Dove si trova il borgo con il confine passa attraverso un santuario

Un confine invisibile tra Toscana ed Emilia attraversa chiesa, case e un bar. Storia, curiosità e info utili per la visita.
San Pellegrino in Alpe
Allie Caulfield, CC BY 2.0 Wikimedia commons

In Italia esiste un paese dove il confine non corre lungo un fiume o un crinale, ma attraversa un altare. A San Pellegrino in Alpe, sull'Appennino tosco-emiliano a 1.525 metri, la linea amministrativa tra Toscana ed Emilia-Romagna entra in chiesa e ne esce dalle case. Dentro il santuario che custodisce i Santi Pellegrino e Bianco, capo e busto riposano sul lato emiliano, mentre il resto dei corpi si trova in territorio toscano. Una particolarità che ha avuto conseguenze concrete anche di recente.

Un confine che taglia case e santi

Il centro del borgo è il Santuario dei Santi Pellegrino e Bianco, da secoli riferimento per chi attraversa l'Appennino. Qui il confine tra Toscana ed Emilia-Romagna non sfiora l'edificio: lo taglia in due. Dietro l'altare maggiore, nell'urna con le reliquie, la suddivisione è letterale e sorprendente: capo e busto sul lato emiliano, il resto dei corpi su quello toscano

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Camminando tra le viuzze, la transizione da una regione all'altra avviene senza soluzione di continuità, tanto che ci si accorge del cambio soltanto osservando insegne e riferimenti amministrativi. È un confine antico, rimasto anche quando si sono ridefiniti gli ordinamenti dello Stato, e che oggi costituisce l'anima doppia del paese.

Quando il bar è in Toscana e il ristorante in Emilia

La divisione non riguarda solo chiese e strade. L'edificio che ospita l'Albergo Ristorante L'Appennino - Da Pacetto, noto anche come Osteria del Duca, è tagliato dal confine: una parte ricade in provincia di Modena, l'altra in provincia di Lucca. 

Durante l'emergenza sanitaria del 2020 questa anomalia si è tradotta in regole diverse ai due lati del bancone: il ristorante, sul versante emiliano, seguiva una normativa; il bar, sul lato toscano, ne applicava un'altra, con macchinetta del caffè e cassa potenzialmente collocate in regioni differenti. 

Perché esiste un paese diviso in due

Per comprendere questa mappa inedita si deve guardare indietro di diversi secoli. Il valico di San Pellegrino era un passaggio strategico tra la valle del Serchio e il modenese, frequentato da mercanti, pellegrini e viandanti fin dal Medioevo. Nel Quattrocento la Garfagnana passò in gran parte sotto gli Este, mentre Castiglione di Garfagnana restò legata a Lucca. 

Anche San Pellegrino venne così ripartito: un nucleo sotto controllo modenese, un altro in ambito lucchese. La particolarità è sopravvissuta agli Stati preunitari e ai confini regionali odierni, creando una piccola exclave del Comune di Frassinoro dentro il territorio toscano.

Un crocevia di cammini secolari

La posizione spiega anche la densità di percorsi storici che passano da qui. San Pellegrino è toccato da vie antiche e moderne che raccontano secoli di attraversamenti e collegano pianura, crinali e Tirreno. 

Prima ancora delle strade moderne, furono i sentieri di animali e carri a imprimere la rotta, poi consolidata da opere ducali e cammini religiosi.

  • Via Bibulca (o Via dei Buoi): antichissimo collegamento tra il modenese e la Garfagnana attraverso l'Appennino.
  • Via Vandelli: voluta nel Settecento dagli Este per connettere Modena a Massa e al Tirreno, sfiora l'area dopo il Passo del Lagadello (oltre 1.600 m).
  • Via Matildica del Volto Santo: itinerario che unisce Mantova, Reggio Emilia e Lucca, transitando nell'area di San Pellegrino.

Il santuario e il legame con i Santi Pellegrino e Bianco

Oltre la curiosità del confine, il santuario resta il motivo principale per salire fin quassù. La presenza di una chiesa e di un ospitale per chi attraversava il valico è attestata dall'inizio del XII secolo, a conferma della centralità del sito. 

Le spoglie dei due eremiti, venerati dalle comunità locali, sono conservate dietro l'altare maggiore in un tempietto marmoreo opera di Matteo Civitali. Il complesso, snodo di devozione e passaggi, continua a richiamare fedeli e visitatori, soprattutto durante la stagione estiva quando le celebrazioni si intensificano e le giornate lunghe invitano a proseguire lungo i sentieri.

Il Museo Etnografico Don Luigi Pellegrini

Negli spazi dell'ospitale storico ha sede il Museo Etnografico Provinciale Don Luigi Pellegrini, che racconta la civiltà contadina e pastorale dell'Appennino tosco-emiliano. Il percorso si articola in 14 sale con migliaia di oggetti: dalle cucine alle camere, dalle cantine agli attrezzi per panificazione, lavorazione del latte, tessitura, falegnameria e forgiatura. 

Nell'estate 2026, da giugno a settembre, l'apertura è prevista dal martedì alla domenica con orario 10:00-13:30 e 14:00-17:00 (chiuso il lunedì). I biglietti indicati per lo stesso periodo sono: intero 2,50 euro, ridotto 1,50 euro, ingresso gratuito fino a 6 anni.

Il "Giro del Diavolo": l'anello simbolo del borgo

Dal centro del paese parte un itinerario ad anello che condensa paesaggio e tradizione. Seguendo la mulattiera con segnavia CAI 50 si guadagna il crinale in circa quaranta minuti, fino al punto legato all'incontro tra San Pellegrino e il diavolo secondo la tradizione. Lì un grande cumulo di sassi ricorda l'usanza dei pellegrini di portare una pietra come gesto penitenziale e depositarla all'arrivo. 

Il percorso misura circa 3 chilometri, richiede intorno a un'ora e mezza e presenta un dislivello di circa 300 metri, toccando al rientro anche la Fonte del Santo. In estate, con terreno asciutto, l'anello è generalmente semplice; con neve o ghiaccio le condizioni cambiano e servono attrezzatura ed esperienza adeguate.

Come arrivare a San Pellegrino in Alpe

Raggiungere San Pellegrino in Alpe è possibile da entrambi i lati dell'Appennino. Dal versante toscano si sale in Garfagnana, toccando Castiglione di Garfagnana e proseguendo per Chiozza fino al borgo; la strada è di montagna e guadagna rapidamente quota con molte curve. 

Dal versante emiliano il riferimento è il Passo delle Radici, poco sopra i 1.500 metri, da cui si prosegue verso il paese. Non è necessario arrivare al Passo del Lagadello, che appartiene agli itinerari escursionistici e alla traccia storica della Via Vandelli. Una volta lasciata l'auto negli spazi vicini all'abitato, santuario, museo e punti panoramici si raggiungono agevolmente a piedi.

Articolo visto su (travel.thewom.it) Il paese diviso in due da un confine che pochi notano

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