La temperatura ideale del riscaldamento in casa si colloca intorno ai 19-20 °C durante il giorno nelle stanze principali. Inoltre, in Italia, il DPR 74/2013 fissa il limite massimo a 20 °C con una tolleranza di +2 °C per gli impianti di riscaldamento domestico. Ogni grado in più rispetto ai 20 °C comporta un aumento dei consumi energetici stimato tra il 6 % e l'8 %. Tuttavia, la temperatura giusta non è uguale per ogni stanza. La zona giorno beneficia di 19-20 °C. Per la camera da letto, invece, la scienza del sonno suggerisce 16-18 °C. Ecco, quindi, a quanti gradi dovrebbe essere il riscaldamento in casa e come consumare meno.
- Come impostare il riscaldamento per consumare meno?
- Qual è il modo più economico per riscaldare casa?
- Quanto costa riscaldare un appartamento di 100 m2? La media
- Qual è il riscaldamento a corrente che consuma poco?
- È meglio tenere i termosifoni sempre accesi per risparmiare?
- Perché si sente freddo con 20 gradi in casa
Come impostare il riscaldamento per consumare meno?
Ridurre i consumi significa gestire l'impianto in modo intelligente, e spesso bastano pochi accorgimenti per vedere una differenza concreta in bolletta. Il primo passo è installare o usare correttamente un termostato programmabile o, meglio ancora, un cronotermostato smart. Questi dispositivi permettono di impostare fasce orarie differenziate: temperatura più alta nelle ore in cui si è a casa e automaticamente più basso di notte o quando non si è in casa.
Le valvole termostatiche sui singoli termosifoni rappresentano un altro alleato fondamentale. Obbligatorie per legge nei condomini con riscaldamento centralizzato, permettono di differenziare la temperatura stanza per stanza. Le temperature ideali sono, quindi:
- Zona giorno (soggiorno, cucina): 19-20 °C durante le ore di utilizzo
- Camere da letto: 16-18 °C, con riduzione ulteriore nelle ore notturne
- Bagno: 20-21 °C solo nelle fasce di utilizzo mattutino e serale
- Stanze poco utilizzate: valvola al minimo o in modalità antigelo (7-8 °C)
- Fascia notturna (23:00-6:00): ridurre di 3-4 °C rispetto alla temperatura diurna
Qual è il modo più economico per riscaldare casa?
La convenienza di un impianto di riscaldamento dipende da diversi fattori come tipo di abitazione, zona climatica, stato dell'isolamento termico. Le alternative sono, allora, le seguenti:
- La pompa di calore è oggi considerata la tecnologia più efficiente per il riscaldamento domestico. Per ogni kWh di energia elettrica consumata, ne restituisce tra 3 e 5 sotto forma di calore. In pratica, costa meno del gas metano nella maggior parte delle situazioni, specialmente se abbinata a un impianto fotovoltaico.
- Per chi ha già un impianto a gas, la caldaia a condensazione di ultima generazione rappresenta un upgrade significativo rispetto ai modelli più datati. Recupera il calore dai fumi di scarico raggiungendo rendimenti superiori al 90 %, con un risparmio in bolletta che può arrivare al 20-30 % rispetto a una caldaia tradizionale.
- Il riscaldamento a pavimento (o a pannelli radianti) funziona a bassa temperatura, tra 30 e 40 °C contro i 60-70 °C dei termosifoni classici, e distribuisce il calore in modo uniforme dal basso verso l'alto.
Quanto costa riscaldare un appartamento di 100 m2? La media
Per un appartamento di 100 m2 con riscaldamento autonomo a gas metano e una caldaia a condensazione ragionevolmente efficiente, il costo medio annuo per il solo riscaldamento si aggira tra 800 e 1.400 €, a seconda della zona climatica e della classe energetica dell'edificio. Un'abitazione in classe G nel Nord Italia può facilmente superare i 1.500 €, mentre lo stesso appartamento in classe B o superiore potrebbe cavarsela con 600-800 €.
Chi utilizza una pompa di calore elettrica può spendere indicativamente tra 400 e 900 € annui per lo stesso appartamento, con un risparmio tangibile soprattutto nelle zone climatiche meno rigide. L'abbinamento con pannelli fotovoltaici abbatte ulteriormente il costo, potenzialmente sotto i 300 €.
Qual è il riscaldamento a corrente che consuma poco?
I sistemi di riscaldamento che non impiegano gas metano possono essere molto efficaci. La pompa di calore aria-aria (il classico condizionatore inverter usato anche in modalità riscaldamento) è la soluzione più efficiente in assoluto. Con un buon modello in classe A+++ e temperature esterne non estremamente rigide, un singolo kWh di elettricità si trasforma in 4-5 kWh di calore.
I pannelli radianti a infrarossi rappresentano un'alternativa interessante, soprattutto per il riscaldamento localizzato o come integrazione. Non scaldano l'aria, dato che scaldano direttamente le superfici e le persone presenti nella stanza, un po' come fa il sole. Da evitare, invece, le classiche stufette elettriche a resistenza. Il loro rendimento è 1:1, cioè un kWh elettrico produce un kWh termico.
È meglio tenere i termosifoni sempre accesi per risparmiare?
L'idea alla base di questo “mito” è che riaccendere l'impianto dopo ore di spegnimento richieda un picco di energia per riportare la casa in temperatura ideale, e che questo picco annulli il risparmio ottenuto tenendolo spento. In realtà, l'energia totale consumata per mantenere costantemente 20 °C è quasi sempre superiore a quella necessaria per il ciclo di riaccensione.
La strategia ottimale prevede di non spegnere completamente l'impianto, ma di ridurre la temperatura nelle fasce di non utilizzo. Ecco perché il cronotermostato è così prezioso: va programmata una temperatura di mantenimento (16-17 °C) durante la notte e le assenze prolungate, e si può riportare il riscaldamento alla temperatura di comfort 30-60 minuti prima del rientro.
L'unica eccezione parziale riguarda le abitazioni con un isolamento termico eccellente (classe A o superiore) e impianti a bassa inerzia termica come il riscaldamento a pavimento. In questi casi, la casa trattiene il calore così bene che le oscillazioni di temperatura sono minime e il vantaggio dello spegnimento notturno si riduce.
Perché si sente freddo con 20 gradi in casa
Se 20 gradi è la temperatura ideale, può spesso capitare che questa non sia sufficiente a riscaldare casa. Il primo responsabile è l'umidità relativa. L'aria secca fa percepire la temperatura come più bassa di quanto sia realmente. Con un'umidità al 25-30 % (frequente d'inverno in case molto riscaldate), 20 °C possono sembrare 17-18 °C. Mantenere l'umidità tra il 40 % e il 60 % attraverso un umidificatore o semplici contenitori d'acqua sui termosifoni cambia radicalmente la percezione di comfort.
Il secondo fattore sono le correnti d'aria e i ponti termici. Se gli infissi non sono ben sigillati o le pareti esterne non sono isolate, si creano movimenti d'aria fredda impercettibili ma costanti. Anche stando in una stanza a 20 °C, una parete fredda o uno spiffero alla finestra possono creare disagio.
Conta anche il tipo di riscaldamento. Il riscaldamento a pavimento o a pannelli radianti distribuisce il calore in modo più uniforme e aumenta il comfort percepito anche a temperature nominalmente più basse.








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