L’Italia è ricca di incredibili risorse naturali e culturali, ma tutto questo non basta a renderla la più competitiva nel mondo del turismo. La classifica del World Economic Forum vede, infatti, il nostro Paese all’ottavo posto. La graduatoria, che comprende 141 Paesi esaminati in base al Travel and tourism competitiveness index, pone al primo posto la Spagna, seguita da Francia e Germania. Prima del Belpaese ci sono anche Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Australia. Ma cosa ci penalizza?
Secondo gli analisti del World Economic Forum, sono i prezzi, la burocrazia e le tasse ad infliggere un duro colpo al nostro Paese. In base a quanto evidenziato dal rapporto, la forza dell’Italia sta nelle sue risorse naturali e culturali (quinta) e nelle infrastrutture (tredicesima), ma resta molto cara (133esima per la competitività dei prezzi) e risente di un contesto poco favorevole per le imprese (127esima), di una burocrazia soffocante, di tasse elevate e una normativa sul lavoro molto rigida.
L’Italia è 140esima per le ricadute della tassazione sugli incentivi a lavorare o a investire, 129esima per l’aliquota delle tasse sui profitti e sempre 140esima per l’efficienza del contesto legale per risolvere le dispute. Per la priorità data al turismo, il nostro Paese è appena al 65esimo posto: il governo in materia è all’87esimo posto e per l’efficacia del marketing per attirare i turisti il Paese è al 123esimo posto.
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