Roscigno Vecchia, il borgo fantasma del Cilento

Nel Parco del Cilento sopravvive un borgo svuotato nel 1902. Resilienza, memorie e una visita che insegna a viaggiare con rispetto.
Roscigno Vecchia
Roberto Vito Gerardo, CC0 Wikimedia commons

In Italia esiste un luogo dove l'orologio sembra essersi bloccato più di un secolo fa. Non è un set cinematografico, e non è neppure un parco a tema: è Roscigno Vecchia, nel cuore del Cilento. La sua storia sorprende perché mescola abbandono e rinascita, fragilità del territorio e caparbietà umana. Ed è proprio questo intreccio che oggi attira visitatori in cerca di un modo diverso di viaggiare.

Dove si trova Roscigno Vecchia

Roscigno Vecchia si trova all'interno del Parco Nazionale del Cilento, in Campania, tra montagne e boschi che hanno custodito per secoli un'economia rurale paziente. La notorietà del borgo non nasce da un evento spettacolare, ma da un processo lento: lo spopolamento, la sospensione della vita quotidiana e la successiva riscoperta. 

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È stato definito la "Pompei contemporanea" non per cataclismi improvvisi, bensì per l'effetto di un tempo che, a un certo punto, ha smesso di scorrere come altrove. 

Dal Medioevo al Novecento: le origini agricole

Le radici di Roscigno affondano nell'XI secolo, quando il borgo prese forma attorno a campi e terrazzamenti. Ulivi e vigneti hanno segnato per generazioni il paesaggio e il lavoro, disegnando un'economia essenziale e resiliente. Le architetture, semplici e funzionali, raccontano una vita di comunità scandita dai ritmi agricoli e dalle stagioni. 

1902, l'anno che ha cambiato tutto

All'inizio del Novecento frane e alluvioni resero l'area instabile e a rischio, compromettendo l'abitabilità del borgo. Nel 1902 si decise di abbandonare gradualmente le case, e nel tempo Roscigno Vecchia si svuotò. Non fu una fuga improvvisa ma un processo che, stagione dopo stagione, ridusse la vita quotidiana a ricordo.

Il destino sembrava segnato: essere una delle tante ghost town italiane. Basti pensare a esempi spesso citati come Craco in Basilicata o Canale Monterano nel Lazio, anch'esse cresciute nel mito proprio grazie al silenzio lasciato dall'ultima serranda abbassata.

L'uomo che ha riacceso il borgo

La storia ha preso un'altra piega con la scelta di Giuseppe Spagnuolo, che nel 1996 decise di tornare a Roscigno Vecchia. Per oltre vent'anni è stato il volto e la voce del paese sospeso, accogliendo viaggiatori e curiosi, spiegando con calma cosa significhi restare quando tutti vanno via. 

La sua presenza ha impedito che il borgo scivolasse nell'incuria e nell'oblio, trasformandolo in un luogo di incontro e racconto. Con la sua scomparsa all'inizio del 2024, si è riaperto il tema della tutela e della valorizzazione: come proseguire un'esperienza che ha fatto scuola nel turismo dei luoghi fragili.

Cosa vedere oggi a Roscigno Vecchia

La visita restituisce luoghi e dettagli che parlano da soli. 

  • Piazza Giovanni Nicotera: il cuore del borgo, dove si immaginano scambi, giochi, contrattazioni e giornate d'ombra nelle ore più calde.
  • Tracce della vita di paese: insegne, portali, volumi delle case che evocano botteghe, il bar di ritrovo, piccoli lavori e consuetudini collettive.
  • Chiesa di San Nicola di Bari: colpita da un incendio oltre due secoli fa e oggi sconsacrata; l'interno non è visitabile, ma resta un riferimento simbolico.

Non solo Roscigno: le altre città fantasma citate spesso

Il fascino dei borghi sospesi nel tempo è diffuso in più regioni. 

  • Craco (Basilicata): simbolo di spopolamento e memoria, fotografata e raccontata a livello internazionale.
  • Canale Monterano (Lazio): rovine scenografiche immerse nella natura, altro esempio di paesaggio antropico tornato al silenzio.

Articolo visto su (turistipercaso.it) C’è un borgo nel Cilento dove la vita si è fermata più di 100 anni fa: la sua storia è incredibile

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