Napoli, la grotta romana che unisce Virgilio, Leopardi e una galleria di 711 m

Nel Parco Vergiliano a Piedigrotta si incrociano storia e quiete. Tra colombari, tombe illustri e la Crypta Neapolitana.
parco vergiliano
Armando Mancini, CC BY-SA 2.0 Wikimedia commons

Nel cuore vivo di Mergellina esiste un varco nel tufo che spegne il rumore in un attimo. Quale luogo mette insieme una grande galleria romana, un colombario augusteo e la sepoltura di uno dei massimi poeti italiani? È il Parco Vergiliano a Piedigrotta, custode della Crypta Neapolitana e delle memorie legate a Virgilio e Giacomo Leopardi. Un angolo sorprendente che, in pochi metri, fa incontrare ingegneria, letteratura e leggende, offrendo un rifugio di pace con vista su Napoli.

Dove si trova e cosa racchiude il Parco Vergiliano a Piedigrotta

Il complesso si trova in Salita della Grotta 20, dietro la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, sul versante orientale del promontorio di Posillipo. Fu allestito negli anni Trenta del Novecento in occasione del bimillenario della nascita di Virgilio, con l'obiettivo di ordinare e valorizzare un'area carica di memorie. Da non confondere con il Parco Virgiliano di Posillipo affacciato sul mare, questo spazio più raccolto si sviluppa sul pendio, tra vialetti ombreggiati e scorci sulla città.

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Qui si concentrano tre elementi chiave. La cosiddetta "tomba di Virgilio" è in realtà un colombario romano di età augustea, scavato nel tufo e articolato in piccole nicchie: la tradizione, alimentata da pellegrinaggi di letterati e viaggiatori del Grand Tour, lo ha identificato come il luogo legato al poeta dell'Eneide. Pochi metri più in alto, la tomba di Giacomo Leopardi, realizzata nel 1939, accoglie le spoglie trasferite dalla chiesa di San Vitale a Fuorigrotta; il monumento sobrio dialoga con un panorama che abbraccia Mergellina e il golfo. A chiudere la prospettiva, l'imbocco monumentale della Grotta di Posillipo, che introduce alla grande galleria romana.

La galleria romana lunga 711 metri che cambiò i collegamenti

La Crypta Neapolitana, nota anche come Grotta di Posillipo o Grotta di Virgilio, attraversa il promontorio collegando l'area di Mergellina con l'entroterra verso Fuorigrotta. Misura circa 711 metri di lunghezza, con una sezione variabile tra 4 e 6 metri, interamente scavata nel tufo giallo napoletano. Quando fu realizzata, nel I secolo a.C., rappresentò un progresso decisivo per la mobilità del golfo.

Le fonti antiche attribuiscono l'opera a Lucio Cocceio Aucto, ingegnere al servizio di Marco Vipsanio Agrippa. L'obiettivo era creare collegamenti rapidi e protetti tra Napoli e i porti militari dell'area flegrea, come il Portus Iulius. La galleria rientrava in un sistema integrato di trafori, insieme alla Grotta di Cocceio e alla Crypta Romana: veri corridoi sotterranei pensati per spostare uomini e rifornimenti lontano da tratti costieri esposti.

Leggende, memorie e restauri lungo i secoli

Per secoli si è raccontato che fosse stato Virgilio, con arti magiche, ad aprire la grotta in una sola notte: una leggenda che ha colorato l'identità del luogo e che riaffiora in aneddoti medievali, come quello che coinvolge Roberto d'Angiò e Petrarca. L'associazione fra il poeta e la cavità è rafforzata dalla presenza del colombario vicino all'ingresso orientale, percepito popolarmente come sepoltura virgiliana.

Le testimonianze letterarie non mancano. Seneca descrive la Crypta come un luogo angusto, polveroso, cupo: un passaggio scomodo ma prezioso, che per secoli continuò a servire gli spostamenti civili oltre quelli militari. Nel Quattrocento, sotto Alfonso V d'Aragona, si abbassò il piano di calpestio per rendere meno ripida la salita dal lato di Mergellina. 

Nel Cinquecento, il viceré don Pedro di Toledo ordinò un ampliamento e una pavimentazione più regolare. Nel Settecento, Carlo di Borbone promosse lavori di consolidamento. All'inizio dell'Ottocento, Giuseppe Bonaparte introdusse un'illuminazione a lampade a olio, trasformando il buio in un corridoio punteggiato da punti luce.

La galleria rimase in uso fino alla fine del XIX secolo, quando venne chiusa per problemi di stabilità, in un'epoca in cui si iniziavano a preferire percorsi alternativi più moderni. All'interno resistono epigrafi e tracce di affreschi medievali, indizi concreti di frequentazioni stratificate.

Come arrivare e quando andare

L'area di Mergellina/Piedigrotta è facilmente integrabile in un itinerario che include lungomare, Castel dell'Ovo e, per chi desidera salire, panorami di Posillipo. Per raggiungere Salita della Grotta 20 si può contare su più opzioni connesse tra loro.

Dall'aeroporto di Napoli-Capodichino si può proseguire in taxi o con i collegamenti su gomma verso il centro, per poi utilizzare metropolitana o mezzi di superficie in direzione Mergellina. Chi arriva in treno scende a Napoli Centrale/Piazza Garibaldi e prosegue con la metropolitana o i treni metropolitani, completando il tragitto con una breve passeggiata. In auto si segue la direttrice del lungomare tenendo presente traffico e difficoltà di parcheggio, soprattutto nei fine settimana.

Un itinerario tra parco, mare e sapori napoletani

Uscendo dal parco, la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta introduce a strade vissute, legate a devozioni e feste popolari. In pochi minuti si raggiunge il porticciolo di Mergellina. La cucina di pesce trova spazio in ristoranti e trattorie con proposte classiche, dallo spaghetto alle vongole alla frittura mista. 

Articolo visto su (travel.thewom.it) È l’angolo più suggestivo e misterioso della Campania: un rifugio di pace che nasconde un segreto lungo 2000 anni

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