Milano, nuove regole per le costruzioni con la variante al Pgt

Il Comune presenta le nuove regole: stop a nuove costruzioni nei cortili, piano attuativo per gli interventi più alti, soglia del 30% per gli studentati. Ma è scontro con i costruttori
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Milano, CityWave Alberto Fanelli

Una “variantina”, come qualcuno la chiama a Palazzo Marino, ma destinata a far discutere. La variante al Piano di governo del territorio è pronta e dovrebbe approdare in Consiglio comunale per l’adozione entro metà novembre. Le novità principali sono state illustrate dalla vicesindaca Anna Scavuzzo e dal suo staff tecnico durante il Forum per la Rigenerazione urbana, ospitato all’ADI Design Museum.

Il testo introduce correttivi su alcune delle situazioni finite nel mirino della Procura nei mesi scorsi. Il caso più emblematico: non sarà più possibile realizzare torri al posto delle autorimesse. Non si tratta di un nuovo piano urbanistico generale, che spetterà alla prossima Amministrazione, ma dell’aggiornamento delle norme oggi in vigore, il cui percorso era partito nel novembre 2025 per chiarire gli aspetti più ambigui.

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Torri e grandi interventi: più paletti

Il piano attuativo, la procedura più articolata e con maggiori verifiche urbanistiche, resterà obbligatorio per gli interventi sopra i 20 mila metri quadrati di superficie territoriale. Ma sarà richiesto anche per operazioni più piccole, se prevedono edifici più alti di 25 metri e delle costruzioni circostanti. Per gli interventi in linea con il contesto basterà invece il permesso di costruire convenzionato. Stessa strada per la demolizione e ricostruzione di singoli edifici già oltre i 25 metri, in genere tra i sette e gli otto piani, purché si mantenga l’altezza originaria.

Dai cortili alle “aree interne a isolati”

La novità più simbolica è lessicale ma anche sostanziale. “Abbiamo proposto di superare l’idea del cortile”, spiega Scavuzzo, introducendo la nozione di “area interna a isolati”, più chiara sul piano urbanistico. A togliere ogni dubbio sarà una mappa degli isolati allegata alla variante.

Nei contesti interessati, in particolare il centro storico e i quartieri con edifici affacciati sulla strada, gli spazi interni oggi liberi non potranno ospitare nuove costruzioni. Dove ci sono già fabbricati si potrà demolire e ricostruire, ma senza superare le altezze esistenti. Stop anche al cambio di destinazione d’uso per le autorimesse nei cortili. L’obiettivo è frenare la densificazione e salvaguardare gli spazi aperti che caratterizzano molti isolati milanesi.

Studentati e housing sociale

Cambiano le regole anche per le residenze universitarie. Per rientrare nell’offerta di edilizia sociale dovranno riservare almeno il 30% dei posti letto a tariffe legate al diritto allo studio, con convenzioni di durata non inferiore a trent’anni. Gli studentati potranno inoltre sostituire solo la quota di edilizia sociale destinata alla vendita, e non quella in locazione. Una scelta, spiega la vicesindaca, pensata per favorire gli affitti a prezzi sostenibili, una delle priorità cittadine.

Parco Sud e Commissione Paesaggio

Maggiore tutela anche per le aree edificabili del Parco Agricolo Sud Milano, dove non potranno più sorgere data center, poli logistici e nuove attività produttive. Cambia infine il ruolo della Commissione per il Paesaggio, finita al centro delle inchieste: le deroghe alle regole sulla conformazione degli edifici non passeranno più da lì, ma saranno valutate tramite una relazione tecnica degli uffici comunali.

Delibera pronta entro metà novembre

Entro ottobre, spiega Scavuzzo, saranno raccolti i pareri delle parti sociali ed economiche e dei Municipi, poi la delibera sarà pronta per il Consiglio entro metà novembre. Seguiranno le commissioni consiliari e il passaggio in aula. L’approvazione definitiva è attesa circa cinque mesi dopo l’adozione, a ridosso delle elezioni comunali del 2027.

Associazioni, il fronte del no alla variante

Il fronte dei costruttori e degli operatori immobiliari non fa sconti alla variante al Piano di governo del territorio di Milano. Le critiche arrivano da due direzioni: una, quella di Assimpredil Ance, punta il dito soprattutto sul metodo seguito dal Comune; l’altra, quella di Aspesi, mette in discussione l’opportunità stessa del provvedimento.

Assimpredil Ance si dice preoccupata per la scelta di Palazzo Marino di sottoporre la variante al solo screening di Valutazione ambientale strategica, anziché a una Vas completa. Un passaggio ritenuto inadeguato, secondo l’associazione, perché le modifiche in arrivo sono “significative e di sistema”: non semplici adeguamenti normativi, ma interventi strutturali che toccano l’intero impianto urbanistico della città. Per questo, sostengono i costruttori, servirebbe una valutazione completa e approfondita.

A pesare c’è anche una questione di trasparenza. Durante la fase di consultazione pubblica, denuncia Assimpredil, non è stato reso disponibile il testo integrale della proposta, un limite che avrebbe impedito alle parti interessate di formulare pareri davvero consapevoli. In un momento di forte emergenza abitativa, aggiunge l’associazione, serve invece un confronto diretto e costante tra amministrazione pubblica e operatori economici. Come soggetto legittimato a presentare osservazioni, Assimpredil chiede che la variante nasca da un dialogo pubblico e trasparente con la città e con tutta la filiera, con un calendario chiaro e obiettivi misurabili ed economicamente sostenibili.

Ancora più netto il giudizio di Aspesi. Intervenendo al Forum sulla Rigenerazione urbana organizzato dal Comune all’ADI Design Museum, il presidente Federico Filippo Oriana ha detto di non comprendere “il senso e la necessità” di una variante che vincola e rallenta ulteriormente gli interventi immobiliari, in particolare quelli di rigenerazione urbana privata, in una fase storica segnata dall’emergenza abitativa e dal blocco giudiziario dei cantieri. “Ci saremmo aspettati esattamente il contrario da parte della Giunta Sala”, ha affermato.

Oriana ha poi allargato il discorso al piano economico, ricordando che lavoro e produzione a Milano sono “oro” per un Paese rimasto in regime di infrazione europea per una piccola insufficienza di Pil. E ha lanciato un allarme sui siti dismessi: gli oltre 200 censiti dallo stesso Comune, se entrassero in vigore le nuove norme, resterebbero “sicuramente lì”, consegnati per decenni al rischio ambientale e securitario, con un ulteriore spreco di suolo.

Fuori dal Forum, le Famiglie Sospese

Alle proteste degli operatori si sono aggiunte quelle di chi nei cantieri fermi ha già investito. All’esterno dell’ADI Design Museum il comitato Famiglie Sospese ha esposto uno striscione per ricordare la situazione di chi ha acquistato casa in edifici la cui costruzione è stata interrotta. Il portavoce Filippo Maria Borsellino ha denunciato i ritardi nelle autorizzazioni e la condizione di numerosi acquirenti ancora senza un’abitazione, nonostante abbiano già versato somme importanti.

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