La partita Iva agevolata ha permesso a molte realtà imprenditoriali di andare avanti malgrado la crisi. Il regime forfettario, infatti, va incontro alle esigenze di quei professionisti che non possono sostenere i costi che impone il regime normale. Ma vediamo nel dettaglio chi può usufruire di questo regime forfettario e quali spese può scaricare.
Cosa prevede il regime forfettatio e chi può accedere alla partita Iva agevolata
Possono utilizzare questo particolare regime forfettario solo quei soggetti esercenti attività di impresa, artistica o professionale, che contano di ottenere guadagni che non superino i trentamila euro lordi. La partita Iva agevolata, invece, non può essere adottata da chi beneficia già di regimi speciali o forfetari di determinazione del reddito.
I costi sono pari al cinque per cento per i primi cinque anni di attività se si tratta di nuove iniziative imprenditoriali e non prosecuzioni di attività precedenti e pari al quindici per cento dal sesto anno per le nuove attività e per coloro che passando da un regime fiscale, ordinario o dei vecchi minimi.
Le modalità sono quasi le stesse del regime ordinario, anche per le partite Iva agevolate infatti è obbligatorio apporre la marca da bollo sulle fatture (sia in formato cartaceo che con il bollo virtuale) con importi superiori a 77.47 euro.
Quali costi si possono scaricare con il regime forfettario
I contribuenti con partita Iva agevolata possono di scaricare tutte le spese che sono inerenti all’esercizio della propria attività. Si possono dedurre integralmente le spese per beni strumentali, ma possono essere utilizzati sia per l’esercizio di attività di impresa che per finalità ad essa estranee la deduzione è al 50%.
Possono essere dedotti al 100% beni come apparecchiature, mobili e arredamento, licenze, software. I veicoli sono deducibili al 50%, così come le spese di carburante, manutenzione, bollo e assicurazione.
Le spese di viaggio e trasferta effettuate dal professionista al di fuori del Comune di residenza, sono deducibili nella misura del 100%, mentre non sono deducibili dal reddito di impresa o da lavoro autonomo le spese effettuate all’interno del Comune che non siano riconducibili a spese di rappresentanza.
Mentre vengono detratti per il 50% i costi dei canoni d’affitto, le spese condominiali e le bollette (lo stesso vale anche per i costi dello smartphone). Discorso diverso per i corsi di formazione, che possono essere dedotti al 100%. Così come le spese bancarie se si utilizza un conto corrente dedicato all’attività (50% se il conto è promiscuo).
In ogni caso, per tutte le spese scaricate è necessario conservare la fattura o lo scontrino parlante contenente il codice fiscale del professionista.
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