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Case per studenti, le città universitarie sono pronte a ripartire

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Autore: Redazione

Il covid non può fermare la cultura universitaria: di conseguenza, non finirà nemmeno l’esigenza degli studenti di trovare casa nelle località prescelte per seguire la propria formazione. Secondo quanto emerso da un webinar organizzato da Aspesi, gli operatori dello student housing sono più che pronti a tornare in pista accogliendo nuovi investimenti.

L’interesse degli investitori per le residenze studentesche infatti non si è affievolito con la didattica a distanza, nonostante si rilevi un potenziale calo delle immatricolazioni causa Covid che potrebbero avere ripercussioni sulle città a vocazione studentesca.  Stando alla testimonianza di Maurizio Carvelli, Ceo di Camplus, emersa durante il webinar di Aspesi, “durante il lockdown un terzo degli studenti ha comunque scelto di restare nelle residenze universitarie e le riconferme per il prossimo anno sono del 63%, una percentuale più alta di quella del 2019”. Infatti, solo a Torino Camplus aumenterà di 786 posti (distribuiti in due nuove strutture) l’offerta di residenza universitaria (+ del 50% di quella attualmente esistente) e ciò al netto della chiusura del complesso al Lingotto che per la sua conformazione non consentiva misure di sicurezza adeguate.

“Gli investitori non sono affatto preoccupati”, ha aggiunto Giovanni Maria Benucci, CEO di Fabrica Immobiliare SGR. “Gli effetti del Covid vanno distinti in puntuali, periodici e permanenti. L’effetto puntuale ha ridotto del 70% le presenze, l’effetto periodico sarà vicino al 20% ma il permanente pensiamo sarà vicino allo zero. Come investitori di lungo periodo avremo comunque il tempo di raccogliere i frutti. La nuova moderna formazione attrarrà nuova domanda - in uno scenario che vede già una bassissima copertura del fabbisogno (appena il 10%) - così come le nuove tipologie di residenzialità, basate sempre meno sullo spazio fisico e sempre più su infrastrutture e servizi: con queste caratteristiche, tutta la residenzialità, dal senior housing al multifamily moderno, avrà prospettiva di resilienza nel breve e di crescita nel medio e lungo termine”.

E le prospettive sono positive non solo a Torino. “Stiamo partecipando ad una gara per la realizzazione del primo quartiere smart a Roma, in cui immaginiamo di sviluppare un importante e moderno spazio di residenzialità universitaria, e ci ha sorpresi l’enorme afflusso di partecipanti. Siamo letteralmente inseguiti da investitori e gestori non domestici interessati a questo progetto”.

Anche Oronzo Perrini, Direttore Generale di REAM SGR, ha confermato le intenzioni della loro società - espressione del territorio piemontese - di continuare il percorso recentemente intrapreso di investimento nel segmento dello student housing e non più solo a Torino, dove sono già in corso due iniziative di sviluppo. “La vera sfida è sull’attrattività” – ha dichiarato. “E’ fondamentale che Università e istituzioni creino progetti capaci di rendere attrattive per gli studenti le città. D’altra parte, gli operatori dovranno creare prodotti che siano frutto della collaborazione con i gestori, con elevata qualità ed efficienza, capaci di attrarre capitali in un momento di attendismo”.

E in tema di attrattività e soluzioni per la ripartenza emerge ancora  l’assoluta rilevanza della rigenerazione urbana e della conseguente necessità per gli investitori di certezze normative fiscali, urbanistiche e giuridiche. Per il Presidente di ASPESI Torino Marco Crespi “per ripartire è necessario mettere sul tavolo idee nuove per risolvere vecchi problemi. L’emergenza non ha fatto altro che enfatizzare problematiche già esistenti, ignorate o solo in parte affrontate. Bisogna ricordare che le residenze per studenti sono ancora prive di un riconoscimento normativo della loro specificità e, quindi, manca una disciplina urbanistica e contrattuale organica che le sottragga ai vincoli esistenti per le costruzioni  ordinarie e le locazioni residenziali alle famiglie”.