Lasciare soldi sul conto? In 10 anni si brucia fino al 30%

Un ex trader di Wall Street spiega perché i risparmi fermi perdono valore. Con inflazione al 3%, il conto corrente diventa una trappola silenziosa.
Lasciare soldi sul conto? In 10 anni si brucia fino al 30%
Photo by Ibrahim Boran on Pexels

In dieci anni, il potere d'acquisto di chi lascia i risparmi sul conto può ridursi di quasi un terzo. È l'avvertimento che arriva da Stefano Galiani, oggi docente alla Sapienza di Roma e per oltre vent'anni tra i mercati internazionali, con esperienze nelle sale operative di Morgan Stanley e Deutsche Bank durante la crisi del 2008. In un'intervista a Money Talks condotta da Marco Gaetani, l'esperto mette a fuoco un errore molto diffuso: considerare il conto corrente come un porto sicuro, ignorando che l'inflazione ne erode lentamente il valore. Con prezzi al consumo attorno al 3% secondo Istat, il rischio non è teorico ma quotidiano. 

Perché succede: prezzi in crescita e interessi fermi

Con un'inflazione attorno al 3%, ogni anno ciò che si può comprare con la stessa cifra si riduce. Se il denaro resta fermo, il differenziale tra prezzi in salita e rendimento nullo si traduce in perdita reale. È un meccanismo semplice ma spesso sottovalutato nella vita quotidiana: bollette, spesa, canoni e servizi costano di più, mentre il saldo del conto non cresce. Nel medio periodo, anche piccole variazioni percentuali diventano grandi differenze, amplificate dal passare del tempo. 

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Non serve diventare trader: bastano strumenti semplici

L'ex gestore sottolinea che non è necessario inseguire rendimenti aggressivi o operare in modo speculativo. Esistono opzioni di base, accessibili e diffuse, che possono invertire la rotta. L'obiettivo non è "battere il mercato", ma ridurre l'erosione del potere d'acquisto generando interessi mentre si dorme. In pratica, si tratta di passare da un atteggiamento passivo a uno consapevole, capace di allineare i risparmi a strumenti che producono almeno una parte del rendimento necessario a contenere l'effetto dell'inflazione.

Alternative citate dall'esperto

Prima di qualsiasi scelta, andrebbe chiarito l'orizzonte temporale e il livello di liquidità richiesto. Nella sua analisi, Galiani richiama tre strumenti "base":

  • Titoli di Stato: emessi dal Tesoro, servono a ottenere un interesse in cambio del prestito di capitale allo Stato.
  • Conti deposito: vincolati o liberi, prevedono un tasso di interesse in cambio della giacenza, con condizioni variabili per durata e svincolo.
  • ETF a basso costo: fondi quotati che replicano indici di mercato con commissioni contenute, pensati per una gestione passiva.

Educazione finanziaria: l'impatto nelle scelte di ogni giorno

L'intervista mette in relazione diretta il livello di educazione finanziaria con le decisioni quotidiane. La comprensione di concetti di base, come inflazione e interessi composti, cambia il modo in cui si gestiscono le entrate ricorrenti, il fondo di emergenza o gli accantonamenti per progetti futuri. 

Il costo invisibile: a chi vanno i rendimenti mancati

Un punto poco discusso, evidenziato da Galiani, riguarda la destinazione dei rendimenti non incassati da chi lascia i soldi fermi. Quei profitti non scompaiono: vanno a chi utilizza il capitale e alle controparti che lo impiegano. Nel sistema finanziario il capitale non resta mai inattivo; se non si decide come farlo lavorare, lo farà qualcun altro al posto nostro. 

Le scelte che aiutano da subito: una checklist essenziale

Prima di qualsiasi spostamento di denaro, si dovrebbe mettere per iscritto un set minimo di criteri. Bastano pochi minuti per impostare un percorso più solido e coerente con le proprie esigenze, senza scelte impulsive. Questo approccio riduce errori, migliora la disciplina e rende misurabile il progresso nel tempo.

  • Obiettivo: perché si sta accantonando questa somma (emergenze, progetti a 1-3 anni, orizzonte più lungo).
  • Orizzonte temporale: per quanto tempo il capitale può restare investito senza essere toccato.
  • Liquidità: quanto serve tenere sul conto per le spese correnti e gli imprevisti vicini.
  • Strumento: scegliere tra titoli di Stato, conto deposito o ETF a basso costo, in base all'obiettivo.
  • Costi: valutare commissioni e condizioni applicate, perché incidono sul rendimento netto.
  • Diversificazione: evitare di concentrare tutto in un'unica soluzione, per ridurre il rischio specifico.

Una volta definite queste voci, la gestione risulta più ordinata. Si dovrebbe aggiornare il piano con cadenza periodica e verificare se l'allocazione è ancora coerente con prezzi, reddito e impegni.

Articolo visto su (money.it) Stefano Galiani a Money Talks. “Così in 10 anni perdi il 30% dei tuoi soldi sul conto corrente”

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