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Benvenuti in via Fondazza, la prima "social street" che dall'Italia ha contagiato il mondo

Autori: @Annastella Palasciano, marco todarello (collaboratore di idealista news)

Dalle crisi, si sa, nascono le maggiori opportunità. Come quella che nel 2013 ha portato Federico Bastiani, un giovane giornalista da poco trasferitosi a Bologna, a fondare un gruppo Facebook per conoscere i suoi vicini di casa di via Fondazza. Dal virtuale si è in breve passati al reale con la creazione di una comunità fondata sulla condivisione e sullo scambio gratuito di professionalità, e della prima "social street" italiana e del mondo. Un fenomeno che ha presto contagiato non solo il resto del Paese, ma anche il pianeta, dove ad oggi esistono - da New York alla Nuova Zelanda - circa 450 esperienze analoghe.

"Quando mi sono trasferito a Bologna - racconta a idealista news Bastiani - la mia rete sociale era limitata ai colleghi di lavoro, mentre il rapporto con i miei vicini di casa era limitato al saluto formale. Per questo ho deciso di creare un gruppo Facebook chiuso che ho fatto conoscere ai miei vicini attraverso dei volantini che ho appeso sotto i portici della strada. Pensavo che avrebbero partecipato 10-15 persone al massimo, ma in solo una settimana c'erano gia 60 iscritti che cominciavano a interagire scambiandosi opinioni e consigli e tutto a carattere puramente gratuito. E in breve, grazie alla foto profilo, dal virtuale si è passati al reale, perché le persone hanno cominciato a riconoscersi anche in strada".

La social street dei "fondazziani"

Oggi la pagina "Residenti in via Fondazza - Bologna" ha oltre 1300 iscritti su i circa 1800 abitanti della via bolognese. Vicini che mettono a disposizione il loro tempo, le loro conoscenze e la loro professionalità a scopo totalmente gratuito. "Siamo abituati a vivere in una città dove nessuno fa niente per niente. Nella social street non è così: la componente del "dono" è qualcosa di importante perché serve a creare questo senso di comunità. La social street non ha una connotazione politica o religiosa o economica".

Nella social street non c'è differenza di razza o colore. "Non c'è lo straniero, c'è il vicino di casa, o per meglio dire ci sono i "fondazziani" come ci chiamiamo scherzosamente". Uno dei membri della social street di via Fondazza è Massud, proprietario del negozio di frutta e verdura che in occasione del primo compleanno di via Fondazza, "si offrì di preparare cibo pachistano per quasi trecento persone".

Da Bologna al resto del mondo

Il modello della social street di via Fondazza ha presto superato i confini della città conquistando il resto del Paese (ad oggi la città con più Social street è Milano, seguita proprio dal capoluogo emiliano), ma anche il mondo intero, da New York alla nuova Zelanda. Proprio qui, nella periferia della città di Glenduan, la social steet è stata un modo di organizzare gli spostamenti in una zona dove le case sono anche a 10 km l'una dall'altra.