Nel caso in cui la badante convivente non dovesse lasciare libero l'immobile, si possono avviare le pratiche di sfratto.
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sfratto badante
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Al termine del contratto di lavoro il personale assunto per assistere un anziano non autosufficiente deve lasciare libero l’alloggio. Ma cosa succede se questo non dovesse avvenire? È possibile avviare la procedura di sfratto alla badante, anche se in un primo momento sarebbe auspicabile tentare una risoluzione amichevole della controversia. Se questo non dovesse dare i frutti sperati, il proprietario del’immobile può segnalare la violazione di domicilio alle forze dell’ordine e, subito dopo, procedere con le pratiche relative alla causa civile per sfratto.

Quando la badante deve lasciare la casa

La possibilità di risiedere all’interno della casa dell’assistito è un benefit legato al lavoro che la badante sta svolgendo. Una volta che il rapporto professionale si dovesse chiudere - per qualsiasi motivo: licenziamento o per il decesso dell’anziano assistito - il lavoratore (o la lavoratrice) deve lasciare libera la stanza che occupa.

Ma dopo quanto tempo la badante deve lasciare libero l'immobile? Lo deve fare entro il termine del preavviso: questo varia a seconda dell’anzianità di servizio e dell’orario di lavoro. A disporre questa regola è il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).

In caso di licenziamento il periodo di preavviso previsto per una badante convivente è così stabilito:

  • 15 giorni, nel caso in cui sia impiegata per almeno 25 ore la settimana e se l’anzianità di servizio è inferiore a 5 anni.
  • Il periodo si allunga a 30 giorni se l’anzianità supera i cinque anni.
  • Nel caso in cui la badante sia impiegata per meno di 25 ore la settimana, il preavviso è pari ad 8 giorni nel caso in cui abbia un’anzianità inferiore a 2 anni, che sale a 15 giorni per chi è impiegata da più tempo.
Una badante che si prende cura di un assistito
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Cos’è il periodo di preavviso

A seguito della ricezione della comunicazione di licenziamento alla badante viene concesso un lasso di tempo per lasciare libero l’abitazione. Questo è in sintesi il periodo di preavviso, la cui durata, come abbiamo visto in precedenza, viene calcolato sulla base dell’anzianità di servizio e dell’orario di lavoro.

Durante il periodo di preavviso la badante può continuare a vivere nell’abitazione in cui svolgeva il proprio lavoro. Nel caso in cui sia stata licenziata ha diritto alla liquidazione delle ferie e dei permessi non goduti. Dovrà essere erogato anche il TFR, ossia il Trattamento di Fine Rapporto.

Cosa ha stabilito la Cassazione

Una volta soddisfatti i suoi diritti, la badante deve lasciare libera l'abitazione: nel caso in cui la dovesse continuare ad occupare a seguito della morte della persona assistita, può essere accusata del reato di invasione di edificio. A stabilirlo è stata la sentenza n. 36546/2015 della Corte di Cassazione.

La presa di posizione dei giudici della Suprema Corte è scaturita da un caso specifico, nel quale per una lavoratrice era stata ravvisata una condotta riconducibile all’invasione di edificio perché si era immessa - senza alcun titolo - nel possesso dell’immobile dopo la morte del datore di lavoro. La badante, in estrema sintesi, continuando a rimanere all'interno dell’immobile dopo la cessazione del rapporto di lavoro, aveva acquisito illegittimamente il suo possesso.

Una giovane badante
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Cosa fare se la badante non vuole lasciare la casa

È chiaro, a questo punto, che la badante debba lasciare l’abitazione una volta che si sia concluso il periodo di preavviso. Ma come bisogna comportarsi nel caso in cui non lo voglia fare? Il primo passo è quello di tentare un dialogo e cercare di comprendere quali siano le ragioni che si nascondono dietro al suo rifiuto, cercando di offrire un supporto laddove sia possibile.

Un confronto con la badante può portare a sottoscrivere un contratto di locazione (in questo caso i proprietari possono tutelarsi prima ancora di affittarle l’immobile, documentandosi sulla sua affidabilità con la banca dati di morosità immobiliare). Se, purtroppo, nemmeno il dialogo porta a qualcosa, è bene procedere con una lettera di diffida legale, a cui dovrà seguire - nel caso in cui la prima mossa non dovesse ancora bastare - un’azione giudiziaria per lo sfratto.

In questa fase della pratica è sempre bene farsi seguire da un legale, per non commettere degli errori. I passaggi da seguire dovrebbero essere i seguenti:

  • si deve tentare il dialogo. Prima di intraprendere qualsiasi tipo di azione legale è importante parlare con la badante e cercare di comprendere quali siano i motivi del suo rifiuto: l’obiettivo è quello di trovare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti;
  • diffida legale. Nel caso in cui il dialogo non dovesse essere sufficiente, si deve inviare una lettera di diffida formale, che deve essere redatta con l’assistenza di un legale. Si dovrà intimare alla badante di lasciare l’immobile entro un determinato periodo;
  • azione legale. Se anche la diffida cade nel vuoto è necessario procedere con un'azione giudiziaria per lo sfratto, adottando le procedure che sono previste dalla legge;
  • forze dell’ordine. Quando la situazione diventa critica è opportuno chiedere l’intervento delle autorità, che possono essere un valido appoggio per far rispettare i propri diritti.
badante ed anziano
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Come togliere la residenza alla badante?

In questo più ampio contesto è necessario rimuovere la residenza della badante dall’alloggio. Per farlo il datore di lavoro deve comunicare il cambio di residenza all’ufficio anagrafe del Comune: alla pratica deve essere allegata una copia del contratto di lavoro e un documento d’identità. La procedura da seguire nel dettaglio è la seguente:

  • il datore di lavoro si deve recare presso l’ufficio anagrafe del Comune e presentare una comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro e di cambio di residenza. O, in alternativa, di assenza di residenza presso il domicilio del datore di lavoro;
  • il Comune, a questo punto, effettuerà una serie di accertamenti per verificare che la badante non risieda più presso il datore di lavoro;
  • nel caso in cui i controlli dessero esito positivo, la residenza viene cancellata.
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