito in cui poter intervenire potrebbe essere anche il piano casa di lupi. Aver visto un ampio ventaglio di parlamentari muoversi in tal senso ci dà l’opportunità di dire che è possibile un intervento in tempi adeguati. Non dico brevissimi, ma adeguati sì”

D. La sentenza ha effetto anche per il passato. Annulla le registrazioni fatte?

R. “La sentenza non annulla i contratti e le registrazioni fatte alle agenzie delle entrate, deve essere un giudice a farlo. Questo punto deve essere ben compreso. La corte costituzionale è intervenuta sulle norme, non sulle registrazioni. Tutto torna in mano ai giudici locali. C’è un conflitto enorme tra inquilino e proprietario, che secondo noi deve essere governato, non incentivato. Anche perché nulla si risolve in pochi giorni, la casistica è molto ampia e parcellizzata

E bisogna ricordare che la corte costituzionale non ha cancellato le sanzioni per i cespiti non dichiarati negli anni precedenti, quindi con le richieste di arretrati i proprietari si autodenunceranno e dovranno pagare sanzioni molto salate per omessa dichiarazione dei redditi. È auspicabile quindi un confronto, nel quale si decida di regolarizzare la situazione, fare un nuovo contratto e magari stabilire anche una tantum sul vecchio. Forse così si riesce a trovare una soluzione, anche non legislativa. Il punto Fermo è uno: si deve arrivare a una situazione in cui tutti i contratti sono scritti e registrati. Il problema è tornare alla legalità, non mantenere l’illegalità”

D. Questa sentenza potrebbe rappresentare un piccolo tassello per tornare alla legalità?

R. “Può essere propedeutica a una riaffermazione, nel comparto delle locazioni, del fatto che è necessaria la legalità. Un ultimo dato: i 950mila appartamenti che risultano affittati in nero in Italia, producono 5 miliardi di euro di introiti ai proprietari e irpef non versata allo stato per un miliardo e mezzo. Il fondo contributo affitto, che dovrebbe rivolgersi a 400mila famiglie, è di 100 milioni annui. Questo è scandaloso. Se l'intenzione è davvero quella di combattere l’evasione, nel comparto delle locazioni c’è da mettere mano. Quello che non si può fare è il nulla”