Arroccata nella roccia del Tigray, accessibile solo attraverso un percorso vertiginoso, Abuna Yemata Guh è una delle chiese rupestri più suggestive al mondo.
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Abuna Yemata Guh
Getty images

Non è solo una chiesa rupestre spettacolare: è uno di quei luoghi che mettono alla prova le gambe, la testa e perfino il modo in cui si guarda alla fede e al paesaggio. Si tratta di Abuna Yemata Guh, in Etiopia: per raggiungerla bisogna arrampicarsi letteralmente sulla roccia, camminare su cenge esposte e affrontare un percorso che richiede attenzione e sangue freddo. Poi, all’improvviso, appare un piccolo santuario scavato nella parete, impreziosito da affreschi antichi che raccontano secoli di devozione. Un’esperienza che resta impressa non solo per l’adrenalina della salita, ma anche per il silenzio sospeso e la profonda spiritualità che avvolgono chi varca la soglia.

Dove si trova Abuna Yemata Guh e perché è così famosa

La chiesa di Abuna Yemata Guh si trova nel cuore del massiccio del Gheralta, nel woreda (distretto) di Hawzen, nel nord dell’Etiopia, regione del Tigray. È scavata in un pinnacolo di arenaria appartenente alle formazioni Enticho e Adigrat Sandstones e si trova a circa 2.580 metri di altitudine, ossia 200–250 metri sopra il livello della pianura sottostante. Da quassù, nelle giornate limpide, lo sguardo si apre su un mare di rilievi, gole e altopiani che danno la misura dell’isolamento e della forza di questo paesaggio.

La posizione di Abuna Yemata Guh è così spettacolare che, vista dal basso, è difficile immaginare che lì, sul ciglio del vuoto, si trovi una chiesa affrescata ancora oggi frequentata da sacerdoti e fedeli. La chiesa è praticamente nascosta nella roccia, e solo chi conosce il percorso sa dove si trova l’accesso, mimetizzato nella parete del pinnacolo.

Abuna Yemata Guh
Evan Williams, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

La fama internazionale di Abuna Yemata Guh si è diffusa soprattutto grazie a reportage, documentari di viaggio e fotografie che hanno mostrato al mondo l’assurdo equilibrio tra il vuoto, i fedeli a piedi nudi sulle cenge e gli affreschi antichi custoditi nella piccola navata. È diventata famosa a livello internazionale per diversi motivi:

  • la posizione inaccessibile, che richiede un’ascesa esposta con tratti di arrampicata non protetti dalle classiche attrezzature alpine;
  • la tradizione che la collega ai Nove Santi e al VI secolo d.C., facendo di questo pinnacolo un luogo di eremitaggio e contemplazione antichissimo;
  • gli affreschi interni, tra i meglio conservati del Tigray, che coprono volte e pareti con figure di apostoli e santi;
  • l’intensità emotiva dell’esperienza: per raggiungere un luogo di culto vivo, dove si celebrano ancora riti e preghiere, si cammina letteralmente “sospesi nel vuoto”.

La storia di Abuna Yemata Guh e leggenda dei Nove Santi

La storia di Abuna Yemata Guh si intreccia con una delle tradizioni più affascinanti del cristianesimo etiopico: quella dei Nove Santi. Secondo la memoria locale, la chiesa sarebbe stata scavata nel VI secolo e dedicata ad Abuna Yemata (o Abba Yem’ata), uno dei nove monaci missionari provenienti da Roma, Costantinopoli e dall’area siriaca che giunsero in Etiopia tra la fine del V e l’inizio del VI secolo per rafforzare e diffondere il cristianesimo.

Questi santi sono considerati i padri della tradizione monastica etiope. La scelta di ritirarsi su pinnacoli isolati come quello che ospita Abuna Yemata Guh è legata a un ideale di ascesi radicale: vivere in un luogo remoto, lontano dalle distrazioni del mondo, in contatto diretto con Dio e allo stesso tempo protetto dagli sconvolgimenti politici e militari che hanno attraversato nei secoli il Corno d’Africa.

Abuna Yemata Guh
https://www.flickr.com/people/obarder/, CC BY-SA 2.0 Wikimedia commons

Gli interni della chiesa Abuna Yemata Guh

Abuna Yemata Guh è un esempio straordinario di chiesa rupestre in gran parte monolitica: non è stata costruita pietra su pietra, ma è stata scavata in un unico blocco di roccia arenaria. La struttura interna di Abuna Yemata Guh segue lo schema tipico di molte chiese rupestri del Gheralta, ma con alcune caratteristiche peculiari. Tutto è ricavato direttamente nella roccia arenaria, senza aggiunte murarie significative, se non per piccoli elementi funzionali o di protezione.

  • Una pianta scavata nella roccia, con pareti, colonne e pilastri modellati direttamente nell’arenaria. Questi sostegni fungono sia da elementi architettonici che da superfici pittoriche.
  • Una cupola centrale, anch’essa ricavata per asportazione di materiale, decorata con motivi cristiani: spesso si riconoscono apostoli, figure angeliche e motivi geometrici che inquadrano la scena centrale.
  • Nicchie e archi scolpiti nella roccia, talvolta utilizzati per riporre oggetti liturgici o per ospitare icone.

Le superfici rocciose mostrano ancora i segni delle tecniche di scavo tradizionali: piccole incisioni, tratti regolari che testimoniano un lavoro lungo, paziente e completamente manuale. 

Affreschi, icone e lingua geʽez

Il vero tesoro di Abuna Yemata Guh, oltre alla posizione spettacolare, sono i suoi affreschi, sorprendentemente ben conservati grazie al clima secco del Tigray e alla relativa protezione offerta dalla grotta stessa. 

  • Sulle cupole e sulle pareti spiccano le rappresentazioni dei Dodici Apostoli, riconoscibili per la disposizione in serie, ciascuno con i propri attributi iconografici: spesso con libri, rotoli o croci nelle mani, a sottolineare il loro ruolo di portatori del Vangelo.
  • Non mancano figure bibliche come Mosè, Paolo, Pietro, Tommaso e altri santi venerati nella tradizione etiopica. Molti personaggi sono raffigurati frontalmente, con grandi occhi e lineamenti stilizzati, secondo lo stile tipico dell’iconografia cristiana d’Oriente.
  • Particolarmente importanti sono le scene e le figure dedicate ai Nove Santi e alla tradizione monastica etiope. Questi cicli non sono soltanto decorativi: raccontano, per immagini, la storia stessa dell’evangelizzazione della regione.
  • Sono presenti icone mobili, spesso in forma di diptychs e triptychs (pannelli a due o tre ante) che venivano e vengono tuttora utilizzati nella liturgia e nella devozione privata.
  • Le pareti riportano iscrizioni in geʽez, l’antica lingua liturgica etiope, ancora oggi utilizzata nella Chiesa ortodossa etiope.
Abuna Yemata Guh
Mark Fischer, CC BY-SA 2.0 Wikimedia commons

Come arrivare ad Abuna Yemata Guh e punto di partenza

Raggiungere Abuna Yemata Guh significa combinare spostamenti su strada con un vero e proprio trekking in montagna. Per arrivare nella zona di Abuna Yemata Guh serve innanzitutto raggiungere la regione del Tigray e, in particolare, l’area del massiccio del Gheralta. Una volta lì, ci si affida a strade secondarie, in parte asfaltate e in parte sterrate, che si inoltrano fra i villaggi ai piedi dei pinnacoli.

  • Arrivo in città come Mek’ele (capoluogo regionale) o Hawzen, che funzionano da base logistica per le escursioni verso le chiese rupestri del Gheralta.
  • Trasferimento in auto o 4x4 verso i villaggi più vicini al pinnacolo che ospita la chiesa. Le strade possono essere sterrate, con tratti sconnessi, soprattutto nella stagione delle piogge.
  • Incontro con guide locali – spesso obbligatorie o comunque fortemente consigliate – e, se necessario, con portatori o accompagnatori. 

Dai villaggi o dai piccoli parcheggi ricavati alla base delle rocce inizia il percorso a piedi: dapprima un sentiero in salita, poi le prime rocce, quindi i passaggi che mettono alla prova l’equilibrio e la testa.

Abuna Yemata Guh
Evan Williams, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Quanto tempo ci vuole per raggiungere Abuna Yemata Guh

Il tempo necessario dipende da più fattori: condizioni della strada, forma fisica, abitudine a camminare in montagna. Tuttavia, è possibile dare delle indicazioni orientative utili per pianificare la giornata.

  • Il trasferimento su strada da Mek’ele ai villaggi di partenza per il trekking dura in media 1–3 ore, a seconda del percorso scelto, delle soste e dello stato delle strade.
  • Dal punto di partenza del sentiero fino alla chiesa il tempo complessivo di salita a piedi è in genere compreso fra i 45 e i 90 minuti
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