NEET in calo in Italia, ma uno su tre cerca lavoro senza trovarlo

Nel 2025 i giovani fuori da studio e lavoro scendono al 13,3%. Il divario con l’Europa si riduce, ma al Sud restano ritardi profondi.
giovane coppia legge la bolletta
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I dati Istat sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali (Rilevazione sulle forze di lavoro 2025, diffusi il 3 novembre 2026) mostrano un miglioramento per i giovani italiani. I NEET, cioè i 15-29enni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, sono il 13,3%, 1,9 punti in meno rispetto al 2024. Il calo più marcato riguarda il Mezzogiorno (-3,1 punti).

Istat
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Il divario con l’Europa si accorcia

Nel 2021 la distanza dalla media Ue27 era di 10 punti. Oggi è di 2,3 punti, con la media europea all’11,0%. L’Italia è ormai vicina alla Francia (12,7%), ma resta sopra Spagna (11,5%) e Germania (9,5%).

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Chi sono i NEET

Non è un gruppo omogeneo. Il 54,1% è diplomato, il 34,1% ha al più la licenza media e l’11,8% è laureato. Più di uno su due (50,8%) ha tra i 25 e i 29 anni. Il fenomeno è più diffuso tra le donne, soprattutto se madri, tra gli stranieri e nel Mezzogiorno.

Un terzo cerca lavoro, un altro terzo è vicino al mercato

Il 35,0% dei NEET è disoccupato (+1,4 punti sul 2024) e il 33,3% fa parte delle forze di lavoro potenziali (+0,8 punti): sono inattivi che non hanno cercato lavoro ma sarebbero disponibili, o hanno cercato senza essere disponibili subito. Solo il 31,7% non cerca e non è disponibile a lavorare, con un calo di 2,2 punti. Il quadro cambia quindi: il calo dei NEET si accompagna a una quota maggiore di giovani che vogliono lavorare e sono già vicini al mercato.

Le differenze di genere sono forti. Tra i NEET maschi il 42,2% è disoccupato e il 18,5% inattivo. Tra le femmine i disoccupati sono il 28,7% e gli inattivi il 43,0%. L’istruzione conta: chi ha un titolo più alto rinuncia meno spesso alla ricerca.

Il peso del Sud

Nel Mezzogiorno il 75,5% dei NEET si dichiara interessato al lavoro, contro il 58,7% del Nord e il 62,7% del Centro. È il segnale di opportunità più scarse. Tra i NEET disoccupati, il 40,3% cerca attivamente da almeno 12 mesi (-1,1 punti sul 2024 e -12,1 sul 2018). Nelle regioni meridionali la quota sale al 48,5%, contro il 29,0% del Nord e il 35,8% del Centro. L’Istat avverte che questo sottogruppo è il più esposto al rischio di scoraggiamento e di uscita dal mercato del lavoro.

La disoccupazione scende con l’istruzione

Il titolo di studio resta una protezione. Tra i 25-64enni il tasso di disoccupazione è del 3,0% tra i laureati, del 5,0% tra i diplomati e dell’8,7% tra chi ha al più la licenza media.

Anche tra i giovani appena usciti dagli studi la disoccupazione cala. Tra i neodiplomati scende al 21,0% (-0,3 punti) e tra i neolaureati al 10,0% (-0,9 punti), con riduzioni di circa 11 punti rispetto al 2018. Nella media Ue27 i tassi sono 12,8% e 7,8%. Il divario di genere resta a sfavore delle donne: tra i neodiplomati la disoccupazione è del 23,0% per le donne e del 19,9% per gli uomini, tra i neolaureati del 10,3% contro il 9,6%.

Anche qui pesa il territorio: nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione supera quello del Nord di 10,5 punti per i bassi titoli, di 6,0 per i diplomati e di 2,5 per i laureati.

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