Certosa, il quartiere “nascosto” di Roma che il cemento non ha piegato

Tra Casilina e Mandrione sopravvive un borgo vero: casette, murales, botteghe. Qui il tempo sembra fermo, e non per caso.
certosa roma
Public Domain Wikimedia commons

Esiste a Roma un quartiere che non finisce quasi mai nelle guide, eppure è tra i più sorprendenti della città. Si chiama Certosa, ma in molti lo conoscono come Borgo o Borghetto degli Angeli, una manciata di strade in cima a una collina che sembrano rimaste fuori dal tempo. Qui non hanno vinto né i palazzoni del boom edilizio né la cementificazione selvaggia. La vita scorre lenta tra casette colorate, murales d'autore, giardini curati dai residenti e botteghe di quartiere. 

Dove si trova la Certosa e perché è rimasta intatta

La Certosa si nasconde tra la via Casilina e la via del Mandrione, su una collina stretta tra la ferrovia Roma-Napoli, Tor Pignattara e, appunto, la Casilina. La sua salvezza ha radici concrete: la conformazione del terreno e delle fondamenta ha reso complicata, negli anni del boom tra '50 e '60, la costruzione di grandi condomini in cemento. Questo ha preservato il tessuto urbano originario.

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Dalla migrazione alle casette colorate: come è nata

Le radici del quartiere affondano nei primi del Novecento, quando alcuni lotti furono occupati o acquistati da migranti in cerca di lavoro, soprattutto dal Centro-Sud. Negli anni, accanto alle case spuntarono anche baraccopoli, seguendo una crescita diseguale ma vitale. Poi, a differenza di molte aree limitrofe, la Certosa non subì l'omologazione edilizia del dopoguerra grazie alle sue caratteristiche geologiche. Le famiglie, di generazione in generazione, hanno consolidato e migliorato l'habitat, ridando forma e dignità alle abitazioni.

Come entrare nel "Borgo degli Angeli"

La zona è conosciuta con più nomi: Certosa, Borgo (o Borghetto) degli Angeli, ma anche Via degli Angeli. Nel tempo, l'area è stata associata a luoghi oggi scomparsi, come Villa Certosa o Villa Favorita, che ne hanno alimentato la toponomastica affettiva. L'accesso più naturale al quartiere è da via dei Savorgnan, considerata il "corso" della Certosa. Vi si arriva in particolare passando per via Alessi o per via degli Angeli, che introducono lentamente al cuore del borgo. 

Cosa vedere tra le case: murales e memoria

La Certosa si dovrebbe attraversare a passo lento, lasciando che siano i dettagli a guidare. Sulle facciate delle case spuntano murales che raccontano frammenti di storia e cultura popolare. Tra questi spicca l'opera realizzata da Nicola Verlato e dedicata a Pier Paolo Pasolini. Proprio Pasolini, nel 1955, descriveva il borgo nel romanzo "Ragazzi di vita".

Articolo visto su (turistipercaso.it) Nessuno conosce questo quartiere di Roma, eppure ha una caratteristica che lo rende straordinario

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