Case che brillano di una luce calda con minuscole conchiglie incastonate nei muri, e sotto, stanze segrete senza finestre dove il vino riposa da secoli. Si tratta di Cella Monte, nel cuore del Monferrato Casalese. Qui la pietra locale, chiara e dorata, parla di un antico mare; il sottosuolo, invece, svela gli infernot, ambienti ipogei scavati a mano. Il borgo fa parte del "Monferrato degli Infernot", una componente dei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte, Langhe, Roero e Monferrato riconosciuti come Patrimonio Unesco.
Un borgo dorato che "ricorda" il mare
Cella Monte si adagia su una collina circa 10 km sopra Casale Monferrato e una trentina da Asti, con un centro compatto raccolto attorno a via Barbano. Le facciate sono costruite con la pietra da cantoni, un'arenaria chiara ricca di fossili: osservandola da vicino, compaiono conchiglie e tracce di organismi marini, memoria tangibile di quando, milioni di anni fa, qui c'era il mare.
Questa uniformità di materiali crea una continuità visiva rara: balconi in ferro, portoni in legno scuro e cortili custoditi da cancellate si susseguono come un'unica quinta scenica. Anche il nome racconta il luogo: "Cella" è attestato dal XII secolo, mentre "Monte" fu aggiunto nell'Ottocento per rimarcare la posizione panoramica; la piazza principale oggi è dedicata al sindaco Luigi Vallino, che promosse ufficialmente il toponimo nel 1863.
Il segreto sotto terra: gli infernot
L'anima più sorprendente del borgo vive al di sotto delle strade. Gli infernot sono ambienti sotterranei scavati a mano nella pietra da cantoni, privi di prese d'aria e capaci di mantenere temperatura e umidità stabili. Non sono semplici cantine: nacquero per custodire al meglio il vino e, un tempo, anche il cibo, diventando un'estensione essenziale della vita domestica contadina. Dallo scavo degli infernot si ricavava spesso la pietra per le case. Molti si trovano sotto abitazioni private, ma nel territorio se ne possono visitare diversi, spesso in occasione di eventi o su prenotazione.
L'Ecomuseo della Pietra da Cantoni
Il punto di partenza ideale per capire questo mondo è l'Ecomuseo della Pietra da Cantoni, in piazza Vallino, all'interno di Palazzo Volta. Qui le guide accompagnano nella visita dell'infernot del museo e raccontano materiali, tecniche di scavo e usi nel tempo. Palazzo Volta, con logge affacciate sulla corte e un giardino retrostante che guarda verso Rosignano Monferrato, è uno degli edifici simbolo del paese. Intorno, tra case-fortezza e antiche dimore, la pietra chiara continua a legare epoche diverse, facendo di via Barbano una vera "spina dorsale" scenografica del centro storico.
Arte diffusa e soste panoramiche
La parte nord del borgo è dominata dalla chiesa di San Quirico, una piccola costruzione di origine romanica posta su una collinetta erbosa. Un giardino ordinato, con fiori e alberelli, introduce a un belvedere naturale sui tetti e sui filari che disegnano le colline. Sul retro, un'area pic-nic con tavoli e qualche braciere offre una sosta semplice e piacevole, soprattutto nelle giornate limpide.
Il percorso d'arte di Gianni Colonna
Cella Monte è anche una piccola galleria a cielo aperto. Sui muri del centro e nella frazione Coppi si incontra il percorso "Giorno Notte" del pittore Gianni Colonna, che qui ha vissuto a lungo. Opere affisse su facciate e pareti dialogano con la pietra, portando colori contemporanei tra portoni e finestre storiche. Una delle opere è visibile all'interno della chiesetta di San Quirico, attraverso una parete vetrata; il percorso culmina con la Pietà sulla facciata della Chiesetta di Sant'Anna, a Coppi, immersa tra i vigneti.
Tra vigne e strade bianche: camminare e pedalare
Il territorio invita a uscire dal borgo e a seguire i crinali. Esistono anelli che collegano Cella Monte a Moleto, Olivola e Rosignano Monferrato, percorribili a piedi o in bicicletta, con saliscendi regolari e strade poco trafficate. Un nuovo anello è stato pensato proprio per valorizzare i punti panoramici e il paesaggio vitato, con rientro in paese senza necessità di spostarsi in auto.
La rete di piccoli collegamenti permette di modulare la durata dell'uscita in base al tempo a disposizione e alla stagione, con viste che cambiano dal verde intenso primaverile ai toni gialli e rossi dell'autunno. Ecco alcuni spunti che consentono di ampliare la visita restando nel raggio di poche colline e senza perdere l'atmosfera monferrina.
- Rosignano Monferrato, tra cave storiche e infernot diffusi
- Olivola, con le sue pietre antiche e scorci rurali
- Ozzano Monferrato e Moncalvo, piccoli centri dal carattere marcato
- Santuario della Madonna di Crea e Sacro Monte, percorso tra cappelle immerso nel verde
- Castello di Montemagno, a presidio di un altro tratto di colline vitate
Vini, tartufi e un festival che cambia il paese
Il rapporto con il vino è strettissimo e attraversa ogni strato del territorio: dai filari che circondano il borgo agli infernot che, per definizione, custodiscono bottiglie in condizioni ideali. Diverse cantine in paese e nei dintorni organizzano degustazioni e visite alle strutture sotterranee, spesso in un contesto familiare in cui si ascoltano direttamente i racconti di chi lavora la vigna. In autunno, il protagonista diventa anche il tartufo bianco: il primo weekend di novembre si tiene la Fiera del Tartufo Bianco in Valle Ghenza, che richiama appassionati e curiosi.
A fine estate, tra fine agosto e inizio settembre, il Jazz Re:Found Festival trasforma Cella Monte in un villaggio musicale diffuso. Palchi, concerti di respiro internazionale e attività legate a outdoor, benessere ed enogastronomia cambiano ritmo e prospettiva del borgo per alcuni giorni.
Articolo visto su (travel.thewom.it) In Piemonte c’è un borgo dorato dove le case sono fatte di conchiglie e nascondono un incredibile segreto sotto terra








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