La Rhizoctonia solani è uno dei funghi fitopatogeni più temuti da chi cura un prato ornamentale, un orto o un giardino. Questo microrganismo vive nel terreno e colpisce le piante a livello radicale e del colletto, provocando marciumi, disseccamenti e chiazze che in pochi giorni possono rovinare mesi di lavoro. A differenza di altri patogeni fogliari, la Rhizoctonia agisce dal basso: parte dalle radici, risale verso il colletto e spesso manifesta i danni in superficie solo quando l'infezione è già in stadio avanzato. Ecco, quindi, cos’è la Rhizoctonia solani, come riconoscerla, quali specie attacca e soprattutto come eliminare il problema.
Quali sono i sintomi della Rhizoctonia solani
Riconoscere i sintomi della Rhizoctonia solani in tempo può fare la differenza. I segnali cambiano a seconda della pianta ospite e dello stadio di sviluppo, ma esistono alcuni tratti comuni che rendono questa malattia identificabile anche a occhio.
Il sintomo più caratteristico sul tappeto erboso è la comparsa di chiazze circolari o irregolari, di colore giallo-bruno, che si espandono rapidamente quando le temperature superano i 25-28 °C e l'umidità è elevata. In gergo tecnico si parla spesso di macchia bruna: le aree colpite sembrano "bruciate" e, nelle prime ore del mattino, è possibile notare un alone grigiastro di micelio ai bordi della chiazza, il cosiddetto smoke ring.
Sulle piantine giovani il fungo provoca il cosiddetto damping-off (moria delle plantule). Le giovani piante marciscono alla base del fusto, si afflosciano e muoiono nel giro di poche ore. Il colletto diventa molle, scuro, quasi acquoso al tatto.
Un aspetto che rende insidiosa la diagnosi è la somiglianza con altri patogeni del suolo, come Pythium e Fusarium. Ma alcuni dettagli aiutano a distinguere la Rhizoctonia:
- Le chiazze sul prato tendono ad avere bordi ben definiti, con il tipico anello di micelio visibile al mattino presto.
- Le lesioni sul colletto sono asciutte e color cuoio, non acquose e maleodoranti come nel caso di Pythium.
- Il micelio, osservato al microscopio, presenta ramificazioni ad angolo retto.
Prato e non solo, le specie attaccate dalla Rhizoctonia
La Rhizoctonia solani è un patogeno polifago, il che significa che non si limita a un'unica coltura ma attacca centinaia di specie vegetali diverse. Questa versatilità lo rende particolarmente problematico per chi gestisce giardini misti, orti e aziende agricole. Le principali categorie di piante colpite sono:
- Tappeti erbosi: le graminacee da prato sono tra le vittime preferite. Lolium perenne, Festuca arundinacea, Poa pratensis e Agrostis stolonifera subiscono il tipico brown patch, con danni estetici e funzionali soprattutto nei periodi estivi caldo-umidi.
- Orticole a frutto: pomodoro, peperone, melanzana e cetriolo soffrono di marciumi al colletto e damping-off in semenzaio. La coltivazione in serra, dove l'umidità relativa resta alta, amplifica il rischio.
- Orticole a foglia: lattuga, spinacio, bietola e insalate da taglio sono soggette a marciume basale.
- Leguminose: fagiolo, soia e pisello possono subire lesioni radicali e al colletto che riducono la vigoria della pianta e la resa produttiva.
- Cereali: riso, frumento, orzo e mais vengono attaccati con modalità diverse a seconda della specie.
- Tuberi e radici: la patata è una delle colture storicamente più colpite: la malattia produce croste nere sulla superficie dei tuberi, rendendoli meno appetibili e penalizzandone la commercializzazione.
Come si cura la Rhizoctonia solani, i rimedi
Affrontare la Rhizoctonia solani richiede un approccio complesso e integrato: nessun singolo intervento, da solo, garantisce risultati duraturi. La strategia più efficace combina buone pratiche colturali, interventi biologici e, quando necessario, l'impiego di fungicidi mirati.
- Gestione agronomica e prevenzione: la prima difesa è la gestione del suolo. Ridurre l'umidità stagnante al livello del colletto è fondamentale: irrigare al mattino presto, evitare bagnature serali prolungate e migliorare il drenaggio del terreno abbassano drasticamente la pressione del patogeno.
- La rotazione colturale resta una delle armi più potenti in orto e in pieno campo. Anche la scelta di varietà resistenti o tolleranti gioca un ruolo importante.
- L'apporto di sostanza organica compostata di qualità stimola la microflora antagonista naturalmente presente nel suolo, creando una competizione biologica che limita la crescita del patogeno. Il pH del terreno, idealmente tra 6,0 e 6,5 per la maggior parte delle colture, influisce sulla disponibilità di nutrienti e sull'attività microbica.
- Lotta biologica: negli ultimi anni l'impiego di microrganismi antagonisti ha guadagnato sempre più terreno.
- La solarizzazione del suolo: la copertura del terreno con film plastico trasparente durante i mesi più caldi per innalzarne la temperatura può ridurre significativamente la popolazione di sclerozi nei primi centimetri di profondità.








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