Dal 1° marzo 2021, contestualmente alle nuove etichette delle classi energetiche, nei 27 Paesi dell’Unione Europea sono entrate in vigore le nuove norme sul diritto alla riparazione degli elettrodomestici. Vediamo di cosa si tratta.
Le nuove norme stabiliscono che le aziende appartenenti all’Unione europea che vendono elettrodomestici hanno l’obbligo di garantire all’utente la possibilità di ripararli entro un periodo stabilito di tempo e quindi essere nelle condizioni reperire con facilità i pezzi di ricambio e le istruzioni per aggiustarli.
Il Parlamento europeo, infatti, aveva approvato la norma riguardante il diritto alla riparazione degli elettrodomestici lo scorso novembre proprio con l’obiettivo di ridurre l’accumulo di rifiuti Raee. Per farlo è stato necessario incentivare una visione di sostenibilità e di economia circolare, una maggiore durata e riciclabilità degli elettrodomestici.
Nel dettaglio, il diritto alla riparazione degli elettrodomestici sancisce che i pezzi di ricambio debbano essere reperibili per:
- almeno 7 anni dopo l’acquisto per gli apparecchi di refrigerazione (10 anni per le guarnizioni delle porte);
- almeno 10 anni per lavatrici e lavasciuga domestiche;
- almeno 10 anni per le lavastoviglie domestiche (7 anni per alcune parti per le quali l’accesso può essere limitato ai riparatori professionisti).
Inoltre, durante il periodo coperto dal diritto alla riparazione, la casa produttrice dell’elettrodomestico deve garantire la consegna dei pezzi di ricambio entro 15 giorni lavorativi. Non solo, i pezzi di ricambio devono poter essere sostituiti con strumenti comunemente disponibili e senza danni permanenti all’apparecchio.





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