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Pensioni 2017, le novità spiegate punto per punto

Autore: Redazione

Il 2017 ha portato alcune novità sul fronte previdenziale, a partire dal debutto dell’Ape, l’anticipo pensionistico. Vediamo, dunque, quali sono i cambiamenti previsti per quest’anno.

Pensione di vecchiaia, età

Nel 2017 i lavoratori dipendenti del pubblico e del privato, gli autonomi e le donne del settore pubblico possono accedere alla pensione con 66 anni e 7 mesi; le lavoratrici dipendenti del privato con 65 anni e 7 mesi; le autonome con 66 anni e 1 mese.

Dal 2018 tutti, sia uomini che donne, raggiungeranno la pensione di vecchiaia con 66 e sette mesi di età.

Pensione anticipata, età

Per il triennio 2016-2018 i requisiti per ottenere la pensione anticipata sono di 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici e 42 anni a 10 mesi per i lavoratori, indipendentemente dal settore di attività.

I lavoratori (eccetto gli iscritti ai fondi esclusivi ex Inpdap, ex Ipost ed ex Fs) devono inoltre vantare almeno 35 anni di contribuzione senza considerare quella figurativa derivante da periodi di disoccupazione e malattia.

Assegno sociale, età

L’assegno sociale ancora per il 2017 potrà essere ottenuto con 65 anni e sette mesi.

Dal 1° gennaio 2018 il requisito sarà innalzato ed equiparato a quelli richiesti per la pensione di vecchiaia, ossia 66 e 7 mesi.

Anticipo pensionistico, da quando può essere richiesto

Si può accedere al cosiddetto Ape a partire dal 1° maggio 2017, con almeno 63 anni e 20 anni di contributi già accreditati.

Antipo pensionistico, importo minimo

La pensione erogata con l’Ape deve avere un importo minimo. L’importo della pensione, al netto della rata d’ammortamento della restituzione del prestito deve risultare non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, valore che per il 2017 è fissato a 702,65 euro.

Ape sociale, i beneficiari

Il cosiddetto Ape sociale prevede che l’anticipo pensionistico venga pagato dallo Stato. I beneficiari possono essere disoccupati, persone con lavori faticose o che curano i familiari. A seconda delle situazioni, i beneficiari devono disporre di una anzianità contributiva di 30 o 36 anni.

Isopensione, cos’è

L’isopensione è una particolare forma di esodo prevista dalla riforma Fornero e riservata ai datori di lavoro privati con più di 15 dipendenti per gestire gli esuberi.

Basata su un accordo sindacale, con essa l’azienda si impegna a versare al massimo per 4 anni un assegno pari alla pensione maturata, sia essa di vecchiaia o anticipata.

Cumulo contributivo, cos’è

Il cumulo contributivo è un meccanismo che consente di ottenere un trattamento pensionistico unitario comprendente la contribuzione accantonata presso le diverse gestioni o i fondi che partecipano pro quota alla definizione della pensione. Dal 2017 chi richiede di applicare il cumulo ha la possibilità di accedere anche alla pensione anticipata. Il cumulo è gratuito.

Come viene calcolata l’entità del trattamento pensionistico

L’entità deriva dal metodo di calcolo, dall’età e dalla carriera del lavoratore interessato.

I metodi adottati dall’Inps sono quello retributivo, effettuato sulla base delle retribuzioni percepite nel periodo precedente il pensionamento per un numero variabile di anni, e il metodo contributivo, in cui la pensione si determina facendo riferimento a tutti i contributi che datore di lavoro e dipendente hanno versato per quest’ultimo.

I due sistemi convivono, eccetto per chi abbia iniziato a lavorare a partire dal 1996, per il quale è previsto solo il contributivo.

Le fonti di finanziamento della previdenza complementare

Per i lavoratori dipendenti sono previste tre fonti di finanziamento ai cosiddetti fondi pensione: il contributo a carico del lavoratore, quello a carico del datore di lavoro e l’accantonamento annuo del trattamento di fine rapporto (Tfr). L’entità del contributo datoriale è stabilito dagli accordi collettivi.