Il sogno di possedere una casa con giardino e piscina è stato per generazioni il simbolo più riconoscibile delle aspirazioni della classe media australiana. Tuttavia, questo ideale è diventato irraggiungibile per gran parte della popolazione a causa degli elevati prezzi degli immobili nelle principali città, come Sydney, dove il prezzo medio si aggira intorno a 1,3 milioni di dollari australiani (790.000 euro al cambio attuale), secondo l'agenzia immobiliare Cotality.
Di fronte a questa situazione, il governo australiano ha presentato un pacchetto di riforme fiscali che i suoi sostenitori definiscono "il più profondo degli ultimi 25 anni". L'obiettivo è correggere gli squilibri creati da decenni di incentivi che, in pratica, hanno favorito gli investitori rispetto a coloro che cercano di acquistare la loro prima casa.
Il fulcro della riforma riguarda due meccanismi fiscali che hanno plasmato il mercato australiano per decenni. Uno è il cosiddetto "negative gearing", un meccanismo che consentiva ai proprietari di immobili di dedurre le perdite se le entrate da locazione erano inferiori alle spese (mutuo, manutenzione o altri costi). D'ora in poi, questo beneficio si applicherà solo agli immobili di nuova costruzione, scoraggiando così gli investimenti nelle case esistenti.
D'altro canto, il bonus del 50% sulle plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili, presente nel Paese oceanico dal 1999, sarà sostituito da un sistema di indicizzazione adeguato all'inflazione, con un'aliquota minima del 30%.
La stessa imposta verrà applicata anche ai "trust", strumenti di investimento utilizzati dai proprietari per trasferire beni a enti finanziari che li gestiscono.
Per non penalizzare gli investimenti già effettuati, il Governo ha scelto di tutelare i beni esistenti, pertanto gli immobili acquisiti prima dell'entrata in vigore delle nuove norme saranno esentati dalle modifiche fiscali.
Un dibattito su più fronti
Secondo diversi economisti consultati dal Financial Times, queste nuove misure potrebbero innescare un calo degli investimenti nel settore immobiliare e, di conseguenza, un rallentamento delle nuove costruzioni. D'altro canto, i sostenitori accolgono con favore il fatto che la politica fiscale stia iniziando a favorire gli acquirenti più giovani.
Tuttavia, i critici sollevano diverse obiezioni: avvertono che la riduzione degli incentivi per gli investimenti privati potrebbe diminuire l'offerta di alloggi disponibili e far aumentare gli affitti, danneggiando proprio coloro che non possono permettersi di acquistare. Secondo questi esperti, la riforma potrebbe comportare la costruzione di 35.000 case in meno nei prossimi dieci anni a causa del calo degli investimenti privati.
Per compensare tale potenziale deficit, il governo ha annunciato un fondo di 2 miliardi di dollari australiani (1,2 miliardi di euro) destinato a finanziare le infrastrutture di base che faciliteranno lo sviluppo del territorio e consentiranno la costruzione di 65.000 nuove abitazioni, nell'ambito di un piano più ampio che prevede la realizzazione di 1,2 milioni di case entro la fine del decennio.
La prestigiosa testata giornalistica afferma che diversi esperti consultati insistono sul fatto che nessuna riforma fiscale risolverà la crisi se non si affronta il problema di fondo: l'Australia semplicemente non ha abbastanza alloggi.








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