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IMU e TASI unite nel 2020: 5 ragioni per cui "questo matrimonio non s'ha da fare"

Confedilizia ha presentato cinque obiezioni alla unificazione delle due tasse

Il famoso incontro tra don Abbondio e i Bravi nei Promessi Sposi
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Autore: Redazione

La legge di bilancio 2020, nella sua attuale formulazione, prevede che IMU e Tasi siano unite nel 2020. Vi prensentiamo  le cinque ragioni di Confedilizia per cui - prendendo a prestito le celeberrime parole dette dai Bravi a Don Abbondio - "questo matrimonio non s'ha da fare".

Nel corso della sua audizione in Parlamento sulla legge di bilancio 2020, Confedilzia ha presentato cinque obiezioni al progetto di IMU e Tasi unite. Vediamo quali sono.

  1. Non vi sono ragioni che giustifichino l’aumento dell’aliquota di base per l’abitazione principale (dal 4 al 5 per mille) e di quella per gli altri immobili (dal 7,6 all’8,6 per mille). L’aliquota del 4 e quella del 7,6 sono coesistite, sia in presenza della sola Imu sia in presenza di Imu e Tasi, con i limiti massimi confermati con il disegno di legge di bilancio, vale a dire 6 e 10,6. Perché aumentarle?
  2. Non si giustifica neppure il fatto che a circa trecento Comuni (fra i quali Roma e Milano) sia concessa, con norma di dubbia costituzionalità, un’aliquota massima più alta rispetto a tutti gli altri: 11,4 per mille anziché 10,6.
  3. Con l’eliminazione della Tasi viene soppresso l’obbligo per i Comuni di individuare, con regolamento, i servizi indivisibili e di indicare analiticamente, per ciascuno di essi, i relativi costi alla cui copertura il tributo è diretto. In sostanza, l’unica parvenza di service tax, da tutti a parole invocata, viene eliminata anziché essere rafforzata.
  4. La soppressione della Tasi porta con sé l’attribuzione ai proprietari dell’intero importo del tributo, ora invece in parte a carico degli occupanti degli immobili, se non utilizzati come abitazione principale. Anche in questo caso, una misura che andava potenziata, per rendere più credibile il concetto di tributo sui servizi, viene cancellata.
  5. Vengono mantenute imposizioni vessatorie come quelle sugli immobili inagibili (tassati al 50 per cento) e su quelli non utilizzati e privi di mercato per assenza di inquilini o acquirenti. Con riferimento a questi ultimi, Confedilizia ha proposto di escludere dalla tassazione, ad esempio, le unità immobiliari prive di mobilio e non allacciate ai servizi pubblici o quelle situate in Comuni con una popolazione inferiore, ad esempio, a tremila abitanti (nelle aree interne la patrimoniale si fa sentire in modo devastante).