I pini loricati sono alberi millenari modellati dal vento che hanno trasformato il Parco Nazionale del Pollino in un paesaggio unico nel Sud Italia. Qui, tra cime che guardano lo Ionio, canyon profondi e faggete tutelate dall'UNESCO, si incrociano natura e piccoli centri dove il tempo scorre lento. Negli stessi chilometri si passa da grotte preistoriche a santuari affacciati nel vuoto, da acque termali naturali a fiumi perfetti per il rafting. Si tratta del più grande parco d'Italia, ma con la giusta rotta si riesce a costruire un itinerario ricco senza perdersi.
Alta quota e paesaggi che sorprendono
Il cuore del Pollino si rivela salendo di quota: dorsali rocciose, praterie d'alta montagna e larghi respiri di panorama. L'accesso ideale è il Colle dell'Impiso, varco strategico da cui partono i sentieri più battuti sia per il trekking sia per la mountain bike. Qui si trovano radure luminose, tracce ben leggibili e dislivelli che richiedono preparazione, ma ripagano con viste ampie e silenzi pieni.
Dove ammirare i pini loricati
Salendo verso la Serra di Crispo si incontra la firma del Pollino: i pini loricati, alcuni con oltre mille anni di vita, tronchi chiari e chiome scure che disegnano il profilo delle creste. Dalla Grande Porta del Pollino ai Piani del Pollino, il paesaggio si apre in conche erbose dove in inverno domina la neve e in estate esplodono fiori e pascoli. Il Belvedere Malvento, oltre i 2.000 metri, regala un colpo d'occhio sulla Calabria interna e sul Timpone di Sant'Angelo che vale la fatica della salita.
Foreste UNESCO e passeggiate facili
Oltre le creste, non va saltato il patrimonio forestale iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale: le antiche faggete di Cozzo Ferriero e Pollinello mostrano ecosistemi intatti, verticali e silenziosi. Per chi preferisce ritmi più morbidi, il Bosco Magnano offre percorsi brevi e segnalati tra ruscelli freddi anche in piena estate, ponti di legno e aree perfette per una sosta all'ombra.
Borghi, santuari e sapori del territorio
Il Pollino non è solo wilderness: il suo tessuto umano è fatto di borghi compatti, santuari panoramici e tradizioni contadine che resistono. Ogni centro è una porta diversa sul parco e conviene pianificare tappe a quote e versanti alternati per coglierne la varietà.
Versante lucano: basi comode e santuari d'alta quota
San Severino Lucano è una base pratica per esplorare i sentieri e il vicino Bosco Magnano; nel centro si riconoscono la Chiesa Madre settecentesca e botteghe con biscotti a forma di otto, mieli e liquori alle erbe. Viggianello, nella valle del Mercure e tra i Borghi più belli d'Italia, organizza uscite di acqua-trekking, ciaspolate in inverno ed escursioni verso i pini loricati.
Poco sopra la linea dei boschi, il Santuario della Madonna del Pollino custodisce una tradizione legata a un'apparizione mariana e un belvedere naturale su molte vette del massiccio; il vicino Rifugio Pino Loricato è il punto d'appoggio per le salite a Serra di Crispo. A Rotonda, sede dell'Ente Parco ed Ecomuseo del Pollino, si scoprono storia e prodotti tipici come il fagiolo poverello bianco di Rotonda e la melanzana rossa, coltivati nelle campagne circostanti.
Versante calabrese: borghi arroccati e culture vive
Morano Calabro si arrampica sul pendio con castello e chiese; qui il Centro studi naturalistici "Il Nibbio" introduce alla fauna del parco. A Civita, la comunità arbereshe mantiene lingua e tradizioni raccontate nel Museo Etnico: dal paese si affacciano le Gole del Raganello, corridoio roccioso tra i più spettacolari dell'Appennino meridionale.
Papasidero lega il suo nome al Santuario della Madonna di Costantinopoli, incastonato nella roccia e affacciato sul fiume Lao, meta rinomata per il rafting. Più a sud-est, Cerchiara di Calabria unisce vista sul mare e montagna: il Santuario di Santa Maria delle Armi domina la piana ionica, mentre alle Grotte delle Ninfe si trovano piccole pozze termali sulfuree usate da secoli per trattamenti della pelle.
Grotte preistoriche e riconoscimenti internazionali
Il Pollino è anche un grande archivio all'aperto della presenza umana. Nelle vicinanze di Papasidero, la Grotta del Romito conserva incisioni e testimonianze dal Paleolitico superiore al Neolitico: il sito, immerso tra pareti scure e vegetazione umida, racconta con precisione la vita di migliaia di anni fa. L'area è riconosciuta come Geoparco Globale UNESCO: forme del rilievo, canyon e rocce hanno valore scientifico internazionale, al pari delle antiche faggete iscritte nel Patrimonio Mondiale.
Outdoor: trekking, bike, acqua e neve
La rete sentieristica del Pollino è ampia e classificata con difficoltà da T a EE. Conviene valutare distanza e dislivello e, per i percorsi lunghi in alta quota, affidarsi a guide esperte.
I percorsi da segnare in agenda
Partendo dal Colle dell'Impiso si sale verso il Monte Pollino e la Sella Dolcedorme lungo tracce panoramiche ma impegnative. Un altro classico porta alla Serra di Crispo passando da Fosso Jannace, tra abeti, aceri e faggi prima dell'esposizione finale tra i pini loricati. Per camminate più brevi si può restare nei dintorni del Rifugio Pino Loricato, esplorare il Bosco Magnano o puntare al Belvedere Malvento con tracciati segnalati.
Due ruote e fiumi
Chi pedala trova asfalto, sterrati per gravel e single track per MTB: impegnativi i percorsi nella zona La Falconara - Terranova di Pollino, più scorrevoli i circuiti tra Rotonda e Viggianello. In Calabria, la Ciclovia dei Parchi attraversa Mormanno e Morano Calabro, con connessioni a nodi ferroviari e bus attrezzati per il trasporto bici. Sull'acqua, il fiume Lao è una certezza per rafting e kayak guidati, mentre le Gole del Raganello offrono tratti di canyoning in contesti spettacolari.
Neve e sport invernali
Quando la neve copre i piani alti, entrano in gioco sci di fondo, sci escursionismo e ciaspolate. A breve distanza dal parco, Terranova di Pollino (Piano Giumenta) è il riferimento sciistico della zona; le aree di Monte Sirino e Sellata ampliano l'offerta con impianti, piste battute e scuole, utili per chi desidera affiancare alle escursioni giornate sugli sci.
Quando andare e come arrivare
La scelta del periodo dipende dall'attività. Primavera e autunno offrono temperature miti e sentieri perfetti per camminare; in estate conviene puntare su fiumi, gole e boschi ombrosi; in inverno si trovano scenari innevati ma è necessario verificare condizioni e attrezzatura.
Le principali vie d'accesso stradali sono l'Autostrada del Mediterraneo A2 (E45) con uscite come Lauria, Laino Borgo, Campotenese, Frascineto e Castrovillari, e la SS106 Ionica (E90) collegata al parco da arterie come la SS653 della Val Sinni e la SS534 per Castrovillari. In treno, i nodi utili sono Sapri, Scalea, Paola, Roggiano Scalo-San Marco Argentano, Trebisacce, Sibari, Policoro e Maratea, con prosieguo in autobus; i servizi locali sono garantiti dal consorzio COTRAB (Basilicata) e da TNC Trasporti Nord Calabria. Gli aeroporti di riferimento sono Napoli, Bari e Lamezia Terme, da cui si prosegue con auto a noleggio o mezzi pubblici.
Itinerario essenziale: cosa vedere se il tempo è poco
Con due giorni pieni si può costruire un assaggio del parco combinando natura, cultura e attività. Di seguito una proposta equilibrata che alterna altitudini, tempi di spostamento e momenti di sosta.
- Giorno 1 (versante lucano): Colle dell'Impiso - Piani del Pollino - Belvedere Malvento; pomeriggio a Rotonda per Ecomuseo e prodotti tipici; tramonto al Santuario della Madonna del Pollino.
- Giorno 2 (versante calabrese): mattina alla Grotta del Romito e rafting leggero sul Lao; pomeriggio a Civita tra Museo Etnico Arbereshe e affaccio sulle Gole del Raganello; rientro con sosta panoramica a Morano Calabro.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sembrano sculture naturali ma sono alberi millenari: il paradiso selvaggio nel Sud Italia che ti lascerà senza fiato








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