Manovra 2027, la casa vale un miliardo. Dalla cedolare secca ai bonus, il costo di ogni misura

Il taglio dal 10 al 5% sui canoni concordati costa 100 milioni, il ritorno della tassa piatta sui negozi 170. Poi detrazioni, under 36 e Conto termico: ecco quanto pesa ciascuna ipotesi e come potrebbe essere coperta
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La casa sarà uno dei pilastri della legge di Bilancio 2027, ma sarà anche uno dei più costosi. Le misure allo studio, dalle cedolari alle detrazioni, dagli incentivi per i giovani al potenziamento dell’efficienza energetica, valgono almeno un miliardo di euro, distribuito tra i vari capitoli del disegno di legge. Una cifra che potrebbe crescere se si aggiungessero altre voci. Nessuna di queste ipotesi è ancora approvata: la conferma di ciascuna dipenderà dalle coperture disponibili.

Cedolare secca al 5% sui canoni concordati: 100 milioni

La proposta più discussa è quella di Noi Moderati: portare dal 10% al 5% la cedolare secca sugli affitti a canone concordato di lunga durata. L’obiettivo è rendere più conveniente la locazione stabile e ampliare l’offerta di case a prezzi accessibili, soprattutto nelle grandi città, dove l’emergenza abitativa è più acuta.

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Secondo le stime, la riduzione riguarderebbe circa 257mila nuovi contratti stipulati nel 2027, con un costo per l’erario di circa 100 milioni di euro. Gli effetti attesi sono due: l’incentivo potrebbe far tornare sul mercato residenziale immobili oggi destinati agli affitti turistici, mentre l’esito concreto dipende da quanto riuscirà a cambiare le scelte dei proprietari. 

Le associazioni di categoria hanno accolto bene l’idea, ma chiedono maggiori garanzie contro la morosità e tempi più rapidi per rientrare in possesso degli immobili. Unioncasa ha inoltre sottolineato l’opportunità di riservare l’agevolazione ai soli contratti concordati. Resta fermo un punto: la riduzione al 5% non è stata approvata e, fino a nuove disposizioni, per i contratti che rispettano i requisiti resta applicabile l’aliquota del 10%.

Cedolare al 21% sui negozi: 170 milioni

Sempre sul fronte degli affitti, l’altra ipotesi è la reintroduzione della cedolare secca al 21% per le locazioni dei piccoli negozi, già sperimentata con la manovra del 2019. La misura potrebbe interessare circa 1,5 milioni di esercizi commerciali, con canoni complessivi per 1,3 miliardi di euro, e costerebbe circa 170 milioni. L’idea è alleggerire il peso fiscale sulle locazioni commerciali e sostenere le attività di prossimità, per le quali il costo degli spazi è una delle principali difficoltà. Sommando i 100 milioni dei canoni concordati e i 170 dei negozi, le due cedolari valgono 270 milioni.

Cedolare e inquilini-impresa: fino a 200 milioni l’anno

Potrebbe inserirsi una voce finora rimasta sotto traccia, già sollecitata con un emendamento di Fratelli d’Italia al Ddl sfratti in Senato: l’applicazione della flat tax sugli affitti abitativi anche quando l’inquilino è un’impresa. Il tema è oggetto di un lungo contenzioso e attende un’indicazione dalle Sezioni unite della Cassazione. Il costo potrebbe arrivare fino a 200 milioni l’anno.

Detrazioni per i lavori in casa: 550 milioni

È il capitolo principale del pacchetto. In assenza di interventi, dal prossimo anno ecobonus, sismabonus e bonus ristrutturazioni ordinario scenderebbero dal 50% al 36% per le prime case e dal 36% al 30% per gli altri immobili. A rischio anche il bonus mobili, che potrebbe essere cancellato.

Per prorogare l’assetto attuale e confermare il bonus per arredi ed elettrodomestici servirebbe circa mezzo miliardo. A questi si aggiunge l’idea di ripristinare il vecchio ecobonus al 65% per spingere interventi come pompe di calore, sistemi ibridi e cappotti termici, che costerebbe circa 50 milioni l’anno. Il totale del capitolo arriva così a 550 milioni. Una proroga, oltre al sollievo fiscale, darebbe continuità agli investimenti di famiglie e proprietari e prevedibilità alla domanda di imprese edili, artigiani e filiera dell’arredamento. Con le due cedolari, il conto delle principali proposte sale a circa 820 milioni di euro.

Under 36: almeno 160 milioni

Per arrivare al miliardo o oltre, sul tavolo c’è la riapertura dei termini degli incentivi per l’acquisto della prima casa da parte degli under 36 con Isee inferiore a 40mila euro. Le agevolazioni, introdotte dal decreto-legge 73/2021, non sono state rinnovate dal 2025. Prevedevano l’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale, un credito d’imposta pari all’Iva pagata sull’acquisto di una casa nuova e l’esenzione dall’imposta sostitutiva sui finanziamenti per acquistare, costruire o ristrutturare. Il ripristino costerebbe almeno 160 milioni.

L’intervento ridurrebbe le spese iniziali della compravendita, ma non risolverebbe gli altri ostacoli, dalla necessità di un anticipo alle condizioni richieste per ottenere un mutuo. Più limitato potrebbe essere l’impatto della riduzione dell’Iva dal 10% al 5% sugli affitti da costruttore, di cui si è parlato nelle scorse settimane e che resta da definire.

Conto termico: 700-800 milioni, ma con una copertura a parte

Una parte della flessibilità concessa da Bruxelles potrebbe andare al potenziamento del Conto termico, con più risorse per la pubblica amministrazione e per i cittadini. L’obiettivo è incentivare la sostituzione degli impianti meno efficienti e ridurre i consumi degli edifici pubblici e privati. L’ipotesi punta a una dotazione di 700-800 milioni, da coprire con l’extradeficit. Nel disegno di legge potrebbero entrare anche nuove risorse per il Piano casa, con importi e modalità ancora da definire.

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