Il saldo e stralcio rappresenta una soluzione vantaggiosa per chi ha debiti con il Fisco, offrendo la possibilità di sanare la propria posizione con importi ridotti.
Cresce l’interesse per la prossima tornata di iniziative legate a questa misura, anche se al momento non c’è nulla di concreto all’orizzonte e molto probabilmente potrebbe materializzarsi solo una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali.
Grazie a questa si potranno sanare o annullare in parte anche alcune imposte locali come IMU e Tari.
In attesa del prossimo saldo e stralcio, vediamo quali sono i debiti ammessi a questa procedura e quale riduzione degli stessi si può ottenere.
Quando ci sarà il prossimo saldo e stralcio 2024?
A pochi giorni dall’approvazione della Legge di Bilancio 2025 si continua a parlare della possibilità di una nuova sanatoria fiscale.
L’unica certezza al momento è che non ci sarà alcun saldo e stralcio 2024, visto che non si è parlato di nulla in tal senso, ricordando che l’ultima operazione di questo tipo risale al 2018.
La speranza resta appesa ora a una proposta di legge presentata in Parlamento poco prima di fine novembre, grazie alla quale potrebbe prendere vita la rottamazione quinquies.
Senza entrare nel dettaglio della proposta, ci limitiamo semplicemente a segnalare che, così come è stata pensata, la nuova definizione agevolata presenta regole diverse rispetto alla rottamazione quater e sarebbe per molti versi più conveniente per il contribuente.
In caso di approvazione della proposta portata avanti dalla Lega, nella rottamazione quinquies troveranno spazio sia le entrate patrimoniali che quelle tributarie.
Con riferimento a queste ultime, si avrà quindi la possibilità di annullare parzialmente o sanare alcune imposte come IMU e Tari.
Una delle novità da evidenziare riguarda l’arco temporale che sarà coperto dalla rottamazione quinquies, dal momento che è prevista l’estensione ai ruoli affidati tra il 1° luglio 2022 e il 31 dicembre 2023, rispetto alla rottamazione quater che ha coperto fino a ora il periodo tra il 1° luglio 2022 e il 31 dicembre 2023.
Quali sono i debiti che rientrano nel saldo e stralcio?
Torniamo a parlare del saldo e stralcio, che si differenzia dalla rottamazione delle cartelle per un aspetto di non poco conto.
In entrambi i casi è prevista la cancellazione di interessi e sanzioni, ma nella definizione agevolata il contribuente paga quanto dovuto, mentre nel caso del saldo e stralcio versa solo una parte del debito e quella restante viene stralciata appunto.
La misura del saldo e stralcio non è valida in maniera indistinta, ma si applica in casi specifici e spesso è riferita solo ad alcune tipologie di debiti, affidati all’Agente di Riscossione in un determinato arco temporale che copre un numero più o meno lungo di anni.
Di solito nel saldo e stralcio rientrano i carichi derivanti:
- dai versamenti omessi dovuti in autoliquidazione (ad esempio tributi come Irpef, IVA e altre imposte dovute ma non pagate);
- dai contributi previdenziali non versati da parte dei contribuenti iscritti alle casse professionali o alla gestione separata INPS;
- dai tributi locali (IMU, Tari, Tosap, Imposta sulla pubblicità ecc.).
In merito a quest’ultimo punto, ossia al saldo e stralcio dei tributi comunali, è bene evidenziare che l’IMU rientra nel saldo e stralcio, ma solo a condizione che il Comune di riferimento aderisca alla misura.
Inoltre, nel caso dell’IMU e degli altri tributi comunali, la riduzione del debito è prevista solo con riferimento a sanzioni e interessi, mentre il capitale dovuto è pagato per intero.
Quali sono i Comuni che hanno aderito alla rottamazione delle cartelle?
Come abbiamo appena evidenziato, ai Comuni è lasciata facoltà di aderire o meno alla rottamazione delle cartelle, visto che questi enti vivono di tributi locali.
L’urgente bisogno di far quadrare i bilanci, quindi, può indurre le singole amministrazioni comunali a negare la possibilità del condono fiscale, puntando al rientro integrale delle somme ancora spettanti.
Di fatto non esiste una lista centralizzata aggiornata dei Comuni aderenti, poiché la decisione dipende da ogni singola amministrazione.
Per questo motivo è consigliabile verificare direttamente sui siti ufficiali del proprio Comune o contattare l'ufficio tributi locale per sapere se hanno adottato una delibera ad hoc e quali condizioni applicano.
Sulla base delle informazioni disponibili e già circolate mesi addietro, nella lista dei Comuni che hanno aderito alla rottamazione quater troviamo: Acerra, Arezzo, Lecce, Pistoia, Lucca e Potenza.
Tra le grandi città che hanno detto no ci sono: Milano, Roma, Bologna, Firenze, Piacenza, Modena, Verona e Bari.
Quanto può essere un saldo e stralcio?
Come detto in apertura, la procedura del saldo e stralcio è sicuramente conveniente per il contribuente, che può vedere alleggerito e non poco il suo debito.
Non c’è una regola fissa in base alla quale poter determinare quanto si può ottenere con questa procedura.
In linea generale, possiamo dire che di solito il saldo e stralcio varia tra il 30% e il 70% del debito totale, ma si può estendere anche tra il 20% e l’80% dell’intero importo.
Diversi sono i fattori che possono influire sull’entità della riduzione ottenibile attraverso questa procedura:
- situazione economica del debitore: chi ha maggiori difficoltà finanziarie potrebbe spuntare uno “sconto” maggiore;
- tipologia del debito: a seconda della presenza o meno di garanzie può aumentare o diminuire la percentuale accettata dal creditore;
- anzianità del debito: il saldo e stralcio sarà più conveniente per un debito molto vecchio o vicino alla prescrizione;
- entità del debito: il creditore sarà disposto ad “accontentarsi” di somme più basse pur di ottenere qualcosa in presenza di un debito elevato.



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