Una rupe scura che sembra una mano gigante, cinque dita puntate al cielo e un grappolo di case aggrappate al pendio. È l'immagine che resta negli occhi prima ancora di parcheggiare: Pentedattilo, nel cuore dell'Area Grecanica reggina, ha l'aura dei luoghi che non si dimenticano. Qui si è consumata una faida nobiliare che ha fatto nascere leggende di fantasmi e impronte insanguinate sulla roccia. Per decenni il borgo è rimasto quasi vuoto, poi è ripartito dal basso tra artigianato, trekking e cinema all'aperto.
Dove si trova e cosa aspettarsi
Una frazione collinare di Melito Porto Salvo, provincia di Reggio Calabria: Pentedattilo sorge ai piedi del Monte Calvario, affacciata su una fiumara che scende verso lo Ionio. L'inquadratura cambia a ogni tornante: il profilo dolomitico della rupe incornicia case di pietra chiara, alcune recuperate, altre ancora ferite dal tempo.
Nelle giornate terse, lo sguardo arriva allo Stretto e, più in là, alla sagoma dell'Etna. Il nome racconta tutto: dal greco Pentadaktylos, "cinque dita", a ricordare le radici ellenofone della zona, dove l'italiano convive con il greco di Calabria.
Una storia di scosse, feudi e ombre
La tradizione colloca le origini ai Calcidesi nel VII secolo a.C.: prima emporio in età greca, poi avamposto romano, quindi centro passato sotto Bizantini e Normanni. In epoca feudale spicca il castello, oggi ridotto a ruderi, legato all'episodio più noto: la strage degli Alberti. La notte di Pasqua del 1686 il maniero viene assaltato e gran parte della famiglia del marchese Lorenzo Alberti viene uccisa, mentre pochi superstiti finiscono al centro di intrighi e fughe tra Malta e Vienna.
Alle ferite della cronaca si sommano quelle naturali: il terremoto del 1783, le piene delle fiumare, lo spopolamento culminato nello sgombero degli anni Sessanta. Per lungo tempo restano tetti crollati e scalinate sospese; poi, dalla fine degli anni Ottanta e soprattutto dai Duemila, associazioni e volontari avviano un recupero paziente.
Vicoli, botteghe e piccoli musei
Il dedalo di viuzze che sale verso la rupe ospita botteghe artigiane in antiche abitazioni, con pietra a vista e soffitti a volta. Tra gli indirizzi, il MuTrap - Museo delle Tradizioni Popolari Contadine - raccoglie attrezzi agricoli, utensili domestici e strumenti per lino e lana: un compendio sulla vita nelle campagne reggine prima dell'industrializzazione.
Poco distante, un piccolo spazio dedicato al bergamotto (spesso indicato come Bergamia) espone antichi strumenti di estrazione ed essenze, oli, saponi e profumi legati all'agrume simbolo di Reggio Calabria. Le chiese aggiungono quiete e memoria: nella Candelora si conserva un gruppo marmoreo cinquecentesco della Madonna col Bambino, attribuito a maestranze carraresi; nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo spiccano una statua mariana, un organo del Settecento e la tomba di Don Giuseppe Alberti con lo stemma di famiglia.
Festival: quando la rupe diventa uno schermo
Con l'estate il borgo si anima. Il Pentedattilo Film Festival porta in piazza il cortometraggio internazionale: proiezioni all'aperto, incontri e workshop in un contesto che rende ogni serata un set naturale. Nella stessa stagione l'Area Grecanica ospita il Paleariza, rassegna etno-culturale che tocca più paesi, Pentedattilo compreso: musica tradizionale, balli, racconti in greco di Calabria e laboratori legati alla valorizzazione del territorio.
Come arrivare velocemente
L'auto resta l'opzione più pratica: da Reggio Calabria si percorre la litoranea verso Melito Porto Salvo e si risale per pochi chilometri la strada collinare che porta alla frazione. Le curve sono decise, il panorama ripaga a ogni tornante. In treno si arriva fino a Melito Porto Salvo, sulla linea ionica calabrese; dalla stazione si prosegue con taxi, navette locali quando attive o auto a noleggio. Lo scalo più vicino è l'aeroporto di Reggio Calabria; in alternativa Lamezia Terme o Catania, combinando poi ferrovia e auto, con tempi più lunghi da mettere in conto.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sembra scolpito in una mano gigante: l’incredibile borgo fantasma in Calabria che nasconde un segreto da brividi








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