Sotto la città di Fermo ci sono ben 30 cisterne d'acqua dell'Antica Roma

Sotto Fermo si estende un labirinto romano di 2.200 m². Arte, shopping e mare a pochi chilometri in un’unica gita.
cisterne fermo
Bellatrovata, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Si può camminare tra logge e negozi e, pochi metri sotto, ritrovarsi in un'opera idraulica romana grande come un piccolo museo. Succede a Fermo, nelle Marche, dove un complesso di cisterne del I secolo d.C. custodisce 2.200 metri quadrati di storia. Il tutto a breve distanza sia dai Sibillini sia dall'Adriatico, in un territorio che mette insieme arte, manifattura e cucina. È il tipo di meta che fa venire voglia di deviare il percorso e fermarsi un giorno in più. 

Il gigante d'acqua nascosto sotto il centro

Le cisterne romane di Fermo, tra i complessi meglio conservati d'Europa, si estendono sotto il cuore storico vicino alla Chiesa di San Domenico. L'impianto, realizzato nel I secolo d.C., copre circa 2.200 metri quadrati ed è articolato in trenta ambienti rettangolari disposti su tre file parallele. Le volte a botte raggiungono fino a sei metri di altezza, generando un effetto scenico che sorprende anche chi conosce già l'ingegneria romana.

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La funzione era pratica e vitale: raccogliere l'acqua piovana e distribuirla in città, con diramazioni fino al porto. Il sistema è rimasto in uso come serbatoio idrico fino agli anni Ottanta del Novecento, a testimonianza di una continuità rara. 

Un centro storico sul Colle Sabulo che ha conservato la sua forma

La città storica sorge attorno e sulla sommità del Colle Sabulo e ha mantenuto per secoli l'impronta medievale. La cerchia muraria quattrocentesca di età sforzesca, con torri rompitratta, ancora delimita in parte l'abitato. Le porte dedicate a Sant'Antonio, Santa Caterina e San Giuliano sono rimaste, mentre gli ingressi corrispondenti a Porta San Francesco e Porta San Marco sono stati eliminati nell'Ottocento.

Origini antiche e simboli identitari

Il nome rimanda al latino "firmus", nella doppia accezione di fedeltà e confini certi. I materiali funerari rinvenuti in zona datano ai secoli IX-VIII a.C., fase proto-etrusca, segno di un radicamento ben precedente alla romanizzazione. Colonia di Roma dal 264 a.C., Fermo ottenne la cittadinanza nel 90 a.C., consolidando il legame con l'Urbe. Lo stemma alterna aquile e croci in quattro campi e il motto recita "Firmum firmae".

Chiese, logge e un teatro settecentesco da record cittadino

La Chiesa del Carmine, con l'annesso convento e l'antico Palazzo del Monte di Pietà, venne eretta agli inizi del Trecento lungo l'attuale corso Cefalonia. Sul lato orientale, tra il 1240 e il 1425, prese forma la Chiesa di San Francesco: l'edificio ha subito interventi alla facciata nei secoli, mentre il portale porta la data del 1604. Gli interni colpiscono per le proporzioni, con tre navate scandite da sei grandi pilastri e un'abside poligonale.

Il barocco ha una vetrina nella Chiesa di San Filippo, in corso Cavour, oggi inglobata nella sede del Palazzo di Giustizia. Il salotto urbano è Piazza del Popolo, racchiusa da lunghe teorie di logge che ne disegnano un profilo inconfondibile. Qui affacciano il Palazzo dei Priori, sede municipale, e il Teatro dell'Aquila, con circa mille posti e un palcoscenico di circa 350 metri: un riferimento della scena settecentesca marchigiana.

In tavola, i sapori del fermano

Il territorio conferma la sua vocazione anche a tavola, con una tradizione che mette insieme pasta, salumi e formaggi. Dopo le visite, si apprezza una cucina fatta di ricette essenziali e prodotti riconoscibili. Alcune specialità sono ormai un biglietto da visita del luogo e dei centri vicini. Per esempio:

  • Maccheroncini di Campofilone
  • Pasta all'uovo delle colline fermane
  • Ciambellotto
  • Caciotta
  • Ciauscolo
  • Salame fermanello
  • Vino cotto

Articolo visto su (turistipercaso.it) Nelle Marche c’è una città millenaria che nasconde le cisterne romane più grandi di tutta Italia

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