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Economia circolare in casa: un progetto di social housing a basso impatto

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Autore: floriana liuni

Economia circolare e social housing: due concetti chiave per la sostenibilità abitativa e ambientale riuniti sotto un'unica iniziativa, il Circular Housing Project, progetto pilota coordinato da Redo Sgr. Ne abbiamo parlato con Luca Campadello, Projects & Researches Manager di Ecodom, partner del progetto, e con Andrea Vecci, Sustainability & Communication Manager di Redo Sgr.

Cosa si intende per “Circular Housing Project”? Di cosa si tratta e come funziona?

“Il progetto Circular Housing ha come obiettivo lo sviluppo di un modello innovativo di economia circolare applicabile nel settore immobiliare, - risponde Campadello. - Grazie a Circular Housing gli inquilini useranno mobili ed elettrodomestici di alta qualità e durevolezza, senza essere influenzati nella scelta dalla durata del contratto di locazione. Infatti, sapere di dovere lasciare un appartamento dopo pochi anni, può orientare le scelte degli inquilini nell’acquisto di elettrodomestici e mobili di bassa gamma non avendo la possibilità di considerare i benefici, ad esempio di risparmio energetico, sul lungo periodo. Allo scadere del contratto, inoltre, gli inquilini potranno optare per il recupero e il ricondizionamento, dando così la possibilità per un nuovo utilizzo agli inquilini successivi, risparmiando sui costi del trasloco ed evitando il riadattamento dei mobili”.

Si stima infatti che ogni trasloco porti con sé oltre 1 tonnellata di rifiuti; una tendenza in crescita soprattutto per le generazioni più giovani. Il progetto, che  riguarderà un gruppo pilota di inquilini dei nuovi quartieri di social housing sviluppati a Milano da Redo Sgr, ad Affori e a Crescenzago, prevede invece il ridare una seconda vita agli elettrodomestici e ai componenti d’arredo sviluppando una filiera circolare e sostenibile, capace di introdurre una nuova concezione del fine vita dei rifiuti. I quali saranno ricondizionati garantendo una riduzione dell’impatto ambientale per ogni cittadino di 300 kg CO2eq/anno rispetto ai 600 kg CO2eq/anno normalmente prodotti dall'acquisto e utilizzo di mobili ed elettrodomestici. Una riduzione che, con l’estensione del progetto, potrebbe arrivare in dieci anni a 8,4 Mt CO2eq pari alla quantità assorbita in un anno da un bosco di 8.400 kmq, pari alla superficie della regione Umbria.

Da cosa è nata l’idea di questo progetto?

Risponde Campadello: “L’idea del progetto è nata dalla ricerca della possibilità di dimostrare l’economia circolare nella vita quotidiana, prendendo come caso studio gli elettrodomestici e i mobili, e dal desiderio di promuovere comportamenti circolari e sostenibili. L’occasione di mettere l’idea in pratica ci è stata data dal finanziamento dell’EIT Climate-KIC che ha consentito di costituire un gruppo di lavoro coordinato da REDO SGR insieme a ECODOM, Politecnico di Milano, Poliedra e BSH”.

Il coinvolgimento di diversi attori permetterà il controllo e la gestione di tutte le fasi del processo: dalla fornitura di mobili ed elettrodomestici - prevista nel canone d’affitto e regolata da un istituto finanziario quale intermediario tra fornitore e affittuario - al trattamento del fine vita e ricondizionamento, coordinati da Ecodom, fino al loro ricollocamento in un nuovo appartamento.

Qual è lo scopo del progetto? Cosa si vuole monitorare? Quali saranno gli sviluppi una volta avuti i risultati del progetto pilota?

“Il progetto si propone di studiare un servizio di locazione di unità abitative in social housing che includa il noleggio di elettrodomestici e arredamenti, - risponde Campadello. - Oltre a monitorare gli aspetti economici e ambientali della soluzione proposta, il progetto vuole monitorare l’attitudine dei cittadini nel passare ad un modello di utilizzo senza possesso, e quali siano le condizioni di accettabilità del nuovo modello. Una volta ottenuti dei risultati positivi durante il progetto pilota, sarà possibile proporlo su vasta scala alle residenze in affitto e valutare le modifiche necessarie per un’estensione del progetto anche alle abitazioni di proprietà e nelle residenze studentesche”.

Come si potranno creare nuove soluzioni per la casa a partire da questa idea?

Secondo Andrea Vecci, “Gli edifici sono costituiti da molte componenti che si usurano in tempi diversi quali ad esempio bagni, serramenti, impianti, ecc. Poter progettare fin da subito, insieme alla filiera produttiva circolare, la loro manutenzione, lo smontaggio, la sostituzione e la rigenerazione porterà ad una vera implementazione dal basso dell'economia circolare nell'ambiente costruito”.

Perché un inquilino dovrebbe voler scegliere di aderire a questo genere di utilizzo degli elettrodomestici?

“Molti inquilini hanno già sperimentato con soddisfazione la seconda vita di un elemento di arredo usato – un tavolo, una sedia, una lampada – progettati e fatti per durare, - risponde Vecci. - Anche i prodotti elettronici rigenerati stanno prendendo piede ma per gli elettrodomestici la situazione è un po’ diversa. Il progetto Circular Housing vuole rendere più accessibili quei prodotti di alta gamma, confortevoli, durevoli e performanti, ad un target che normalmente non li acquista. Usarli in affitto, anche rigenerati, non è solo una questione di prezzo. Occorre ingaggiare gli utenti in un corretto utilizzo e manutenzione, far loro apprezzare un customer service adeguato e associare le giuste garanzie ai diversi “pacchetti” di elettrodomestici circolari”.

A quali altri aspetti dell’abitare potrebbe essere applicata questa logica?

“Redo Sgr sta inserendo isole di smart mobility nei nuovi quartieri di social housing, - spiega Vecci, - residenze in cui la mobilità elettrica, condivisa e connessa sia un servizio omnicomprensivo da utilizzare al bisogno e possibilmente pagandolo a forfeit, in abbonamento. Un servizio-piattaforma che in automatico proponga e permetta di prenotare tutti i mezzi necessari, sia pubblici sia privati per compiere il percorso desiderato, suggerendo la combinazione più efficace e conveniente, integrando le diverse opportunità di movimento che Milano può offrire”.