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Negozi chiusi la domenica e i festivi: quale l'impatto sull'economia?

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Chiusure domenicali, impatto sull'economia / Gtres
Autore: floriana liuni

Con il lungo ponte di Pasqua, 25 aprile e 1 maggio la questione delle chiusure domenicali è stata momentaneamente accantonata dal Governo, onde evitare problemi agli esercenti che avrebbero dovuto rinunciare a ghiotte occasioni senza avere idea di come affrontare la situazione. Ma la questione, sopita, non è ancora cancellata dall’agenda politica, che si propone quanto prima di riscrivere le norme con criteri quanto più possibile condivisibili da tutti, e soprattutto dagli alleati che reggono l’esecutivo. I quali si trovano su posizioni piuttosto diverse: mentre i 5Stelle propongono una chiusura di 45 giorni l’anno, la Lega sarebbe favorevole a concedere maggiore autonomia di scelta ai gestori delle attività commerciali.

L’idea alla base della chiusura domenicale, si sa, sarebbe quella di rilanciare il tempo trascorso in famiglia e nei centri cittadini. Ma le abitudini degli italiani sono ormai così mutate che non è detto questa soluzione avrebbe i risultati sperati. Addirittura, il solo risultato potrebbe essere un danno economico, cosa di cui in questo momento il Paese proprio non ha bisogno. Ma a quanto ammonterebbe tale danno? Un molto citato report del bolognese Istituto Cattaneo ha provato a conteggiare l’impatto di un eventuale provvedimento in questo senso.

Chiusure domenicali: l'impatto secondo l'Istituto Cattaneo

Secondo il report, la proposta dei 5Stelle potrebbe far contrarre il Pil dello 0,5%, pari a 9,4 milioni di euro, costando 148 mila posti di lavoro. Ciò si tradurrebbe anche in un minore introito fiscale di 2 miliardi di euro,andando a creare ulteriore pressione sulla crescita del Paese.

“Possiamo stimare che ogni domenica di chiusura rispetto alla situazione attualmente vigente porti ad una riduzione di occupati pari ad un valore oscillante tra 2.700 e 3.300 occupati”, si legge nel report, che valuta separatamente l’impatto delle diverse proposte di chiusura presentate da 5Stelle (la più drastica), Lega e anche PD.

Partendo da una stima Cermes/Bocconi del 2006 che vede un Pil generato dalle aperture domenicali di 300 milioni di euro,  la più blanda proposta di chiusura fatta dal Partito Democratico avrebbe un impatto occupazionale di 15 mila posti di lavoro complessivi, incluse le filiere, e una perdita del Pil pari allo 0,064% (960 milioni di euro). Parziale recupero sarebbe generato dal contestuale aumento dell’ecommerce, con un rimbalzo positivo stimato tra 680 e 750 milioni di euro.

“La proposta della Lega – prosegue il report dell’Istituto Cattaneo, - avrebbe un impatto occupazionale stimato in meno di 33 mila posti di lavoro con una perdita relativa di Pil pari allo 0,14% (-2,1 miliardi di euro). Di questi riteniamo plausibile un recupero di 1,4 miliardi, concentrato per circa 900 milioni sull’ecommerce e 500 milioni in termini di spesa nelle altre giornate della settimana”.

La proposta dei 5Stelle avrebbe invece l’impatto descritto sopra, con un parziale recupero di 5,4 miliardi di euro “concentrato per circa 1,4 miliardi sull’ecommerce e 4 miliardi in termini di spesa nelle altre giornate della settimana; in quest’ultimo caso la quota ad appannaggio dei piccoli esercenti sarebbe marginale, stimabile tra il 10 ed il 15%”.

Un testo unificato, che prevede 30 giornate di chiusura (4 festivi e 26 domeniche), “porterebbe una riduzione stimata di 94.000 posti dl lavoro ed un impatto negativo sul Pil di 6 miliardi di euro”, con “un recupero di 3,5 miliardi di cui 1 miliardo in termine di sviluppo dell’ecommerce e 2,5 miliardi in termine di spesa nelle altre giornate della settimana e nelle giornate domenicali/festive di apertura. Alle cifre citate va aggiunto almeno il 50% del mancato introito dai turisti esteri”.