Un borgo che dall'alto sembra una scacchiera disegnata a mano, e che al suo cuore custodisce uno dei chiostri gotici più grandi di tutta la Francia. A Villefranche-de-Rouergue, in Occitania, lungo il fiume Aveyron, ogni angolo racconta un Medioevo prospero e ordinato, con strade che tagliano il centro in quadranti perfetti e pietre che hanno visto crociate, epidemie e ribellioni. Il risultato è una città-bastide che mette insieme armonia urbana e monumenti di livello, a partire dalla certosa di Saint-Sauveur. C'è anche una torre con 163 gradini a spirale: la fatica dura pochi minuti, la vista resta in memoria per molto più tempo.
Dove si trova e perché sorprende
Villefranche-de-Rouergue si trova nel dipartimento dell'Aveyron, nel Sud della Francia, a circa due ore da Tolosa. È una tipica bastide occitana: un impianto urbano medievale pianificato, dove le strade si incrociano ortogonalmente e disegnano isolati regolari. Vista dall'alto, la trama geometrica è evidente e dà al borgo quell'aspetto a "scacchiera" che incuriosisce viaggiatori e fotografi. Il centro storico, compattissimo, si sviluppa attorno alla piazza e ai principali edifici religiosi, con la presenza di numerosi palazzi e case mercantili. Oggi la cittadina conta circa 12 mila abitanti.
Una storia che ha plasmato le sue pietre
Le origini della bastide risalgono al 1229, all'indomani del trattato di Parigi che chiuse la crociata albigese. Fu Alfonso di Poitiers, fratello del re Luigi IX, a fondare Villefranche su terreni dove sorgeva l'antico villaggio di Le Peyrade. Nei secoli successivi, la città conobbe una fase di benessere regolata anche da leggi suntuarie (1348) che testimoniavano una vivacità economica tale da richiedere norme precise.
Le cronache ricordano poi gli effetti della peste nel 1463, quindi nel 1558 e nel 1628, cicatrici che hanno segnato la comunità come molte altre in Europa. Durante la Seconda guerra mondiale, la presenza di una divisione tedesca portò a una ribellione locale, repressa con durezza, ma capace di ispirare la resistenza francese nell'Aveyron.
Cosa vedere nella bastide a scacchiera
La ricchezza monumentale è sorprendente: si contano 28 siti di interesse in un perimetro gestibile a piedi, tra mura, vicoli e antiche case. La collegiata di Notre-Dame, edificata nel XIII secolo, è considerata il simbolo della città: architettura gotica, massa imponente e una torre campanaria con una scala a chiocciola di 163 gradini. Salire richiede attenzione e un po' di fiato, ma il panorama sui tetti e sul reticolo urbano è uno di quei premi che danno senso al viaggio. Tra gli edifici religiosi colpisce anche la cappella dei Penitenti Neri, con una decorazione interna di gusto barocco che sorprende per ricchezza e cura.
Il capolavoro assoluto resta però la certosa di Saint-Sauveur, antico monastero certosino che unisce silenzio monastico e audacia costruttiva. La struttura custodisce uno dei chiostri gotici più grandi di tutta la Francia, un quadrilatero monumentale che racconta, con la sua misura, la visione e le risorse che il borgo seppe concentrare nei secoli.
Da non perdere: il meglio in tre passi
Per chi dispone di poco tempo conviene puntare su tre tappe essenziali, che raccontano l'identità del borgo tra Medioevo, spiritualità e vedute panoramiche. Queste soste coprono l'arco della giornata e permettono di cogliere il diverso volto della città al variare della luce, senza rinunciare ai momenti più fotogenici.
- Certosa di Saint-Sauveur: il chiostro gotico monumentale è il fulcro della visita e dà la misura storica di Villefranche-de-Rouergue.
- Collegiata di Notre-Dame: salire i 163 gradini della torre regala la lettura perfetta dell'impianto a scacchiera.
- Cappella dei Penitenti Neri: l'interno barocco sorprende in un contesto dominato dal gotico, aggiungendo un cambio di registro visivo.
Come arrivare: auto, treno, autobus e aereo
Raggiungere Villefranche-de-Rouergue è semplice e lascia ampia scelta tra auto, treno, bus e aereo. In auto, da sud si può seguire l'autostrada A20 con uscite 61 o 59; da nord sono utili le uscite 58 o 54. In alternativa, l'A75 consente di arrivare sia da nord sia da sud, utilizzando le uscite 42 o 45 a seconda del percorso impostato.
Per chi preferisce il trasporto pubblico, sono operative la linea autobus 205 da Figeac e la 203 da Rodez, mentre la stazione locale è servita dalla ferrovia Tolosa-Aurillac. In aereo, l'aeroporto di Rodez si trova a circa un'ora, quello di Tolosa a un'ora e mezza, soluzione comoda per integrare un itinerario più ampio nel Sud-Ovest francese.
Articolo visto su (turistipercaso.it) Francia, il borgo a scacchiera che custodisce uno dei chiostri gotici più grandi del paese








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