Nel 2025, circa un lavoratore su cinque nell’Unione Europea ha dichiarato di lavorare abitualmente durante il fine settimana. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, la quota complessiva si attesta al 21,3% tra le persone occupate tra i 15 e i 64 anni. Questo tipo di lavoro è particolarmente diffuso in alcuni settori, soprattutto tra chi lavora nei servizi e nelle vendite, dove quasi la metà degli occupati è attiva anche il sabato o la domenica. Percentuali simili si registrano anche nel settore agricolo, mentre risultano più contenute nelle occupazioni meno qualificate.
Un elemento interessante riguarda la differenza tra lavoratori dipendenti e autonomi: mentre meno di un quinto dei dipendenti lavora nel weekend, tra gli autonomi la quota è molto più elevata, arrivando in alcuni casi a superare il 40%. Questo suggerisce che la flessibilità e l’organizzazione del lavoro incidono fortemente sulla distribuzione degli orari lavorativi.
Le differenze tra i paesi dell’Unione Europea sono notevoli. Alcuni Stati, come Grecia, Cipro e Malta, registrano valori particolarmente elevati, mentre altri, soprattutto nell’Europa orientale, presentano percentuali molto basse.
In questo contesto, l’Italia si distingue per un’incidenza piuttosto alta del lavoro nel fine settimana. Dai grafici emerge che la quota di lavoratori coinvolti è ben superiore alla media europea, soprattutto tra i dipendenti, dove si supera il 30%. Questo dato colloca il paese tra quelli con la maggiore diffusione del lavoro nel weekend.
La spiegazione di questo fenomeno è legata in gran parte alla struttura dell’economia italiana. Settori come il turismo, la ristorazione e il commercio hanno un peso rilevante e richiedono una presenza lavorativa anche nei giorni festivi. Di conseguenza, il lavoro nel fine settimana è più comune rispetto ad altri paesi con economie più orientate all’industria o con modelli organizzativi diversi.








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